Le personalità multiple del cinema, di Alessandro Romano

 

In diverse occasioni il cinema ha affrontato le psicosi e i disturbi mentali in genere, restituendoci spesso la complessità e i drammi vissuti dai loro protagonisti. Sicuramente l’idea di diverse personalità che vivono in una sola mente ha affascinato numerosi autori -non solo nel cinema ma anche nei romanzi e nel teatro- e ispirato diverse opere, di cui l’esempio più importante è probabilmente Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.
 All’interno di un panorama troppo vasto per una descrizione completa, in questa sede abbiamo scelto una piccola ma significativa rassegna di alcune pellicole entrate di diritto nella storia del cinema.

Il primo film di cui vogliamo parlare è Fight Club. Edward Norton e Brad Pitt sono i protagonisti del film culto anni ’90 diretto da David Fincher. Il film descrive perfettamente quello che è definito come Disturbo Dissociativo d’Identità, precedentemente chiamato della personalità multipla (dal 1980 al 1994), ed è quello che nel linguaggio comune viene erroneamente definito come il disturbo della doppia personalità. Nella stessa persona albergano due o più anime, si manifestano in maniera alterna e quando questo accade la personalità principale non è cosciente. Al suo “risveglio”, il soggetto vive uno stato di amnesia con la sensazione di “buchi temporali”: ci si rende conto del tempo che è passato ma non si sa in che maniera sia stato speso.
 Le due o più anime, hanno personalità distinte con metodi differenti di percepire e vivere le emozioni, differenti pensieri e modi di reagire agli aventi.
I sintomi più evidenti di questa patologia sono l’Amnesia Dissociativa, ovvero la condizione in cui l’individuo non riesce più a rievocare momenti del proprio passato e, la Fuga Dissociativa, che comporta l’allontanamento dai luoghi comuni della vita, la casa o il lavoro, per periodi che possono variare da pochi minuti a mesi, in cui il soggetto, oltre a non ricordare che cosa abbia fatto presenta stati di disorientamento, ansia e perplessità. 
A questi sintomi si accostano la Derealizzazione, il distacco dall’ambiente circostante: non solo le cose, ma anche le persone vengono percepite più come elementi di un sogno che come reali.
E infine, la Depersonalizzazione, qui il distacco è all’interno dell’individuo stesso, i pensieri, le emozioni, vengono vissute come se il soggetto fosse spettatore di un altro sé, un altro io cosciente racchiuso nella medesima mente.
La ricerca è unita nello stabilire che questi stati derivino dalla presenza di forti traumi, che generalmente avvengo in giovanissima età. 
La difesa del proprio sé passa da adattiva a disadattava perché impedisce le nomali funzioni della coscienza, generando la frammentazione non integrata degli stati dell’io. Tanto che viene ritenuto errato parlare di un meccanismo di difesa, ma di un tragico effetto collaterale. La mente, nel tentativo di proteggersi genera in realtà danni ancor più devastanti.

La presenza di un forte trauma ci porta a parlare del secondo film in questione, Shutter Island (2010) di Martin Scorsese con protagonista Leonardo Di Caprio. Il film è tratto dal romanzo “L’Isola della Paura” di Dennis Lehanne, e oltre a descriverci i disordini mentali del protagonista ci riporta indietro nel tempo ai vecchi –atroci- metodi curativi, in particolare quello della lobotomia.

Da www.comingsoon.it

Il terzo e più recente film è Split, del 2016 diretto da M. Night Shyamalan. A differenza delle altre due pellicole ha tonalità più cupe, il thriller si avvicina all’horror ed affronta nello specifico il problema delle personalità multiple.

Questi tre film rappresentano anche una battaglia di bravura tra i protagonisti, se Norton e Di Caprio sono consacrati già da tempo, James McAvoy dimostra film dopo film di diventare una delle stelle più luminose del firmamento hollywoodiano.

Un altro film che abbiamo deciso di mettere in elenco è Confessioni di una mente pericolosa del 2002 diretto da George Clooney. Chuck Barris, noto conduttore televisivo, autore di alcuni dei più importanti format televisivi del mondo quali “La ruota della fortuna” e “La corrida”, nella sua autobiografia (smentita successivamente dalla CIA) racconta di una doppia vita in cui svolgeva l’attività di killer per conto dei servizi di intelligence americani.
Qui il disturbo dissociativo è solo sfiorato, nel senso che il soggetto non viveva uno stato di incoscienza nel passaggio dall’una all’altra vita, ma è comunque un comportamento disgregativo dell’io, riconducibile a gravi traumi vissuti da bambino

Chiudiamo la nostra carrellata con Doppia personalità, del 1992 di Brian De Palma, film che all’epoca non fu accolto in maniera molto positiva dalla critica ma che col tempo è stato rivalutato e apprezzato, soprattutto per le numerose citazioni a film del passato, in particolare al maestro della suspense Alfred Hitchcock. Nonostante il titolo, questo film, esattamente come in Split, il protagonista si sdoppia in più personalità, riflettendo toni che si avvicinano molto all’horror.

Lo studio del disturbo dissociativo di personalità è, come accennato in precedenza, relativamente recente e ancora la comunità scientifica è alla ricerca di modelli metodologici efficaci che possano portare a una soluzione del problema. Le terapie consistono nel tentativo di riaggregare le parti scisse dell’io, all’interno di percorso terapeutico che dura diversi anni. La farmacologia consiste invece nella somministrazione di antidepressivi e stabilizzatori dell’umore, relegando quindi i medicinali ad un ruolo puramente palliativo.

Vox Zerocinquantuno n 9, aprile 2017


Alessandro Romano ha conseguito la laurea in Sociologia presso la Facoltà di “Scienze Politiche” di Bologna. Dopo un breve periodo di lavoro in Irlanda torna in Italia e si laurea al Corso Magistrale di “Scienze del Lavoro” all’Università degli Studi di Milano con la tesi: “Mercato del Lavoro e Immigrazione: un confronto tra Italia e Spagna negli anni della crisi economica globale”.

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