L’ardua missione di Don Matteo: debellare l’odio dalla società, di Chiara Di Tommaso

 

C’è un nuovo Don Matteo, che sembra ultimamente competere per fama con l’invincibile personaggio noto di Rai fiction. Entrambi vanno in bicicletta, ma Matteo Zuppi, piuttosto che risolvere casi gialli e delitti, pare offrire una soluzione, o per lo meno una proposta alternativa, per uno dei più gravi paradossi attuali del nostro paese: un elettorato senza rappresentanti politici. Non nel senso che sia nei piani del nostro arcivescovo di candidarsi alle elezioni, ma nella nostra regione e gradualmente anche a livello nazionale, la figura e il ruolo del Cardinale di Bologna Matteo Maria Zuppi sta avendo un impatto forte, a tal punto che questo uomo di chiesa, molto originale e attivo, sta diventando un importante punto di riferimento.

Le sue idee innovative e progressiste, in linea con quelle di Papa Francesco, e soprattutto la sua azione, costante e varia, hanno attirato su di lui non solo i riflettori ma anche la simpatia di una certa parte della cittadinanza. Originario di Roma, nelle cui difficili periferie ha iniziato il suo percorso di impegno verso gli altri, lo chiamano il vescovo di strada per la sua attenzione verso gli ultimi. I poveri e soprattutto i migranti, in questo periodo in cui dominano sentimenti di razzismo ed esclusione, Zuppi parla di accoglienza e fratellanza. “La solidarietà è buttarsi a mare se si sente che c’è un bambino che sta affogando, punto.”; “Libertà significa non essere isole”; “Restiamo umani non restando fermi, ma facendo un salto nell’altro”. Con frasi come queste, semplici e dirette spiega in modo del tutto trasversale dalla fede la sua filosofia di vita. Recandosi nelle Università per parlare con gli studenti, partecipando con un discorso alla manifestazione del primo maggio per i lavoratori, sedendo a tavola nelle mense per i senzatetto e in stazione in quanto anch’essa è “cattedrale”, Don Matteo si fa testimone e rappresentante di un messaggio che va oltre la religione e che può essere letto ed accolto universalmente.

A novembre è stato pubblicato il suo nuovo libro “Odierai il prossimo tuo”, scritto in collaborazione con il giornalista Fazzini, nel quale l’arcivescovo si interroga su tematiche di attualità, sulle dinamiche sociali del presente, in particolare su individualismo e solitudine, sulle paure e l’aggressività, sul perché oggi “abbiamo dimenticato la fraternità”. Ed un’altra novità, che ha diffuso ancora di più le sue idee e la sua storia, è il documentario uscito all’inizio di questo mese: “Il vangelo secondo Matteo Z”, con la partecipazione dell’attore Alessandro Bergozoni con il quale il vescovo dialoga. Qui, Zuppi racconta cosa significa essere vescovo, ma parla anche di politica, del ruolo delle istituzioni, dei partiti, della Chiesa. Racconta la sua azione quotidiana nella città di Bologna, il suo passato nei quartieri degradati di Roma, ma anche le missioni a livello internazionale a cui ha partecipato, come quella di Pace in Mozambico, e gli interventi su questioni di grande rilevanza, come il sostegno alla comunità LGBT+. Sembra non esserci limite ai temi affrontati e ai campi d’azione di Don Matteo, riconosciuti da Papa Francesco con la nomina a Cardinale ad inizio ottobre, e già si inizia a parlare di lui come uno dei suoi possibili successori. E il 21 Dicembre, al pranzo di Natale organizzato alla basilica dei Servi, a cui Matteo Zuppi ha partecipato, ha incontrato e stretto la mano, tra gli altri, a Mattia Sartori, leader del movimento delle sardine. Un piccolo gesto, che però testimonia un contatto, tra chi è sceso in piazza con certe idee e si sente non rappresentato, e il cardinale, che alcune di quelle idee sostiene, condivide e porta avanti concretamente.

Un personaggio senza dubbio interessante e di spessore che con la sua ironia, gentilezza e saggezza ha saputo conquistare fedeli e non, diventando un punto di riferimento per molti. Inoltre offre un modello alternativo ed un esempio di Chiesa diametralmente opposto da quello a cui fanno riferimento i leader della destra nostrana come Salvini e la Meloni. In questo tempo presente, di crisi e confusione politica, in cui è estremamente difficile trovare punti fermi, alla vigilia delle elezioni in Emilia Romagna, l’arcivescovo di Bologna tiene accesa una luce di speranza e con la sua azione testimonia che certi valori ancora esistono e possono essere affermati e protetti.

Foto: breviarium.eu


Vox Zerocinquantuno, 24 dicembre 2019

 

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