Lo Sportello comunale del Lavoro: la proposta bolognese per l’integrazione sociale e professionale, di Riccardo Angiolini

Da una manciata di giorni il Consiglio dei Ministri ha approvato e dato il via libera ai decreti legge riguardanti la Quota 100 ed il tanto agognato Reddito di Cittadinanza. Un traguardo questo, per il “governo del cambiamento”, che rappresenta la concreta realizzazione di una fra le più grandi promesse fatte in campagna elettorale.
 Ma è proprio vero che ogni rosa ha le sue spine, e se già erano in tanti gli scettici riguardo al Reddito, in seguito ai costanti aggiornamenti e correzioni da parte dell’esecutivo questo numero è cresciuto. Il ribasso delle spese e l’inasprimento dei requisiti necessari per accedere al servizio hanno messo fine alle speranze di molti, delineando così una soglia più limitata degli aventi diritto.

Se a livello nazionale la massiccia campagna di impulso all’occupazione ha subito un chiaro ridimensionamento, a livello locale il biennio 2017-2018 ha conosciuto lo sviluppo di analoghe iniziative. All’alba del nuovo anno il Comune di Bologna, in un apposito comunicato stampa, ha rilanciato lo Sportello comunale per il Lavoro, riportando l’attenzione su uno dei più importanti servizi messi a disposizione dal Municipio.
 Lo sportello, ubicato in vicolo Bolognetti 2, si occupa di prestare aiuto a tutti i cittadini in cerca di un’occupazione stabile o che per la prima volta si approcciano al mondo del lavoro. È inoltre dedicato a tutti coloro che desiderano intraprendere un nuovo iter professionale, attraverso momenti e corsi di formazione, aggiornamento e rafforzamento delle competenze necessarie.
 Si parla perciò di un servizio pubblico che, mediante la doppia azione di analisi del curriculum e accesso ai portali lavorativi locali, costituisce un ponte al fine di “accorciare le distanze tra la persona e le richieste del mercato del lavoro”.

Inserimento (e re inserimento) nel mondo del lavoro e non solo, ma anche attenzione e assistenza sociale per le fasce più penalizzate. Seguendo una direttiva regionale risalente al 2015, nel biennio 2017-18 la sede di vicolo Bolognetti si è dotata di un’équipe multi professionale col compito di integrare e facilitare l’inserimento socio lavorativo delle persone in condizioni di fragilità e vulnerabilità. Per la prima volta si è assistito alla collaborazione di servizi sociali, servizi sanitari e Centri d’impiego, che hanno attuato misure comuni e integrate per il perseguimento di tale fine.

Non sono soltanto le belle parole a rendere l’idea del lavoro svolto in questi ultimi anni: alle buone intenzioni e ai propositi vengono affiancate cifre che, sebbene possano non sembrare eccezionali, dimostrano i buoni risultati degli interventi e, soprattutto, regalano qualche speranza. 
Durante l’anno appena trascorso gli accessi al servizio sono stati 4319, affiancati da un entusiasmante incremento mediatico sia sul sito ufficiale, che ha registrato ben 364 mila accessi, sia sulla pagina Facebook, giunta al termine del 2018 a quota 8681 seguaci. 
Inoltre, per quel che concerne la piattaforma di assistenza sociale “Lavoro per Te”, vi si sono approcciate poco più di un migliaio di persone, delle quali 768 annesse alla categoria di “fragilità”, e per le quali sono stati sviluppati 441 progetti personalizzati che prevedono l’inserimento in attività formative professionali, tirocini o corsi di aggiornamento o potenziamento.

Lasciando i numeri agli statistici, si osserva come un progetto fondato sull’intreccio di persone, professionisti e autorità locali sia in grado di promuovere un tale slancio. Un impulso integrativo e, non dimentichiamolo, produttivo che ribadisce l’efficacia di misure come queste, basate sulla conoscenza del territorio, sulla competenza e la capacità degli enti di comunicare fra di loro. Insomma, l’esempio di Bologna può rappresentare un valido spunto di riflessione rapportato al caso italiano?
 Ebbene sì, e pur prendendo le adeguate precauzioni prima di avventurarsi in un confronto così spinoso, crediamo che alcune considerazioni sia giusto farle.

Chiaro è che i risultati ottenuti dallo Sportello (ancora piuttosto modesti) non possono essere paragonati all’obiettivo che, grazie alla manovra economica, dovrebbe essere raggiunto mediante il Reddito di Cittadinanza. Così come è impensabile pensare alle medesime dinamiche organizzative applicate a livello nazionale, presumibilmente irrealizzabili sul piano logistico e burocratico.
Possiamo però constatare come la matrice umana di inclusione e aiuto personalizzato si sia dimostrata efficace tanto nell’immediato dei risultati, quanto nella crescita stessa dell’interesse riguardo al servizio offerto dal Comune.

Forse, piuttosto che un reddito “ad excludendum”, una possibile soluzione per arginare il dilagare della disoccupazione e ricomporre la frattura fra cittadini e mondo del lavoro, può essere proprio quella di affidare simili progetti alle amministrazioni locali. Iniziative come quella di Bologna che, purtroppo, passano spesso in sordina, ma sono animate dall’eterno valore di giustizia sociale.

Vox Zerocinquantuno n.30, febbraio 2019

 

Foto: Informagiovani Nikelino

 

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