L’arte racconta la storia: in mostra a Bologna il Novecento russo, di Roberta Antonaci

Al Mambo fino al 13 maggio 2018 è in corso Revolutija: da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky.

I curatori Evgenia Petrova e Joseph Kiblitsky hanno reso fruibili oltre settanta opere provenienti dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, ora al Mambo di Bologna. La mostra è organizzata e prodotta da Cms.Cultura con il Comune di Bologna/Istituzione Bologna musei, e realizzata grazie a sponsor come Volvo Italia e Gruppo Hera. Se è facile ricordare nomi come Vasilij Kandinsky, artisti come Il’ja Repin non sono forse noti a tutti. La mostra, partita il 12 dicembre 2017, ridà vita a maestri che si sono mossi nel panorama rivoluzionario russo nei primi trent’anni del ’900. Tale periodo storico-artistico è stato attraversato da profondi cambiamenti e movimenti sociali.

La mostra ha l’obiettivo di esporre gli artisti che la storia ha consacrato a rivoluzionari, che hanno cambiato radicalmente il modo di rappresentare la realtà. La non-oggettività è lo stile che rompe una tradizione. A partire da Kandinsky, per passare attraverso la produzione di Kazimir Malevich, ci si stacca dalla rappresentazione di un oggetto riconoscibile, per astrarne le forme essenziali. Kandinsky è il teorizzatore della non-oggettività, poiché ha intravisto la possibilità di un’arte che avrebbe avuto in se stessa, e non nell’oggetto rappresentato, il proprio referente (1911, Dello spirituale nell’arte). Malevich ha invece creato quello che avrebbe poi chiamato Suprematismo (1913-14): tale stile prende avvio dall’idea che non sia più necessaria una narrazione vera e propria. È possibile portare sulla tela la propria interpretazione del mondo attraverso colore e ritmo. In mostra troviamo Quadrato rosso (Realismo pittorico di contadina in due dimensioni) opera del 1915. In questa tela la contadina è rappresentata attraverso un’unica forma, un quadrato rosso dentro un quadrato-cornice bianco, cioè l’idea dell’abito rosso indossato dalla contadina, il cui corpo è tradotto con il bianco.

Revolutija però integra questa storia con un’altra, che ha contribuito a rivoluzionare lo scenario artistico tanto quanto la non-oggettività. La mostra dà spazio a pittori che, come Malevich, a distanza di tempo, hanno prodotto anche opere figurative. Dall’altra parte, riscrive la storia di personalità come appunto Repin, che sono rimaste figurative dall’inizio alla fine. Anche questi artisti hanno contribuito al sovvertimento d’inizio secolo. La prima sala ospita, infatti, 17 ottobre 1905, opera di Repin del 1907, che rappresenta le persone, la folla, ciò che lui ha visto e vissuto e che ora lascia a noi come documento e testimonianza di un’epoca.

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Un altro stile, che si interpone tra figuratività e rinnovamento, è il neoprimitivismo, e ne sono importanti rappresentanti Natal’ja Goncarova, Michail Larionov, Vladimir Tatlin. I neoprimitivisti sono artisti che mantengono la rappresentazione figurativa, ma ne danno una resa quasi iconica: la figura umana appare stilizzata, si rifà, nelle linee e nei volumi, alla cultura nazionale e all’arte popolare. Per quanto il rapporto con l’oggetto permanga, e le opere siano leggibili, anche quest’arte rappresenta una rivoluzione e un’innovazione rispetto al passato. I canoni sono stravolti: in questi lavori chiaramente si prescinde dalla rappresentazione della bellezza, e si approfondisce la realtà. Ciò che è portato in forma è sempre una interpretazione di ciò che l’opera prende a oggetto. I soggetti di quadri come Lavandaie della Goncarova (1911) o Venere di Larionov (1912) sono provocatori, per la loro semplificazione, tanto da sembrar visti e riprodotti dagli stessi contadini. Venere è poi una chiara protesta contro l’ipocrisia borghese, e la donna rappresentata, che dovrebbe avere i tratti eterei di una dea greca, è fatta di volumi reali e vicini più all’umano che al divino.

Anche la scelta di portare in mostra le opere del periodo più tardo di Malevich dà la possibilità di apprezzare lo stile che l’artista sovrappone a una ritrovata raffigurazione di oggetti. In un’opera come Sportivi (1930-31), gli uomini sono ora riconoscibili e, anche se ravvivati dai colori, ricordano più i manichini di Giorgio de Chirico che degli esseri vivi. Il fervore di questi anni subisce poi un cambiamento di rotta con il realismo socialista degli anni ’30. Gli artisti, impegnati nella lotta sociale, mettono la loro arte a disposizione della rivoluzione, e il ritorno a una certa figuratività serve a farsi “leggere” meglio, comprendere e capire, per potersi integrare alla classe operaia di cui sostengono le ragioni.

Al Mambo è ora esposto tutto l’universo storico-culturale delle avanguardie russe, attraverso opere pittoriche, video, la riproduzione degli abiti di scena realizzati da Malevich per l’opera teatrale Vittoria sul sole (1913), sculture e fotografie. Non è un unico stile o un’unica corrente, ma sono le relazioni che intercorrono tra linee espressive, artisti, cambiamenti culturali e storici, a essere valorizzate.

Vox Zerocinquantuno n.20, Marzo 2018


In copertina: Il’ja Repin, 17 ottobre 1905, 1907, olio su tela a (©State Russian Museum St. Petersburg)

Foto:

©State Russian Museum St. Petersburg
Roberta Antonaci

Roberta Antonaci ha conseguito la laurea triennale in DAMS arte e la magistrale in Semiotica presso l’Università di Bologna. Esperta di arte, applica le teorie della comunicazione al fine di leggere anche le più recenti forme di espressione artistica a partire dai loro aspetti formali, e a questi dedica la sua ricerca sul campo, esplorando mostre ed eventi legati al tema.

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