Lo scavo dell’Università di Bologna ad Ostra di Camilla Osetta

Scrivendo di archeologia, sono necessarie alcune precisazioni: innanzitutto sfatare il mito dell’archeologo cacciatore di tesori, o temerario avventuriero, e inquadrarlo in una figura professionale precisa. Egli studia le culture umane e le loro relazioni con l’ambiente attraverso le testimonianze materiali (manufatti ed ecofatti)
e immateriali.
Il suo mestiere non consiste nel semplice dissotterramento di antiche città perdute e di oggetti belli e preziosi, ma comporta l’individuazione di siti archeologici, ovvero le tracce di attività umane di qualunque epoca o funzione, attraverso un accurato esame del terreno, al fine di ottenere importanti informazioni.

Lo scavo archeologico è una pratica in cui gli strati del terreno, formati in seguito a fenomeni naturali o all’azione dell’uomo, vengono individuati e asportati secondo la successione fisica e cronologica riscontrata, dal più recente al più antico. In pratica il terreno viene“sfogliato”nei suoi diversi livelli ed ognuno viene analizzato e documentato, come anche i materiali rinvenuti (ad esempio ceramica, monete, resti vegetali e animali, litica…) che sono raccolti e studiati in relazione allo strato di appartenenza.

La ricerca archeologica utilizza diverse tecniche d’indagine oltre allo scavo, come le foto aeree, le ricognizioni, le prospezioni geofisiche e le analisi geomorfologiche.
Le foto aeree permettono di osservare le anomalie presenti nel terreno dovute alla presenza di resti archeologici, per esempio la presenza di materiale archeologico modifica il colore della vegetazione e la sua crescita.
Le ricognizioni sono, invece, ispezioni dirette di porzioni di territorio da parte di archeologi che, camminando in file ben definite, raccolgono i materiali in superficie, emersi dal terreno in seguito alle arature con mezzi meccanici, che raggiungono una certa profondità.
Le prospezioni geofisiche inoltre analizzano le variazioni di grandezze fisiche nel terreno dovute alla presenza di resti materiali: viene misurata la resistività elettrica inserendo nel terreno della corrente attraverso degli elettrodi; le variazione del campo magnetico, di conducibilità elettrica e suscettività magnetica. Attraverso il georadar si può, invece, ottenere una scansione del terreno creando planimetrie 3D.
Infine la geomorfologia e la geoarcheologia analizzano la genesi del contesto ambientale e quindi i processi formativi della stratificazione archeologica.

Fatte queste doverose precisazioni, di seguito riporto i risultati delle ricerche condotte dall’Università di Bologna ad Ostra Vetere, alle quali ho partecipato, premesse da una breve storia antica della città.
La città romana di Ostra si trova in provincia di Ancona nelle Marche su un ampio terrazzo fluviale di fondovalle, nominata prefettura nel 232 a.C. raggiunse lo statuto municipale nel corso del I secolo a.C.. Ostra era collegata con i vicini centri di Sentinum e Sena Gallica tramite un diverticolo della Via Flaminia ed ebbe la sua massima fioritura nel II secolo d.C.. Nel VI secolo d.C., durante la guerra greco-gotica e l’invasione longobarda, la città venne abbandonata, in seguito nacquero degli agglomerati lungo il crinale in posizioni naturalmente difese.

Le prime indagini archeologiche condotte dal cavalier Baldoni agli inizi del ‘900 portarono alla luce un impianto termale, il teatro e alcune strade; gli edifici furono poi rinterrati. A partire dal 2005, gli archeologi dell’ateneo hanno condotto le loro ricerche nell’area forense. Sono emersi, nei pressi del foro, un piccolo edificio templare e un altro con delle vasche, entrambi di età augustea. In età imperiale la piazza forense venne lastricata e collegata agli assi viari, tra cui la strada principale della città che fu monumentalizzata con la costruzione di diverse strutture.

Alle campagne di scavo hanno partecipano gli studenti di archeologia di Bologna, e dal 2010, anche i colleghi di Clermont-Ferrand. Lo scorso anno abbiamo continuato le indagini nell’area del foro scoprendo numerose sepolture paleocristiane appartenenti alla fase di abbandono della città romana, rivenendo numerosi e ben conservati scheletri umani.
Ė stato messo in luce un ulteriore tratto della strada basolata, sotto la quale è stato trovato un condotto fognario realizzato in muratura. Nel settore sud è stata portata alla luce una vasca di fontana marmorea che ha suscitato grande
stupore, anche se inizialmente non avevamo dati sicuri sulla sua identificazione e sulla sua funzione. Solo dopo averla scavata completamente e aver rinvenuto la fistula plumbea, ovvero il condotto che vi portava l’acqua, ne abbiamo raggiunto la certezza.

Ogni ritrovamento suscita entusiasmo, fattore essenziale per un archeologo assieme alla passione e alla pazienza. Ė semplicemente straordinario come i resti degli antichi romani siano arrivati sino a noi, sia attraverso materiali sepolti nel terreno sia attraverso strutture che hanno resistito nei secoli agli agenti atmosferici. Non vi è dubbio sulle capacità tecnologiche di questa civiltà che ha costruito opere d’ingegneria di grande perizia: da quelle più funzionali come strade, ponti, acquedotti a quelle più maestose come templi, teatri, ville….

Tutte le sere si tornava dallo scavo stanchi e sporchi e, dopo essere stati ore e ore sotto il sole a scavare nella terra, la doccia ci appariva la cosa più bella del mondo. Durante tutta la campagna abbiamo alloggiato presso la scuola elementare di Ostra Vetere. È normale, durante uno scavo archeologico, avere un forte spirito d’adattamento rinunciando a molte comodità a cui si è abituati. Lavorando molte ore tutti assieme e condividendo gli stessi spazi si è creato un gruppo affiatato con i propri compagni di scavo, che va oltre il lavoro in se’.

Spesso accoglievamo visitatori curiosi e anche il sindaco di Ostra Vetere è passato a vedere i frutti del nostro lavoro. I cittadini hanno partecipato in gran numero alla cena romana, evento organizzato dal comune, alla fine dello scavo. È stata un’esperienza curiosa avere assaggiato i piatti cucinati secondo le ricette degli antichi. Per coinvolgere la cittadinanza sono state organizzate altre iniziative: delle conferenze per analizzare alcuni dei reperti trovati gli anni passati ed ora conservati nel museo comunale ed inoltre, è stato loro mostrato e “spiegato” lo scavo.
Ė molto importante che la gente si renda conto di quello che facciamo e abbia a cuore il proprio patrimonio archeologico che rappresenta le nostre radici culturali.

Vox Zerocinquantuno, N.2 Giugno 2016


Camilla Osetta, laureata in Storia del Mondo Antico con una tesi in Epigrafia e Istituzioni Romane e laureanda in Archeologia preso l’università di Bologna. Ha partecipato al progetto Erasmus studiando per un semestre a Leicester, in Inghilterra, e preso parte a diverse campagne archeologiche in Italia con le università di Bologna, Verona e Roma.

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