Lo spirito degli emiliani di fronte alle avversità della natura: buona amministrazione e diligente senso del lavoro. Di Riccardo Angiolini.

Da alcuni decenni oramai, l’attenzione generale verso le politiche ambientali per far fronte ai cambiamenti climatici si è notevolmente intensificata. Le cicloniche correnti d’aria che hanno raso al suolo la vegetazione forestale fra Veneto e Trentino, o le trombe d’aria che si sono abbattute sul litorale Adriatico nella prima settimana di luglio sono solo due esempi di recenti disastri causati da tali sconvolgimenti.
Per far sì che i territori e le popolazioni colpite si riprendano da simili sconquassi l’intervento dello Stato è fondamentale. Sia a livello preventivo che emergenziale, l’attenzione regionale e locale per la tutela ambientale ed il risanamento di zone colpite da eventi di questo genere rientra nelle specifiche competenze affidate dalla Repubblica a tali organi.

Troppo spesso capita tuttavia di trovarsi nell’eventualità di constatare come i suddetti interventi conoscano differenze esagerate tanto nelle tempistiche quanto negli effetti. Di fronte a certe situazioni di emergenza è infatti increscioso dover notare come il concetto di tempestività di azione, almeno da parte degli enti amministrativi, si riveli estremamente “volubile” di regione in regione.
Le sfortunate vicissitudini verificatesi fra Ravenna, Milano Marittima e Cervia nella prima manciata di giorni in luglio non hanno certo lasciato indifferenti le infrastrutture e l’economia locali. I danni fisici alle cose, come ad esempio abitazioni, strade e collegamenti elettrici travolti dalle raffiche o dagli alberi, e i danni all’economia turistica paiono ammontare ad almeno dieci milioni di euro. Non certo un’inezia per delle popolazioni che, perlomeno in buona parte, sfruttano al massimo le risorse del loro territorio proprio nei mesi estivi.
La risposta all’emergenza delle autonomie locali e della regione non ha dovuto attendere che una sola giornata e, insieme ai volenterosi dei comuni colpiti dall’ondata di maltempo, ha dispiegato forze, interventi e mezzi per ritornare alla normalità il prima possibile.
Per la regione Emilia Romagna si tratta dell’ennesimo dejà vu di questo genere: già in passato si era fatta trovare immediatamente attiva per ovviare ad emergenze analoghe.

Basti pensare al terrificante incidente verificatosi lo scorso 6 agosto 2018, quando la collisione fra due automezzi pesanti causò una mastodontica esplosione sul ramo di A14 adiacente a Borgo Panigale. Il terribile scoppio, oltre ad aver formato un vero e proprio cratere in mezzo all’autostrada e la chiusura della tangenziale, ha portato alla morte dei due conducenti, 145 feriti e danni per oltre 10 milioni di euro. Eppure, a 56 giorni dall’incidente, sia il ramo autostradale che il corrispondente tratto di tangenziale erano già stati riaperti con successo.

Lo stesso discorso potrebbe farsi riguardo ad un ben più tragico evento: il potente terremoto che colpì la quasi totalità delle province emiliane sette anni or sono. Le ampie e dilanianti scosse di magnitudo causarono allora 27 morti, migliaia fra feriti e sfollati, nonché intorno a 11,5 miliardi di euro di danni soltanto in Emilia Romagna.
Se oggi quel 2012 ci pare così lontano lo dobbiamo principalmente ai tempestivi e puntuali interventi messi in atto sia dalla protezione civile, da enti locali e regionali, che dall’animata e sentita partecipazione di tutta la popolazione (non solo emiliana) che si è adoperata per fare la propria parte e aiutare coloro colpiti dalla tragedia.

Dobbiamo, in questi termini, sentirci estremamente fortunati a risiedere in una regione dove le risorse amministrative e quelle di partecipazione umana si intersecano così armonicamente. Lo spirito tipico della regione Emilia Romagna, delle sue province e dei suoi operosi abitanti, è stata una componente fondamentale ed essenziale per far sì che la ripresa fosse rapida.
Sentimenti di dovere, fratellanza e generosità hanno certamente sostenuto l’azione amministrativa in quest’ambito, e la collaborazione fra la parte politica e la parte civile è riuscita a coadiuvare le risorse necessarie a ristabilire ordine e dignità sociale.

Stessa cosa non si può certo dire per casi di tragedie analoghe, come i sismi del centro Italia o il catastrofico terremoto che colpì l’Aquila. Quel 2009, per gli abruzzesi, non è lontano come il 2012 emiliano. La ragione in questo caso non è da addursi ad una mancanza di spirito collettivo, quanto piuttosto a insufficienti o mancati interventi da parte delle autorità competenti.
Questa pagina amarissima della storia italiana, ancora da finire di scriversi, dovrebbe renderci più consapevoli della necessità di ottimizzare l’uso delle risorse di cui regioni ed enti locali dispongono. Il feroce dibattito sulle autonomie regionali acuitosi negli ultimi tempi potrebbe fornire alcuni utili spunti. Se da un lato è buono e giusto destinare fondi statali a Regioni dalle particolari necessità, bisogna anche ammettere che una maggiore autonomia di tali organi rispetto alla Repubblica potrebbe responsabilizzarne le spese e gli investimenti. L’esempio dell’Emilia Romagna è certamente il faro della direzione verso cui spingersi, auspicandosi che tutti facciano la loro parte.

Vox Zerocinquantuno n.36 agosto 2019

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