La storia e i suoi perchè fuori dall’Accademia, di Matteo Scannavini

XV edizione della Festa Internazionale della Storia a Bologna.

La storia si fa a Bologna: dal 20 al 28 ottobre ritorna un appuntamento ormai fisso e sempre più partecipato nell’agenda del nuovo millennio della città, la Festa Internazionale della Storia: strade, piazze, aule, teatri, musei, chiese e sale pubbliche accoglieranno per nove giornate conferenze, lezioni, mostre, spettacoli e concerti a sfondo storico. Si tratta della XV edizione dell’evento in materia più grande d’Europa, una manifestazione multiforme dove per nove giorni mondo universitario e associazioni si confrontano con il pubblico, offrendo una rara condivisione del vivo sapore di una disciplina troppo spesso rilegata alle sole aule.

Il tema scelto per quest’anno, non vincolante, sarà “I Volti della Storia – Culture, Incontri e Patrimoni”, un viaggio alla scoperta dei lasciti del passato come ricchezza culturale nella comprensione delle radici del presente e nella progettazione del domani; in altre parole ricerca critica che volge alla costruzione di senso civile, quello che dovrebbe essere il senso dello studio della storia.

Nonostante Bologna si sia dimostrata un terreno culturale fertile per la fioritura di quest’iniziativa, se la Festa della Storia si è consolidata come tradizione annuale cittadina è merito della grande energia profusa negli anni dai docenti Beatrice Borghi e Rolando Dondarini, gli artefici della vasta trama di relazioni che ha convogliato nella realizzazione del festival le forze del mondo universitario, delle istituzioni politiche e delle associazioni locali. “Il rapporto con tutte le istituzioni a tutti i livelli – spiega la professoressa Borghi – è stato coltivato con cura e pazienza; è basato su costanza e perseveranza e su una credibilità che si conquista sul campo, con impegno e fatica.” Nel corso degli anni, all’iniziale sostegno della Provincia di Bologna e dall’Istituto dei beni culturali, si sono poi aggiunti una convenzione con il Comune, che mette a disposizione prestigiose sale a titolo gratuito, fondi da enti statali e sponsor, che hanno superato il proprio scetticismo in virtù dei traguardi raggiunti dalla Festa; risultati che possono essere meglio spiegati attraverso lo sguardo diretto ai numeri collezionati dalle 14 edizioni precedenti della Festa: oltre 3.000 eventi e 600.000 presenze, 23.750 soggetti attivi (tra relatori, interpreti, coristi, musicisti), 5.100 studenti universitari e 1.350 classi coinvolte.

Sono dati che stupiscono considerando che la storia è una materia di norma confinata al ristretto periodo accademico, percepita da gran parte del pubblico come un discorso fine a sé stesso e privo del fine educativo che gli è in realtà connaturato. Com’è stato possibile dunque per i docenti Borghi e Dondarini dar vita ad un evento che estraesse la perla dal guscio? “La formula che si è rivelata vincente è stata proporre la storia attraverso alcuni aspetti che fanno parte delle attività umane. Una storia che scende dal suo piedistallo teorico e nozionistico e si confronta con le attività e le espressioni umane: la musica fa storia, l’arte fa storia, il cibo fa storia, lo sport fa storia, la moda fa storia… Questa visione ci ha arricchito moltissimo, ci ha dato la possibilità di coinvolgere gli studenti in svariate attività”.

L’attenzione per il pubblico giovane è stata centrale nella visione dei due professori da prima della nascita del festival e si è concretizzata nelle iniziative dei Parlamenti degli studenti, che offrono la possibilità a giovani scolari di esporre nelle sedi consiliari dei comuni progetti di ricerca e soluzioni in merito ai risultati del loro studio. Dal 1998 i Parlamenti degli studenti si sono diffusi nei comuni di tutt’Italia e rappresentano tutt’ora l’espressione essenziale del lavoro dei professori con le scuole: in questi progetti “si percepisce il nesso e il passaggio tra la ricerca e la capacità di incidenza, tra la conoscenza acquisita e la facoltà di fare proposte motivate… Il cuore è questo passaggio, l’approdo a quella cittadinanza attiva che tante volte viene evocata in maniera un po’ fumosa. In fondo si tratta della traduzione pratica del motto che contraddistingue la nostra “scuola”, cioè “Le radici per volare” che nel suo apparente paradosso sintetizza la volontà di conoscere per essere più liberi e creativi”.

