L’incanto e il disinganno: Leopardi di Boncinelli e Giorello, di Giacomo Bianco

Senza dubbio la grande particolarità di questo libro è rappresentata dal fatto che a parlare di Leopardi siano un genetista, Edoardo Boncinelli, ed un filosofo della scienza, Giulio Giorello. Questo rende il loro lavoro diverso dalle altre antologie sul poeta di Recanati, non tanto per i contenuti in sé che in realtà non aggiungono niente di nuovo all’universo leopardiano, bensì per il metodo originale e “intellettualmente onesto” con cui i due pensatori hanno scelto di approcciarsi alla stesura del breve saggio.

Originale perchè si tratta di un libro realmente a due voci, novità nel panorama della nostra letteratura dove per lavoro a quattro mani si intende, quasi sempre, due parti di un unico libro che parlano dello stesso argomento ma risultano a sé stanti. Sono monologhi dove non esiste dialogo tra gli autori, quello che invece Boncinelli e Giorello sperimentano nella terza parte, intitolata Oltre il poeta romantico, sicuramente il paragrafo più affascinante del libro. Approccio intellettualmente onesto, invece, perché lasciano “parlare” il poeta, sono presenti numerosi brani tratte dalle sue opere, molti di più che in altri testi di leopardisti.

Mostra degli autografi leopardiani all’Archiginnasio, Bologna

Il titolo dell’opera L’incanto e il disinganno è ammaliante e sintetizza come meglio non si potrebbe il pensiero di Leopardi. In tutti noi esiste una parte, diciamo pure, poetica che rapisce il cuore, che ci fa provare emozioni per quello che ci circonda ma nello stesso tempo c’è anche una parte celebrale, razionale, che “non si fa imbrogliare”. Lui è così: si illude per poi disilludersi. Gli è dolce naufragare nel mare del pensiero dove si finge, si nasconde, ma nello stesso tempo la ragione lo riconduce alla realtà. Difficile trovare altri titoli più esplicativi di questo.

Nel saggio di Giorello si analizza Leopardi come poeta che procede per categorie conoscitive, sempre consapevole dell’elemento di determinazione della conoscenza scientifica. Si citano per esempio Copernico e Giordano Bruno dei quali egli tiene molto conto, accanto ad altri scrittori e pensatori come Macchiavelli, Galilei e Vico. Si esamina anche come Leopardi intendesse il rapporto tra l’intelletto e la scienza (la conoscenza): l’intelletto umano deve andare avanti pur sapendo di non essere l’unica luce che illumina la nostra vita, ma se la ragione diventa una luce troppo forte rischia di bruciarci. Quindi bisogna abituarsi a questa luce senza però perdere il gusto delle illusioni e se queste ci fanno stare meglio, ben vengano ma con la consapevolezza che tali sono e tali dovranno rimanere.

Di qui il fraintendimento sul pessimismo leopardiano dovuto ad alcuni tra i più importanti “disincanti” da lui svelati e approfonditi.

“L’Infinito”in “Idilli” [1825] manoscritto autografo di Giacomo Leopardi, cc.12, Museo dei manoscritti leopardiani di Visso

A questi è dedicata la prima parte di Boncinelli, al fatto che la Natura ama in egual modo tutti gli esseri della Terra, anche se a noi piacerebbe essere la specie prediletta, che non ci da quello che ci aveva promesso: quando cresciamo infatti ci rendiamo conto che la vita non è come avevamo creduto che fosse. Passiamo da un principio di piacere tipico della fanciullezza ad un principio di realtà nell’età adulta.

Infine il tedio: siamo sempre scontenti e insoddisfatti, dentro di noi c’è continuamente mancanza di qualcosa perché noi della realtà contempliamo più cose di quante ne possa considerare qualsiasi altro animale.

Interessante qui è come l’autore analizzi queste tematiche con il tocco dello scienziato dando spiegazioni prettamente biologiche e genetiche.

Tra le pagine del libro, Boncinelli e Giorello, fanno emergere la loro grande stima nei confronti di Leopardi, la sfrenata passione per le sue opere, inquadrandolo a tutto tondo, evidenziando anche i lavori giovanili e quelli definiti “minori”. Ne mettono in risalto la modernità facendo notare come di alcune tematiche sia stato pioniere e anticipatore.

Ma soprattutto spiegano chiaramente, senza alcun tipo di incomprensione, il messaggio che ha voluto lasciare al genere umano: è vero che il nostro cervello ci porta a porre una serie di domande esistenziali ma noi non siamo obbligati a rispondervi, o per lo meno non esistono risposte standard, ognuno ha le sue e, nonostante le delusioni della vita, dobbiamo andare avanti facendoci incantare dalla nostra parte poetica che ci fa amare le bellezze del mondo.

Vox Zerocinquantuno n 7, febbraio 2017


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

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