Lettera aperta a Di Maio e Di Battista, di Riccardo Angiolini

All’ On. Luigi Di Maio e al leader carismatico del M5S Alessandro Di Battista

Un saluto e un pensiero da parte di un ragazzo che ha intrapreso un percorso lavorativo nell’ambito del giornalismo, che cerca di far esperienza nel mondo di “sciacalli”, “pennivendoli e puttane” che avete da poco attaccato, in occasione del processo alla sindaca Raggi.
Personalmente non mi sento né toccato, né indispettito dai vostri ingenerosi commenti, che sicuramente sono stati anche frutto di tanta tensione e frustrazione accumulata. Tuttavia credo che non debba essere un ventenne a dovervi spiegare che, certe affermazioni, sarebbe meglio accantonarle e lasciarle alle discussioni da bar.

In primis dunque, vorrei invitarvi all’educazione. Non tanto perché il termine “puttana” susciti chissà quale scalpore, ma perché da uomini politici, almeno questa è la mia opinione, ci si aspetterebbe un registro assai diverso. Non siete i primi e non sarete di certo gli ultimi, ma il fatto rimane e non altera la realtà dei fatti. Tuffandovi di pancia in questi sterili vis a vis non fate che contribuire all’immagine (ahinoi) già brevettata del politicante, del grottesco intrattenitore che subordina l’arte politica allo scandalo. Lasciate da parte il vostro retaggio grillino, ponetevi di fronte all’opposizione in maniera più seria e rispettosa.

In secondo luogo viene spontaneo interrogarmi sulla sua carezza finale, Ministro, con la quale stavolta carinamente ci informa delle nobili intenzioni del governo nei confronti della stampa. Con troppa facilità infatti lei si “inciampa” a parlare di epurazioni e risanamenti dell’informazione, rischiando di oltrepassare la linea, diventata sottile, della costituzionalità. Di caduta invece si trattava, soprattutto di stile, quando all’epoca del primo tentativo di formazione dell’esecutivo, aveva gridato all’ impeachment nel momento in cui il presidente Mattarella, nel pieno dei suoi poteri costituzionali, aveva negato la candidatura a ministro del professor Savona.


Mi venga inoltre consentita una considerazione finale, nonché un’amichevole provocazione: ma che vi aspettavate?
Il polverone mediatico che si è alzato attorno alle vicende della Raggi sarebbe stato il medesimo per qualunque altro schieramento, poiché un’accusa di falso al sindaco di Roma non sarebbe certo passata inosservata. Ma in particolar modo se quest’accusa viene mossa contro un’esponente dei neonati Cinque Stelle, partito “dei più onesti” e dei nemici della “casta”, quale altra reazione della stampa ci si sarebbe potuta aspettare? Quando il baluardo di giustizia che vi eravate costruiti avesse traballato, cosa vi avrebbe reso diversi dal resto della scena politica? Seguendo la vostra logica, per l’appunto, nulla.

Ciò non toglie che in parte abbiate ragione: le fake news sono un’enorme piaga sociale, che va ad ammorbare le convinzioni e la libertà di pensiero di ogni cittadino. Così come avete ragione sul giornalismo scorretto e opportunista: non è un segreto che esistano giornalisti spudoratamente di parte, che piuttosto che analizzare con obiettività una situazione la storpino e la inscenino a loro piacimento, che sia per disonestà intellettuale o mero profitto.
Ma in fondo non viviamo in un mondo onesto e voi, classe politica, dovreste tenere a mente ciò che siete: rappresentanti del popolo, specchio della società italiana. Naturalmente non di tutta l’erba va fatto un fascio, e sarebbe terribile affermare che l’intera politica è corrotta poiché constaterebbe la nostra incapacità di distinguere i giusti dai meschini, il bene dal male. Sarebbe come ammettere che noi, pubblico e nazione che rappresentate, saremmo ugualmente e inguaribilmente corrotti. E non mi sento affatto in grado di ammettere un’infamia tale.
Ricordate dunque chi vi presenta all’opinione pubblica, davanti a chi fate le promesse in campagna elettorale, a chi affidate i vostri messaggi e le vostre idee. Se la stampa e la libera informazione fossero il marcio della società, voialtri ci sguazzereste senza tregua, offrendo voi stessi al popolo tramite questo filtro.
Siate un esempio per chi rappresentate,calibrando parole ed espressioni: potrebbero costar caro a molti, come potrebbero costarci il silenzio.


“Il diritto alla libertà d’espressione deve essere riconosciuto, soprattutto agli imbecilli” (Francesco Cossiga)

Con rispetto,

Riccardo Angiolini.

Vox Zerocinquantuno n.29, dicembre 2018

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