Libri Liberi….a Bologna!! di Maria Laura Giolivo

Anna Hilbe è una signora elegante, colta, quasi eterea. Anna ha avuto un’idea brillante che, nonostante sia avviata dal 2013, è saltata agli onori della cronaca bolognese in questi ultimi mesi e ha riscontrato subito grande entusiasmo ed interesse da parte dei cittadini che amano leggere.
Anna ha aperto una libreria sui generis: in Libri Liberi, i volumi non sono in vendita semplicemente chi trova un testo di suo interesse può prenderlo e portarlo a casa senza alcun onere.
Siamo andati a trovarla per farle qualche domanda in merito a questa iniziativa che troviamo decisamente innovativa ed interessante.
Ci riceve in Via Petronio Vecchio 57, in un ambiente piccolo ma estremamente accogliente e curato in ogni minimo dettaglio, dove solo entrandovi già si respira quello stato di quiete mentale che solo i libri sono in grado di trasmettere.
Qual è stata la sua formazione e come è maturata in lei l’idea di questo progetto?
Sono nata e cresciuta a Bologna dove alla fine degli anni ’60 mi sono laureata in Lingue e Letterature straniere. Come gran parte dei miei coetanei, anche io ho partecipato al movimento studentesco. Dopo la laurea ho insegnato per qualche anno finché nel 1977, insieme ad alcune mie amiche, ho fondato la Libreria delle Donne. Una libreria innovativa, specializzata in letteratura femminile, che presto è diventata una delle più importanti di Bologna.
Chiusa questa attività nel 1995, ho vissuto per un periodo a San Francisco dove ho notato che accanto alle grandi catene di librerie ne esistevano anche molte autonome e di libri usati. Nello specifico, l’idea mi è venuta leggendo di un signore di Baltimora che, proprietario di un bar, aveva riservato un angolo del suo locale per lo scambio gratuito di libri usati e, una volta andato in pensione, aveva deciso di proseguire questa attività nel proprio garage.
Nel 2013 ho trovato questo piccolo locale e ho deciso di prenderlo in affitto. Ho iniziato riempiendo gli scaffali con i miei vecchi volumi e, a seguire, anche alcuni amici hanno cominciato a portarmi i loro finché, con il passaparola, l’iniziativa si è diffusa e ha preso sempre più piede.
Intuiamo che l’idea quindi sia subito piaciuta, qual è stata la reazione della clientela?
Inizialmente le persone rimanevano esterrefatte di fronte alla gratuità dei libri e, imbarazzate, mi chiedevano se avessero potuto, quanto meno, lasciare un’offerta ma ho sempre rifiutato qualsiasi contributo in denaro, al massimo, per chi lo desiderava era, ed è possibile tutt’oggi, cedere i libri che non interessano più.Qual è il bacino d’utenza di Libri Liberi?

All’inizio la clientela era composta esclusivamente dagli anziani del quartiere che amavano leggere ma che erano impossibilitati, per svariate ragioni, a raggiungere le grandi librerie troppo lontane per loro, e quindi usufruivano dei miei libri.
In seguito, grazie alla vicinanza di poli universitari come il DAMS e Scienze Politiche, anche i giovani studenti hanno iniziato a frequentare la libreria e, anche una volta terminati gli studi, rimangono comunque in contatto con me inviandomi i saluti e invitando i loro amici, rimasti a Bologna, e che ancora non ci conoscono, a visitare la libreria.

Quindi sono i suoi clienti la sua principale fonte di pubblicità?

Direi proprio di si. L’iniziativa si è diffusa principalmente tramite il passaparola fra i clienti, grazie ai giovani che tramite i social network come Facebook, mi hanno fatto grande pubblicità e grazie anche a riviste indipendenti, come la vostra, che nel tempo si sono interessate al mio progetto.
Abbiamo avuto anche molta pubblicità a livello nazionale grazie all’articolo di Caterina Giusberti su La Repubblica ma direi che la principale fonte di promozione rimane tuttora il passaparola fra i clienti.

Ha detto che non riceve sovvenzioni di alcun genere quindi qual è la ricompensa che riceve Anna Hilbe dall’attività Libri Liberi?

La mia gratifica è fare qualcosa che riguarda i libri, da sempre la mia più grande passione, e che considero importanti in quanto veicoli di cultura. Inoltre questa attività mi da l’opportunità di incontrare tante persone che, a loro modo, mi esprimono gratitudine rendendomi felice. Questo lavoro, inoltre, mi consente di mantenere un fitto scambio culturale con altri appassionati lettori come me e mi ha fatto capire che, nonostante la mia età e la mia formazione, ho davvero ancora molto da imparare. Grazie a questa attività viene appagata la mia sete di conoscenza.
A tale proposito vorrei fare una precisazione: qui le persone non vengono semplicemente a lasciare libri che non usano più ma spesso cercano la mia attenzione descrivendomi il libro che hanno scelto di donare e ciò che ne pensano.

Qual è il merito di questa iniziativa? Perché funziona così tanto?

Credo che questo progetto funzioni perché raccoglie libri di cui le persone si vogliono liberare preferendo però donarli piuttosto che gettarli via.
D’altronde il libro è un oggetto fuori dal comune e non è facile disfarsene a cuor leggero come magari si può fare con altre cose. In verità, chi viene qui con l’obiettivo di liberarsi di libri, spesso ne porta a casa altrettanti finendo con il prenderne più di quelli lasciati. Insomma, non liberano un angolo di casa ma lo rinnovano con nuovi volumi (questo viene confermato anche dagli utenti presenti in libreria n.d.r.).
I libri, a volte, arrivano anche da altre città, da persone che, di passaggio da Bologna, hanno conosciuto Libri Liberi e che considerano il progetto talmente valido da essere disposti, non solo a donare dei testi, ma anche a sostenere le spese di spedizione per farlo.

E’ indicativo il fatto che ci troviamo a Bologna, città universitaria per eccellenza?

Sicuramente il fatto di trovarmi a Bologna, grande polo universitario, ha agevolato il diffondersi dell’iniziativa ma poteva nascere in qualsiasi altra città. Sono a conoscenza del fatto, ad esempio, che anche a Forcella, in provincia di Napoli, esiste un’attività simile che si chiama “Biblioteca porte aperte” dove viene proposto lo scambio gratuito del libro con l’intenzione di allontanare i ragazzi dalla strada e avvicinarli alla cultura.

Prima di congedarci, Anna ci mostra alcuni testi di cui va particolarmente fiera, in particolare un vecchio volume del 1960 edito da Avanti intitolato A Genova non si passa che racconta le giornate in cui i partigiani respinsero i fascisti nella città ligure.
Ci illustra anche un progetto, a lei molto caro, di collaborazione con artisti locali e non, che ogni mese espongono le proprie opere nella bacheca di fianco alla libreria sviluppando ogni volta un tema differente. Questo connubio fra letteratura ed arte mostra come Anna sia impegnata nella diffusione della cultura ad ambio raggio.

Lodevole ed originale iniziativa quella di Anna che non sorprende in una città come Bologna in cui la cultura ha da sempre ricoperto un ruolo di primaria importanza.

Vox Zerocinquantuno n.2 giugno 2016

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