La violenza sulle donne: tra istruzioni e manifestazioni, di Sara Stradiotti

25-26 Agosto 2017, Rimini.
Una turista polacca e una trans boliviana vengono stuprate da 4 uomini.

3 Settembre 2017, Lecce.
Noemi Durini viene uccisa dal fidanzato diciassettenne.

6-7 Settembre 2017, Firenze.
Due Carabinieri in servizio stuprano due studentesse americane.

18 Settembre 2017, Catanese.
Durante il turno notturno da guardia medica, una dottoressa di 51 anni viene aggredita e violentata da un giovane ventiseienne.

20 Settembre 2017, nei pressi di Foggia.
Nicolina Pacini, 15 anni, viene uccisa dall’ex compagno della madre.

22 Settembre 2017, Rimini.
Una ragazza spagnola in Erasmus denuncia di essere stata violentata da due uomini, ma non ricorda i dettagli.

28 settembre 2017, Milano.
Un uomo di 40 anni, già condannato per altre violenze sessuali, ha abusato di una ragazzina di 13 anni in via Rubens, a Milano.

Gioco dello Sfertility Game (Foto S.Stradiotti)

Questi sono gli avvenimenti degli ultimi giorni portati alla luce dalla cronaca: un susseguirsi ravvicinato di notizie di aggressioni e violenze ai danni di donne e transessuali.
In molti dei casi le aggressioni vengono descritte come atti compiuti da sconosciuti, puntando su una narrazione morbosa e sensazionale, fortemente basata su stereotipi fasulli.
Si parla spesso di una donna che provoca e mantiene comportamenti non consoni, di un uomo innamorato preso da raptus di gelosia, o anche dell’immigrato che non ha rispetto per le donne. Si fondono misoginia e xenofobia, a discapito di una lettura che preveda un’analisi del fenomeno da un punto di vista più strettamente culturale.

E fa rabbia pensare che talvolta la diffusione di questo genere di messaggi venga proprio da alcune donne, basti pensare all’ articolo contro cui tutta la rete del movimento Non una di meno e non solo si è scagliata: l’articolo “Roma insicura, un manuale per le donne” comparso su “Il Messaggero” e scritto da Lucetta Scaraffia, giornalista e professoressa universitaria. Lei stessa afferma che le donne devono “evitare le situazioni pericolose, arrendersi ai rischi e le debolezze del destino femminile, accettare protezione dagli uomini

Materiale informativo per la “Giornata internazionale per il diritto all’aborto” (Foto S.Stradiotti)

Dichiarazioni del genere sono pericolose e vanno condannate in quanto minano i principi di libertà delle donna che, secondo questa tesi, non dovrebbe uscire in abiti succinti, non dovrebbe uscire a divertirsi, non dovrebbe uscire ad orari improbabili, non dovrebbe attraversare una strada buia e chi più ne ha più ne metta.
Ma a chi fa analisi di questo tipo, manca un dato importante: secondo gli studi Istat [1], il 62,7 % degli stupri avviene per mano di partner attuali o ex. E allora viene da chiedersi “a cosa serve aumentare la vigilanza in strada?”.
Come si può affermare che bisogna lottare affinché le strade delle città siano meno pericolose, senza prendere in considerazione invece “una conversione degli uomini”? (È questo quello che volevi dire?)
E seguendo lo stesso filo logico, per quale motivo esiste il libro “Storie della buonanotte per bambine ribelli” e nessuno ha mai pensato a nulla di simile per i bambini? Forse perchè non sapremmo dove cercare un buon numero di esempi illustri?

“Monumento alla sacra vulva” (Foto S.Stradiotti)

Quel che è certo, a fronte dei dati Istat, è che la violenza (fisica ma anche psicologica o economica) contro le donne è un fenomeno sottostimato e su cui è possibile intervenire, a partire dal cambiamento della narrazione comune. L’Ordine dei Giornalisti per questo motivo si è dotato di un documento [2] che esplica come parlare di questi temi: ad esempio non scendere nei dettagli scabrosi per evitare il sensazionalismo, preferire il termine “sopravvissuta” a “vittima”, preservare la riservatezza e utilizzare fonti e dati statistici utili a contestualizzare il fenomeno.

Questo discorso capita proprio in concomitanza con la Giornata internazionale per il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza del 28 Settembre, giorno in cui tutta la rete internazionale di Non una di meno è scesa in piazza anche per denunciare gli alti tassi di obiezione di coscienza dei medici e dei ginecologi.
In particolare a Bologna il movimento ha organizzato un presidio in Piazza Re Enzo con proposte tatticamente “frivole” e certamente d’impatto. Per la giornata sono state organizzate diverse iniziative fra cui la creazione di un “monumento alla Sacra Vulva” portata per le strade della città, del gioco “Sfertility Game”, di pacchetti di sicurezza contenenti “santini” come “Santa Autodeterminata”, “Santa Indecorosa”, senza dimenticare la distribuzione di adesivi, profilattici e materiale informativo sul tema.

Vox Zerocinquantuno n 15, ottobre  2017


Sara Stradiotti si è laureata in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale nel 2014 a Bologna. Dopo una serie di brevi esperienze nell’ambito della Comunicazione in associazioni di categoria ed enti turistici, ora si occupa di comunicazione all’interno di Avis Provinciale Bologna per la promozione del dono del sangue. Insieme a Sara Del Dot e Stefania Pianu è vincitrice della quinta edizione del Premio di giornalismo investigativo Roberto Morrione, con il webdoc dal titolo “Le altre case di Bologna”.


Note

[1]

[2]

Raptus, gelosia, sensazionalismo e morbosità: i media e la violenza sulle donne

 

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