La villa romana di Desenzano (BS) di Camilla Osetta

Il territorio attorno al lago di Garda, il più grande lago italiano, è ricco di testimonianze archeologiche già dalla preistoria. Durante l’età romana nell’entroterra gardesano fiorirono una serie di ville notevoli, tra queste di particolare interesse è la villa di Desenzano, situata in località Borgo Regio in provincia di Brescia, che costituisce il più importante villa di età tardoantica in Italia settentrionale. Affacciata alla riva meridionale del lago appartiene alla categoria delle ville lacustri, dalle quali i proprietari potevano godere di viste panoramiche sul paesaggio circostante, ma era anche una villa produttiva: l’entroterra gardesano era infatti adatto alla coltivazione della vite e dell’olivo, e vi si poteva dedicare ad altre attività come la pesca.
Il nome della località di Desenzano è con molta probabilità un toponimo prediale, deriverebbe infatti da Flavius Magnius Decentius fratello dell’usurpatore Magnentius che si ritiene possa essere stato il proprietario della villa. In età romana era vicina alla via Gallica, la strada che collegava Bergomum, Brixia e Verona.

La villa venne scoperta nel 1921 grazie al ritrovamento di un lacerto musivo, gli scavi archeologici iniziarono due anni dopo e vennero ripresi successivamente nel ’28-’30. Gli interventi di restauro dei tappeti musivi furono però purtroppo tardivi e una volta strappati i mosaici vennero trasferiti su pannelli di cemento armato. Le pavimentazioni furono lasciate senza la protezione necessaria per decenni, una prima parziale copertura venne realizzata solamente nel 1939, poi negli anni ’60. Ulteriori scavi sono stati condotti negli anni ’63-’70 e successivamente nell’88- ’90. L’area archeologica è stata aperta al pubblico nel ’46 ed è oggi visitabile assieme all’antiquarium dove sono esposti i materiali provenienti dalla villa. Il sito è gestito dalla Soprintendenza Archeologica della Lombardia.

Ricostruzione del settore A della villa
Ricostruzione del settore A della villa

La villa ha avuto una serie ininterrotta di interventi con una continuità insediativa di quasi cinque secoli dalla fine del I a.C. al V secolo d.C. La costruzione e la prima occupazione dell’edifico risale all’età augustea, nelle fasi successive alla metà del I secolo d.C. e nella prima metà del II secolo d.C. vi furono delle ristrutturazioni e alcune modifiche alla struttura. I resti oggi visibili appartengono all’ultima fase di vita della

villa ovvero alla prima metà del IV secolo d.C. durante la quale subì le più grandi trasformazioni e venne impreziosita con ricche decorazioni . Non si conservano gli alzati dell’edifico, ovvero le murature e le coperture, ma solo i piani pavimentali.
La villa nella fase tardoantica era articolata in più complessi: il settore A a sud era quello più prestigioso formato da vani disposti in maniera assiale dal lago verso l’entroterra secondo un percorso fastoso che dal vestibolo ottagonale (ingresso) attraversava il peristilio (porticato) e l’atrio forcipe (vano biabsidato) e si concludeva nell’aula trichora (grande aula triabsidata) seguita poi dal viridarium (giardino) con ninfeo. All ‘asse dominante si affiancavano ambienti laterali: nel lato sud una serie di tre vani di soggiorno dal ricercato perimetro mistilineo, un complesso di cinque ambienti che erano riscaldati e probabilmente costituivano un piccolo appartamento invernale; nel lato nord vi erano poi alcuni vani di servizio. Nella zona nord del complesso erano disposti gli altri settori dell’edifico dei quali si conservano resti più frammentari.

Gli ambienti della villa, fatta eccezione per quelli di servizio, sono rivestiti da pavimentazioni musive colorate con disegni geometrici o figurati. La decorazione è prevalentemente geometrica, ma elementi figurati si trovano nel settore A nei vani che dovevano essere i vani destinati alla sosta ovvero i più importanti dell’ edificio.

Particolare di uno dei mosaici della villa
Particolare di uno dei mosaici della villa

La varietà cromatica è una caratteristica peculiare dei mosaici della villa, i colori sono infatti vivaci con diverse tonalità e sfumature dal giallo al marrone, azzurro, verde, rosa-rosso. Il repertorio geometrico è molto vasto, sono frequenti le decorazioni di cerchi formati da corone di foglie di alloro, i motivi con quadrati, losanghe, ottagoni e linee formanti onde, delineate da trecce o fasce. I temi ed i soggetti raffigurati sono vari ma convenzionali, sono frequenti gli amorini rappresentati in scene di pesca, vendemmia, di raccolta dei frutti e alla guida di una biga. Alcuni riquadri ritraggono scene del repertorio dionisiaco: cacce tra felini e capridi, una menade con satiro, kantharoi (vasi) da cui nascono racemi; altri psychai (fanciulle alate) che intrecciano ghirlande ed un pastore con una pecora ed un cane che potrebbe essere un auto-rappresentazione del dominus proprietario della villa.

Oltre ai mosaici la villa era anche ornata da pitture parietali delle quali si sono conservati solo alcuni frammenti in quattro ambienti, perlopiù negli zoccoli (la parte inferiore della parete) e in pochi casi parzialmente nella fascia mediana. Gli zoccoli sono caratterizzati da fasce monocrome con talvolta un motivo a meandro, la zona mediana appare articolata in pannelli corniciati da larghi bordi a colori vivacemente contrastanti. Particolarmente raffinata è la decorazione del viridarium dove si riconosce un motivo a recinto con l’incrocio di due elementi ortogonali e due obliqui in cui vi erano fiori rossi.

Sotto il piano del peristilio della villa villa tardoantica, ma anche in altri ambienti, sono stati rinvenuti resti di un complesso scultoreo; grazie all’analisi stilistica è stato datato alla metà del II secolo d.C., perciò si ritiene che appartenesse alla villa di II d.C. I soggetti sono pagani e convenzionali , appartengono all’arte colta dell’Italia settentrionale e sono consueti nelle residenze private, per lo più appartengono al tema dionisiaco, alcuni anche a quello erculeo; ancora due statue raffigurano Apollo e una Fortuna. Le statue continuarono a decorare la villa anche in età tardoantica probabilmente attraverso un recupero antiquario dell’arte classica.

Vox Zerocinquantuno, n 3 Settembre 2016


Camilla Osetta, laureata in Storia del Mondo Antico con una tesi in Epigrafia e Istituzioni Romane e laureanda in Archeologia preso l’università di Bologna. Ha partecipato al progetto Erasmus studiando per un semestre a Leicester, in Inghilterra, e preso parte a diverse campagne archeologiche in Italia con le università di Bologna, Verona e Roma.

(50)

Share

Lascia un commento