L’anno dell’odio…e dei “bacioni”, di Giacomo Bianco

Il 31 dicembre, a Bologna, si brucia il vecchione, un fantoccio che rappresenta l’anno appena trascorso, e con lui si danno simbolicamente alle fiamme anche tutte le brutture che il nuovo anno non vuole in dote. Ahinoi, per il 2018, servirebbe un vecchione in tante città italiane.

Ne servirebbe uno molto grande a Genova, magari sotto quello che rimane del ponte Morandi crollato ad agosto. Tanti vecchioni dovrebbero essere posti anche nelle zone colpite da alluvioni e dissesti idrogeologici: in questo caso l’Italia è più unita che mai, dalle Dolomiti bellunesi a Casteladaccia (Palermo).

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Crolli e alluvioni hanno lasciato, purtroppo non solo quest’anno, l’immagine di un Paese che cade a pezzi, bello ma fragile, vittima dell’imperizia e dell’abusivismo.

Ma il protagonista del 2018 è stato un giorno speciale: il 4 Marzo. Il giorno in cui gli elettori italiani hanno deciso di dare una spallata all’establishment della vecchia classe politica supportando in maniera massiccia il M5S, portandolo fino ad essere il primo partito del Paese. Quel giorno di fine inverno, un altro fatto ha avuto dell’incredibile. Si tratta della crescita spropositata della Lega di Salvini che, a guardar bene a posteriori, così sorprendente non lo era affatto visto quello che già stava succedendo e che sarebbe successo anche nei mesi successivi in Europa e nel mondo: l’ascesa delle Destre estremiste culminata con l’elezione di Bolsonaro in Brasile.

Salvini, che ha abilmente condotto la Lega al governo, ci porta dentro al tema centrale del vecchio anno: l’odio contro il diverso, l’alimentazione ad arte delle paure degli Italiani e l’indirizzamento della rabbia per tutte le vicissitudini avverse della vita- come può essere la crisi economica che ancora attanaglia il Paese -verso lo straniero divenuto in fretta il comune capro espiatorio. Questo essere, il migrante, è stato trasformato quasi in un’entità astratta: generalizzato sotto questa etichetta che non gli permette di avere neanche una propria nazionalità se non quella generalista di extra-comunitario, è stato dipinto dalla propaganda leghista e da altra destra “minore” del panorama politico italiano, come il nemico numero uno della nostra cultura e della nostra razza. Ovviamente esiste un problema immigrazione generato dalla cattiva gestione dei flussi migratori da parte dei precedenti governi, ma gli episodi dell’Aquarius e della Diciotti rappresentano l’involuzione culturale del nostro Paese e la narrazione della Lega, che adesso è al governo nella maggioranza, sposta la lotta sociale del povero contro il ricco verso una guerra tra poveri. Si tralascia spesso il fatto che continuino ad aumentare gli italiani che vivono al di sotto della soglia della povertà enfatizzando un problema, quello dell’immigrazione, che non rappresenta un’emergenza o almeno non quanto l’impoverimento di quella che era la nostra classe media o piccolo-borghese.

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In tutto questo il 2018 ha trovato nel Presidente della Repubblica Mattarella il suo uomo dell’anno. A tratti quasi eroico garante dei diritti umani, ha mediato nella brutta vicenda dei migranti sequestrati a bordo della Diciotti ai quali era stato impedito di sbarcare a terra cercando di ridare “un volto umano alla nostra Repubblica”.

Ma il Presidente è stato anche il saggio mediatore che con modi da indulgente “padre di famiglia” ha interagito con i due giovani e rampanti vicepremier. Certo gli scontri non sono mancati- come dimenticare il caso Savona- ma proprio questi  attriti lo hanno elevato a difensore della costituzione, soprattutto nelle prime ore della formazione dell’esecutivo. Tuttavia è prevalso il suo importante lavoro di raccordo con uno dei governi più difficili da gestire degli ultimi anni: ha bacchettato poco e interferito ancora meno, dando la sensazione di volere assecondare la volontà popolare che questa maggioranza ha voluto al potere.

Forse Mattarella ha capito meglio di tutti che questo governo è l’unica alternativa al nulla rappresentato dalle opposizioni. E la ragion d’essere della maggioranza, finora, è proprio questa, tanto è vero che, con un delicato e affascinate gioco di sintesi, è riusciuta a governare e a fare opposizione allo stesso tempo: come dimenticare, ad esempio, la “manina” evocata da Di Maio che avrebbe modificato a sua insaputa un decreto prima dell’approvazione oppure lo scontro sulla questione degli inceneritori.

Detto ciò, cosa rimane di quest’anno? Resta sicuramente la rabbia per le vittime dell’imperizia delle grandi opere e dell’abusivismo selvaggio.  Resta il grande caos della politica italiana dove sembra regnare sempre di più l’approsimazione in luogo della competenza, i toni immotivatamente trionfalistici sulla pacatezza che dovrebbe dimorare negli uomini delle istituzioni. Rimane infine l’involuzione culturale della nostra società, la paura nei confronti del diverso veicolata verso il disprezzo di coloro che sono costretti a fuggire dalle proprie terre di origine per la guerra o per la fame.

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L’augurio per il 2019 è che tutto questo finisca tra le fiamme del fantoccio, ammaccato e agonizzante, del 2018. Che il nuovo anno rappresenti la riscossa morale della nostra società e che l’esempio arrivi, dapprima, dalla classe dirigente alla quale la maggioranza degli italiani ha posto la propria fiducia.

Vox Zerocinquantuno 


Giacomo Bianco, giornalista, Direttore Responsabile. Laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna.

 

 

Foto:pubblicpolicy.it

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