Le caprette fanno ciao! (Darwin). Heidi di Francesco Muzzopappa, di Elisa Benni

Chiara è una direttrice casting in Videogramma, unazienda milanese che produce format per la tv. Lei, nello specifico, provina decine di persone al giorno allo scopo di trovate tutti quei personaggi particolari spesso poco adatti alla vita sociale ma perfetti per essere messi al centro di una qualche puntata di una di quelle trasmissioni televisive al (e spesso oltre il) limite del trash.

Le sue giornate sono costellate da un campionario eterogeneo di umanità come la mamma di dieci gemelli, la donna meno tatuata del mondo, i gemelli siamesi uniti per il naso, il narcotrafficante dal volto umano, il cosplayer di Putin e un uomo abbigliato come Noè, impegnato in un esperimento sociale chiamato ARCA che consiste nel reperire un esemplare di ogni specie animale. Purtroppo, essendo allergico ai gatti, lesperimento è destinato a fallire.

La sua vita è sostanzialmente solo questo: lavoro, lavoro, lavoro, stress, pillole per dormire.

Lunico membro della sua famiglia ancora in vita è il padre, Massimo Lombroso, un tempo noto e temutissimo critico letterario snob e misogino, ormai da cinque anni costretto in una casa di cura/riposo a causa di una grave malattia mentale che ha intaccato irrimediabilmente la sua memoria in maniera selettiva ma incontrovertibile.

Un giorno, senza preavviso, l’istituto che fino a quel momento ha accolto il padre lo classifica come ospite non gradito per colpa di alcune sue reazioni violente. A quel punto Chiara è costretta a portarselo a casa e trovare un modo alternativo per prestargli assistenza.

Il rapporto fra Chiara e il padre è praticamente inesistente. Non solo. Massimo non chiama nemmeno Chiara con il suo nome: A volte sono Barbara, la sua assistente storica al «Corriere». Più di frequente, invece, mi chiama Heidi. Cè un motivo: lui e io non abbiamo mai avuto un buon rapporto. Tracciata la sua linea snob al di sopra della quale cerano lui e pochi altri, al di sotto, tra i molti, cero anchio, imperfetta, incostante, indecisa. Di me non si è mai interessato granché. Lunica concessione da padre premuroso risale alla mia infanzia, quando seduti sul nostro divano di velluto verde a coste guardavamo insieme le videocassette di Heidi, che riusciva a stroncare sottovoce criticandone trama e personaggi, per lui troppo caricaturali.”

E se nella mente offuscata del padre che non ricorda quasi nulla le figure di Chiara e Heidi si fondono, tutto ciò che succede loro attorno viene ricondotto alle vicende del cartone animato relativo alla pastorella svizzera.

Chiara si rivolge ad unagenzia per trovare una persona che possa occuparsi del padre mentre lei è al lavoro e, dopo colloqui con candidati paragonabili solo ai personaggi bizzarri che provina ogni giorno per lavoro, alla fine per fortuna nella vicenda entra in scena Thomas, alias Peter, dalle capacità lavorative e umane strepitose. Questo varierá gli equilibri non solo in casa ma anche nella mente di Chiara.

Francesco Muzzopappa, pugliese classe 1976 trasferito a Milano, pubblica con Fazi Editore il suo quarto romanzo. Milano e soprattutto le abitudini milanesi ricorrono spesso nel romanzo quasi a standardizzare le abitudini di Chiara e a dare limpressione che siano comuni quanto i buchi nel formaggio svizzero.

La sua scrittura densa di umorismo rende agevole la lettura rendendo il romanzo un ottimo passatempo. Lumorismo però non deve trarre il lettore in errore: Muzzopappa è magistrale nel suscitare ilarità anche su argomenti che, una volta finite le risate convulse, lasciano un podi amaro in bocca.

Vengono infatti affrontati argomenti seri quali la dignità sul lavoro, la cura e tutela degli anziani e altri prendendo in esame situazioni realistiche seppur talmente deliranti e paradossali da riuscire in prima battuta a far sorridere, ridere e persino sbellicare.

Lumorismo un poamaro è un tratto distintivo di Muzzopappa che, oltre ai romanzi pubblicati, in rete ha da anni un blog di fiabe brevi che finiscono malissimo (http://fiabebrevichefinisconomalissimo.blogspot.com/).

Nemmeno lespediente letterario di narrare la vicenda in prima persona, ma non del proprio sesso, mette in difficoltà questo autore emergente del quale sicuramente sentiremo ancora parlare a lungo.

Vox Zerocinquantuno n.26, settembre 2018

In copertina foto da sempionenews

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