Le mani unite di Italia e Slovenia sull’Europa sempre più divisa, di Chiara Di Tommaso

“Oggi abbiamo allineato tutte le stelle”, afferma il presidente della Repubblica Slovena Borut Pahor, dopo la cerimonia di commemorazione che si è svolta il 13 Luglio a Trieste. “La storia non si cancella, possiamo coltivarla con rancore, oppure farne patrimonio comune nel ricordo” prosegue il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Si sono tenuti a lungo per mano, vicini, uniti, nel ricordare con dolore tutti gli uomini e le donne di ogni nazionalità che hanno perso la vita in quella terra di confine, il Venezia Giulia, il Quarnaro e la Dalmazia, in quegli anni terribili tra il 1943 e il 1945.

 

Due uomini che rappresentano due popoli e due nazioni, si sono incontrati per mantenere viva la memoria, celebrare e testimoniare un lutto, una ferita dell’Europa, che viene spesso dimenticata. I massacri delle foibe, così chiamati per il nome degli inghiottitoi carsici, molto comuni in quel territorio, che furono usati come fosse comuni per i corpi delle vittime di un vero e proprio eccidio. Si stima che il numero di civili e militari italiani, che tra la fine della seconda guerra mondiale e il primo dopoguerra furono uccisi in queste zone dai partigiani slavi, sia attorno ai 4000. Massacro che in realtà si costituisce come violento epilogo di una lotta intestina durata secoli per il predominio sulle coste dell’Adriatico orientale, contese tra popolazioni italiane, slovene e croate. A 75 anni di distanza, i due Capi dello Stato delle nazioni più coinvolte e toccate da questa tragedia, si sono trovati davanti al monumento eretto nel 2007 in onore dei Martiri delle Foibe. Si è trattato di un evento storico, di estrema rilevanza politica, in quanto il presidente Pahor è il primo tra i Presidentei dei paesi dell’ex Jugoslavia, a partecipare ad una commemorazione per le vittime italiane delle foibe. La cerimonia è proseguita davanti ad un altro monumento, che si trova vicinissimo al primo, quello dedicato ai Caduti sloveni, quattro giovani antifascisti che furono condannati e fucilati dal regime negli anni ’30. Gli stessi gesti, le stesse corone di fiori, le stesse mani unite davanti ad entrambe le lapidi, per sottolineare che quella terra di frontiera, a lungo combattuta e segnata da tante e diverse battaglie, è macchiata del sangue e dal dolore di entrambe le parti. Mani unite, a testimoniare la volontà che fatti come questi non si ripetano e che ci si sta dirigendo verso un futuro condiviso, fatto di collaborazione e solidarietà tra i due paesi. Il giorno è stato scelto per un motivo particolare: il 13 Luglio del 1920 alcuni squadroni fascisti italiani, incendiarono la Casa del Popolo di Trieste, edificio simbolo della comunità slovena che viveva nella città. Dopo la cerimonia sulle lapidi, i due presidenti si sono recati in Prefettura per firmare un protocollo di intesa che ha sancito la restituzione della Casa del Popolo, nella loro lingua “Narodni Dom”, alla comunità slovena locale. Una conquista e un riconoscimento molto attesi, che arrivano a cent’anni di distanza dal sopruso fascista. La proprietà e la gestione sarà presa in carico da due associazioni che rappresentano la minoranza slovena triestina, l’Unione Culturale Economica Slovena (Skgz) e la Confederazione delle Organizzazioni Slovene (Sso). Dopo la visita ufficiale al palazzo del Dom, l’evento si è concluso con il canto dell’inno della Resistenza slovena al fascismo, che ha ricordato ancora una volta la lotta e la sofferenza del popolo sloveno che come quello italiano ha dovuto sconfiggere la dittatura fascista.

 

È stato un gesto profondamente simbolico e toccante quello compiuto dai due presidenti della repubblica, un gesto che arriva oltretutto in un momento molto delicato per la storia europea. Mentre ai tavoli della politica internazionale si discute di solidarietà e cooperazione per uscire dalla crisi provocata dall’emergenza sanitaria, due paesi membri si stringono le mani. Mentre l’Unione Europea fatica a trovare una soluzione comune, una via d’uscita condivisa, un accordo fondato sulla fiducia reciproca, due popoli ricordano una delle tante guerre che hanno messo in ginocchio l’Europa. Onorando i propri e gli altrui morti, richiamando alla memoria momenti tragici e violenti come quelli delle foibe e del nazifascismo, Italia e Slovenia rinnovano la loro alleanza politica, fondata sulla memoria, il perdono e la solidarietà. Al tempo stesso, rinnegando la guerra e le sue cause, implicitamente ricordano al resto d’Europa il motivo primo per cui l’Unione Europea, che ora attraversa una fase critica e piena di ostacoli, è stata fondata: la pace.

Vox Zerocinquantuno, 20 luglio 2020

Foto: lastampa.it

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