Le quattro casalinghe di Tokyo, di Natsuo Kirino – Recensione di Francesca Colò

I femminicidi, in Italia così come nel resto del mondo, sono all’ordine del giorno. È come se ci fossimo quasi brutalmente abituati all’idea che una donna venga uccisa da un uomo al quale è o è stata legata. E se per una volta fosse la moglie ad uccidere il marito?

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È ciò che la scrittrice giapponese Natsuo Kirino racconta nel thriller Le quattro casalinghe di Tokyo, romanzo datato 1997 ma assolutamente attuale e antesignano, che descrive appieno l’alienazione delle donne nel Giappone dell’epoca.

La piccola e dolce Yayoy, moglie di Kenji e madre di due figli, è costretta a lavorare in fabbrica al turno di notte pur di guadagnare ciò che basta per mantenere in piedi la famiglia. Dopo un lungo periodo di liti, botte e sospetti, scopre che suo marito ha dato fondo a tutti i loro risparmi giocando d’azzardo e pagando una prostituta. Accecata dalla rabbia, Yayoy strangola Kenji proprio sull’uscio di casa, davanti agli occhi del gatto. Il problema più grande le si presenta adesso: come sbarazzarsi del corpo?

È qui che subentra la vera protagonista della storia, Masako, amica e collega di Yayoy allo stabilimento, insieme ad altre due compagne di sventure, Yoshie e Kuniko. Masako si rende conto che l’unico modo per far sparire il corpo ed impedire che venga ritrovato, è quello di farlo a pezzi e gettarne i resti in diversi punti della città. È così che faranno.

“ […] Chissà cosa fa in realtà la donna quando dice che va a lavorare! È ovvio che uno preferisce che la moglie abbia una normale attività diurna!”

L’aver collaborato allo smembramento e all’occultamento del cadavere lega indissolubilmente le quattro donne. L’evento fa emergere la vera natura di ognuna di loro e si scopre pian piano a cosa siano disposte pur di racimolare un soldo in più ed emanciparsi dagli uomini e dai familiari che le tengono in scacco. Yayoy non aspetta altro che l’assicurazione sulla vita di Kenji, Masako non vede l’ora di mettere da parte abbastanza denaro per andare via e lasciare marito e figlio, Yoshie vorrebbe solo la morte della capricciosa suocera invalida e mandare la figlia all’università, mentre Kuniko ha bisogno di moneta per saldare tutti i debiti maturati a causa di shopping sfrenato e compulsivo.

La freddezza calcolatrice, l’egoismo, l’opportunismo e il desiderio di rivalsa di ognuna di loro si manifestano attraverso ricatti, business illegali, parole tutt’altro che amichevoli e atti estremi pur di portare a casa la pelle. È Masako la vera mente, colei che più di una volta salva le altre solo per salvare se stessa, colei che meglio esprime il vero spirito del romanzo e diventa protagonista di uno dei finali più imprevedibili che abbia mai letto: fino a dove si è disposte a spingersi pur di uscire dall’alienazione e da quel ruolo che la società impone alle donne? Masako arriva all’estremo e solo lì si accorge incredula di quanto, per tutta la vita, abbia aspettato quel momento.

L’autrice lascia a bocca aperta anche noi, in un climax ascendente che trova totale compimento nelle ultime pagine del libro, in quello che potremmo definire come un vero e proprio rapporto di complicità e solidarietà tra vittima e carnefice. Come ogni autore giapponese, Kirino lascia molto di non detto, facendo emergere in ultima battuta quella spiritualità tipica della terra del Sol Levante che in Occidente facciamo spesso fatica a comprendere. Ma forse è proprio questo che rende Le quattro casalinghe di Tokyo un romanzo affascinante e del quale non si può fare a meno.

Vox Zerocinquantuno n.14settembre 2017


Francesca Colò è laureata in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale presso l’Università di Bologna. È da sempre interessata alle problematiche di genere e alla condizione femminile. Appassionata di serie TV, cerca di unire l’attenzione verso le donne a quella nei confronti dei mass media e dei loro prodotti.

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