Lo strano equilibrio tra ipocrisia e umanità, di Chiara Di Tommaso

In tempi di emergenza, sono tanti i nodi che vengono al pettine. Questioni irrisolte, problemi ignorati, dinamiche mai veramente affrontate, nascosti sotto il tappeto da sempre, sono riemersi in questa situazione così complessa per il nostro Paese, con una tale forza che è difficile rimetterli al loro posto, lontano dagli occhi. Dal sovraffollamento delle carceri alla fragilità del sistema sanitario, dall’instabilità economica di tante famiglie al potere della criminalità organizzata, dagli scandali delle residenze sanitarie per anziani al rischio di abbandono scolastico, dai forti divari sociali e disuguaglianze alla gestione dell’accoglienza dei migranti, dall’insicurezza del mercato del lavoro allo sfruttamento irregolare e l’economia sommersa. Sono talmente tanti i motivi di intervento, che può essere difficile decidere da cosa cominciare, e la colpa è sicuramente del continuo e incosciente accantonamento, anno dopo anno, una legislatura dopo l’altra.

 

Oggi dunque, in cui tutto sembra essere venuto a galla e molti fingono di cadere dalle nuvole, sul tavolo del governo è apparsa una proposta per la regolarizzazione dei migranti che si trovano attualmente in Italia senza permesso di soggiorno, che mira a diversi obiettivi, che potrebbe essere un primo passo verso la presa di coscienza e quindi la risoluzione di più d’una piaga del nostro Paese. Sono stimati essere circa 600 mila le persone straniere irregolari al momento presenti sul territorio, di cui la maggior parte lavora, senza contratto e senza diritti, come braccianti nell’agricoltura e nel settore di assistenza alle famiglie come badanti e colf. Questa manovra, per ora ancora solo una bozza che potrebbe inserirsi nel decreto di maggio, non è priva di controversie ed è stata ampiamente dibattuta a livello sia politico che di opinione pubblica. Da una parte l’alleanza Pd e Italia Viva, con in prima linea la ministra dell’Agricoltura Bellanova promotrice e forte sostenitrice del progetto, dall’altra senza dubbi la Lega di Salvini, che minaccia mobilitazioni, ma anche buona parte del Movimento Cinque Stelle, in particolare Di Maio e Crimi, che spezza così la maggioranza di governo, sostenendo con forza l’inutilità di una “sanatoria” e cercando di tagliare sia in termini di durata del permesso che di numero di beneficiari. L’idea iniziale si basa su un permesso di sei mesi, rinnovabile una volta, ottenibile attraverso una dichiarazione del datore di lavoro se occupati, altrimenti un permesso di ricerca di lavoro. Le questioni in campo, che spiegano l’accesa discussione, sono molteplici: innanzitutto la carenza di manodopera stagionale dovuta all’emergenza sanitaria e alla chiusura delle frontiere, e l’impellente esigenza degli agricoltori di trovare braccia per non perdere il raccolto hanno animato la richiesta a gran voce, per quanto ricca di ipocrisia, di quegli stessi migranti che fino a poco fa si volevano rimandare al loro paese. In secondo luogo l’urgenza di risolvere uno dei tanti nodi, lo sfruttamento illecito e illegale che avviene proprio nei campi, spesso ad opera di caporali mafiosi. I migranti senza permesso regolare infatti non hanno altra alternativa che trovare lavoro in nero presso questi istituti di criminalità organizzata, dove vengono fatti lavorare e vivere in condizioni disumane, pagati miseramente, senza alcuna tutela né minimo diritto. Infine la necessità di controllo intrinseca nella fase di riapertura delle attività economiche, che prevede il rispetto del distanziamento sociale e di precauzioni igienico sanitarie che sicuramente non verrebbero rispettate in questi contesti, a discapito della salute tanto dei lavoratori irregolari quanto di tutti i cittadini.

 

Non è chiaro quali saranno gli interessi e le parti che prevarranno, né cosa ne sarà della bozza una volta che arriverà nelle mani dei Presidente del Consiglio e si concluderà in qualche modo la trattativa. Quel che è sicuro è che ciò che verrà deciso avrà importanti conseguenze non solo nel tempo presente di emergenza sanitaria, ma anche nel futuro, in quanto potrebbe essere l’inizio di un percorso di lotta alle ingiustizie, alla criminalità, all’evasione. Nonostante il clima in cui è nata questa proposta non sia dei migliori, sembra che siano più l’ipocrisia e l’egoismo a parlare piuttosto che la voglia di giustizia e umanità. L’emergenza ha offerto una buona occasione che bisognerà saper cogliere. Come ricorda Aboubakar Soumahoro, attivista sindacale che da tempo dà voce ai braccianti invisibili: “Il governo deve fare presto, perché la pandemia è una voragine che si è aperta sul corpo già martoriato dalla precarietà e dalla disoccupazione. Dobbiamo rimettere al centro l’essere umano. È cinismo legare la regolarizzazione agli interessi del mercato”.

Vox Zerocinquantuno, 10 maggio 2020


Foto: Chiara Di Tommaso

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