Le relazioni giovanili di Bahr Zimmermann Wolf

Sugli effetti dei media di comunicazione di massa e soprattutto e più recentemente dei social media, sulle prestazioni e sullo sviluppo personale di coloro che passano molto tempo in totale o parziale immersione, si è detto già tutto. E, quando il nostro grande Umberto Eco ebbe a dire, che «La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superioreIl dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità» e che «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività… Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel… È l’invasione degli imbecilli», venne a mettere in chiaro e alla sua maniera, una situazione analizzata e studiata a lungo. Sono sicuro che il lettore conosce magari a modo suo tutto quanto fu detto e scritto a proposito; dirò solo, per sottolineare limportanza dellargomento, che le parole di Eco sigillano valutazioni e studi che vanno dal 1848 quando Kierkegaard voleva sparare cannonate sui giornalisti, ad Adorno a Popper, su, su, fino a Hans Magnus Enzensberger coi i suoi analfabeti secondari, a Giovanni Sartori dell’Homo videns”, a Bauman, a mille altri e, sopra ogni cosa, alle nuove neuroscienze.

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(Foto da IL Sole 24Ore)

Quello che interessa, quì, è il fatto che laccesso a quei mezzi condiziona pesantemente, appunto, le prestazioni e lo sviluppo personale. Le ricerche neuroscientifiche sono inequivocabili: chi trascorre tempi prolungati nei social media si sottopone a complesse istruzioni geniche che regolano memoria, attenzione, apprendimento e capacità decisionali, e, fatto mai considerato propriamente, consuma energie.

Detto questo, e quindi fatto ossequio a tutta la scienza, credo sia utile considerare la realtà, così come la vede chi vive vicino ai giovani o ne segue le evoluzioni.

Per prima cosa bisogna dire che tutti, indistintamente, giovani e no, sanno benissimo che la permanenza prolungata davanti ai computer, tablet, o cellulari che sia, danneggia in qualche modo le facoltà individuali; e ognuno reagisce secondo il proprio sentire e la propria maniera di interagire col prossimo: con o senza apparecchiature.

Poi, va anche detto che la stragrande maggioranza dei giovani è occupata intensamente negli studi o già nelle professioni, per cui ben poco è il tempo che rimane loro per indugiare nei media. Rimane, quindi, una relativamente piccola percentuale che sintrattiene oltre misura davanti agli schermi luminosi e cerca stimoli e spesso relazioni che la vita reale probabilmente nega loro. Bene, in questi casi, lultima cosa che si deve fare è quella di stigmatizzare o, peggio, insultare, questa fascia di gioventù. Si tratta di giovani che hanno bisogno di aiuto e non di allontanamento. Si tratta di trovare il modo di interrompere quel flusso negativo che li spinge a cercare, anche se infruttuosamente, nei luoghi sbagliati. E questo aiuto può avvenire cercando di dialogare con loro, non importa in che modo; magari forzando un poco lattitudine al dialogo. E se questo non è possibile, occorre dar loro qualche “dritta”.

Una di queste è ricordare che la corteccia prefrontale cingolatadel loro cervello, ossia la parte dietro la quale si trovano la memoria e le funzioni cognitive principali, si completa verso i 19 anni; ed è a questo che si devono i balzi di umore, gli scarti dellattenzione, la difficoltà di portare a termine riflessioni anche lievemente complesse.

Altro richiamo importante è sulla cura del corpo. Sullattenzione che il proprio corpo debba essere pulito, tonico, senza esagerare, ma in condizioni fisiche rilassate; poiché è in questo modo che si è in grado di elaborare pensieri liberi e di provare sensazioni e soprattutto reazioni non viziate dalla stanchezza e dallautomatismo offuscante delle abitudini.

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(Foto da smc consulting)

Poi – ed è forse questo laspetto più importante le relazioni. Le relazioni fra umani avvengono attraverso la presenza fisica; senza questa, tutte le sensazioni e le emozioni avvengono in deficit del necessario supporto biologico, quindi poco consistenti o falsate; anche se apparentemente appaganti. Quando due persone sono anche solo prossime, e anche se non si conoscono, i loro cervelli dialogano, si esplorano, si scrutano, si scambiano informazioni, si valutano, indagano sulle reciproche intenzioni; se poi si avvicinano, scatta quel meccanismo complesso che già abbiamo visto, che è la comunicazione: parole, loro ritmo, linguaggio del corpo. Da questo si deduce che la relazione ha una componente biologica; infatti lamicizia si concretizza (vedi i recentissimi studi di Lauren Brent) per merito degli ormoni: endorfine e ossitocina dicono ai neuroni di provare piacere a stare con i propri simili. Quelli giusti però”. E questo non può ovviamente accadere, lo capisce, lo sa e lo sente ognuno, attraverso le protesi degli aggeggi elettronici.

Diciamo, per tanto, che con le buone condizioni fisiche del proprio corpo, ci si assicura, da soli, di saper valutare e di provare le giuste sensazioni per decidere, se, come, quanto e quando, dedicare il proprio tempo ai media sociali; ci garantiamo, insomma, che non stiamo sperperando il nostro tempo e non seguiamo spinte viziate dallistinto e dalle consuetudini.

Ultimo accorgimento importante da aggiungere è la respirazione. Abbiamo visto che con il corpo tonico esprimiamo al massimo le nostre facoltà, la nostra fantasia, e, in pratica, ci assicuriamo di prendere sempre le decisioni giuste; ma è naturale che questa tonicità non può essere mantenuta a lungo. In questo caso possiamo adottare un semplice esercizio di respirazione: inspirare quanto si può, trattenere quanto si può e espirare il più lentamente possibile; almeno tre volte; meglio cinque o sei. In questo modo si equilibra la pressione sanguigna e, soprattutto si ossigena il cervello, riportandoci così, magari per breve tempo, alle nostre prestazioni ottimali.

Ci sarebbe, ora, da fare il complicato discorso su quello che si pensa, si fa e si sperimenta, durante le connessioni; ci porterebbe troppo lontani, senza molte garanzie di essere chiari. Largomento è troppo soggettivo. Si può affermare che le relazioni telematiche sono – per definizione – deboli; che possono esser utili per la ricerca di idee, per trovare lavoro, ma mai per relazioni vive o per le amicizie vere; che significano, lo sappiamo tutti, vicinanza, fiducia, disponibilità. Ma qui, lo stesso discorso diventa, appunto, troppo soggettivo; qui entrano in gioco le attitudini, le preferenze, gli ideali e le capacità di ognuno di valutare, dosare, mettersi in gioco. Qui nascono i timori e talvolta il coraggio di mettersi, appunto, in gioco, a faccia a faccia, con le persone che interessano; e quindi le tentazioni di sperimentare a distanza e approfittare di questo per fare e dire cose che in presenza non si riuscirebbe mai a fare e dire.

Ma, secondo noi, qui bisogna confidare sullinnata perspicacia della gioventù e sulla sua capacità di intuire, di inventare, di giudicare rapidamente; non voglio dire che basti quanto detto sulla tonalità del corpo, sulla respirazione ecc…; ma aiuta molto.

Vox Zerocinquantuno n6, Gennaio 2017


Bahr Zimmermann Wolf, Business & Life Coach.

(Il Coach accetta chiarimenti o approfondimenti attraverso: now@coach.ws)

 

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