Le tartarughe tornano sempre, Enzo Gianmaria Napolillo di Rosalinda Bruno

 

 

Un’isola è libertà e prigione. Nascere su un’isola non è facile, è come portare un marchio sulla pelle che non se ne andrà mai. Potrai andare via, non tornare mai più, ma l’isola ti rimarrà per sempre dentro, “c’è un accordo segreto con l’isola, inciso nella pelle, un accordo che nessuna distanza può intaccare, frutto dell’appartenenza ad un luogo che non si può abbandonare, che rimane negli occhi, come un vecchia foto che accompagna e rassicura”.

Lo sanno bene Giulia e Salvatore, nati quando ancora il nome dell’isola non riecheggiava costantemente per i fatti di cronaca; loro che di quel posto conoscono i segreti, le gioie, ma soprattutto il male e il vuoto che può lasciare nell’anima. I due crescono mano nella mano ed è così che percorrono la loro vita, tenendosi stretti nonostante le evidenti distanze che li separano; lei vive a Milano con i genitori emigrati alla ricerca di lavoro e successo e torna sull’isola tutti gli anni per le vacanze, lui, figlio di un pescatore, è invece rimasto lì.

Da sempre aspettano l’estate per rivedersi: non vogliono lasciarsi, e i loro incontri sono scanditi da promesse e progetti per il futuro. Poi, d’inverno, tante lettere in una busta rosa per non sentirsi soli e ridurre le distanze alimentando il loro amore.

Salvatore e Giulia sono nati nella meravigliosa Lampedusa, aspra e bellissima, piena di contraddizioni, mai citata espressamente nel romanzo ma che prende forma grazie alle descrizioni e ai luoghi citati. Ed è proprio lì che ora la loro vita cambia, arriva qualcosa a rompere gli equilibri: i barconi, i migranti, quelle persone che vivono a pochi chilometri da loro, oltre l’orizzonte. L’Africa. Un altro mondo, un’altra lingua, un altro colore di pelle, ma gli stessi occhi di chi ha paura, di chi fugge. Donne, uomini, bambini che cercano salvezza e protezione scappando dalla fame, dalle guerre rifugiandosi su “carrette del mare”, stipati, stretti gli uni agli altri, attraversando quei pochi chilometri di mare che sembrano interminabili, intrisi di voglia di libertà e speranza, ma allo stesso tempo che sanno di morte e disillusione.

Gli sbarchi dei migranti si susseguono costantemente. L’isola cambia e i turisti se ne vanno, mentre gli abitanti aiutano come possono. La vita per i due ragazzi non è più solo attesa dell’estate e amore sincero, ma è anche uno schiaffo forte, il vento freddo che ti sveglia da un sonno ovattato, la presa di coscienza che al mondo esistono dolore e differenze.

Giulia e Salvatore non saranno più gli stessi, le loro scelte saranno influenzate da quella cruda realtà che è entrata violentemente nelle loro vite e le ha sconvolte per sempre.

Le tartarughe tornano sempre, proprio come Giulia e Salvatore a Lampedusa.

Lettura densa ed interessante, che tocca l’animo umano. Non è solo la storia d’amore tra due ragazzi ma un vero e proprio “adattamento” ai problemi dell’attualità. Il romanzo, dunque, parla alle nostre coscienze, ci chiede di non dimenticare e di scegliere sempre la speranza.

Vox Zerocinquantuno n.6, Gennaio 2017


Rosalinda Bruno, studentessa di Sociologia e Ricerca Sociale presso l’ Università di Bologna è impegnata e interessata allo studio dei fenomeni migratori, con un focus sul genere. Collabora con associazioni di donne native e migranti attive sul territorio bolognese e con il Centro interculturale Zonarelli a Bologna.

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