Ma veniamo ora al vivo del programma, che, pur avendo un occhio di riguardo alle attività ad hoc per ragazzi, si propone di incontrare tutti i gusti: si comincia la mattina di sabato 20 ottobre al Meloncello col la XVI edizione del Passamano per San Luca, apertura ed appuntamento di punta del festival, pensato principalmente, ma non solo, per famiglie e bambini. Si tratta della rievocazione storica di un significativo episodio di solidarietà civile del bolognese datato 17 ottobre 1677: per trasportare il materiale necessario alla costruzione della parte collinare del portico di San Luca, operazione difficoltosa dato il sentiero impervio, i cittadini organizzarono una lunga catena umana attraverso cui passarsi le pesanti pietre di mano in mano, facendo piccoli sforzi individuali per realizzare un bene comune. Ora come allora, un cordone di persone omaggia e raccoglie quel senso civile radunandosi dall’arco del Meloncello alla Basilica di San Luca e scambiandosi piccoli oggetti simbolici, come quest’anno faranno gli alunni della scuola primaria R. Sanzio, passandosi di mano in mano le foglie dell’albero della Storia.

Proseguendo, lunedì 22 ottobre, la Biblioteca dell’Archiginnasio ospiterà nella sala dello Stabat MaterPatrimoni agroalimentari e incontri culturali”, una serie di interventi a tema che vedranno relatore anche Andrea Segré, presidente di FICO, e offriranno un originale confronto musicale e culinario, tra la cultura algerina e quella bolognese. Nello stesso luogo e giornata si avrà inoltre la preziosa occasione di ascoltare direttamente le parole di Guccini, protagonista del dialogo generazionale “Francesco Guccini fra tempo e memoria spiegato ai giovani”.

Per chi fosse invece in cerca di incontri più “accademici” si segnalano le tavole rotonde del 23 e 24 ottobre, sempre all’Archiginnasio, Un patrimonio in movimento. Identità e culture del viaggio tra tardo medioevo e prima età moderna”, dove la professoressa Borghi tratterà delle identità pellegrine del XV secolo, e il seminario “I volti della storia. Per una didattica del patrimonio”, dove saranno presentati i progetti “PerCorsi di memoria”, organizzati dalle scuole I. della Quercia e R. Luxemburg, e “La mafia spiegata ai bambini” a cura delle studentesse di Scienze della Formazione primaria. Per incontri a tema storia, sport e salute si rimanda al 26 ottobre sempre all’Archiginnasio con il giornalisti Marco Guidi, che conduce “Dare il meglio di sé”: le funzioni sociali dello sport.

E ancora nel ricco programma, reperibile per intero sul sito della Festa (http://www.festadellastoria.unibo.it/programma), abbondano concerti e musical, film e documentari, mostre di fumetti e passeggiate lungo percorsi naturalistici.

Ultimi per menzione, ma solo per ordine cronologico, due importanti eventi di premiazione nella Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio: il 29 ottobre il prestigioso premio Novi Cives: costruttori di cittadinanza sarà conferito a Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana; lo seguirà, anche se dopo il termine del festival, Pupi Avati, che il 3 novembre, in occasione del suo ottantesimo compleanno, riceverà il Premio Portico d’Oro intitolato allo storico francese Jacques Le Goff, a riconoscimento di figure, opere ed iniziative distintesi nella diffusione e nella didattica della storia coniugando correttezza, attendibilità ed efficacia comunicativa.

Non resta quindi che accantonare i comuni quanto tediosi pregiudizi verso il mondo accademico, in particolare verso la sua componente umanistica, e mettersi in gioco prendendo parte ad un’iniziativa che anima da 15 anni l’autunno bolognese riscuotendo l’entusiasmo di organizzatori e visitatori.

Chissà, magari, mentre l’ignoranza pare configurarsi sempre più come vanto, si potrebbe persino correre il rischio di uscirne con la mente più aperta.

Vox Zerocinquantuno n.27, ottobre 2018


Matteo Scannavini, 18 anni, studente. Coltiva la passione per la scrittura e la recitazione realizzando sceneggiature ed interpretando ruoli in cortometraggi prodotti insieme ad amici.

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