“L’ora legale”. Ma che voglia di cambiare!… o forse no? Di Fabio Bersani

Quest’anno tra i nomi italiani candidabili all’Oscar come miglior film straniero compariva anche il nome dell’ultima commedia di Ficarra e Picone, l’ora legale.

Perché parlare del film del duo comico siciliano? Non è in fondo la solita commedia all’italiana? Ce n’era davvero bisogno di un’altra?

Superficialmente potremmo dire di sì, in fondo è l’ennesima commedia di Ficarra e Picone in pieno stile surreale, quasi grottesca a tratti. Ma se aguzziamo lo sguardo, se andiamo oltre la trama e le vicissitudini iniziali dei due protagonisti e degli abitanti di Pietrammare (immaginario paesino siciliano, le riprese sono avvenute nella splendida Termini Imerese), possiamo osservare come in realtà il paesino sia preso solo ad esempio e che in fondo ci troviamo di fronte ad una metafora socio-politica dello spaccato italiano attuale.

Gli abitanti di Pietrammare dopo un risveglio di coscienza politica e legale decidono di votare per un nuovo volto politico, di eleggere come sindaco il professore Pierpaolo Natoli, uomo di cultura e con enorme spirito di rinnovamento. Sul paese sembra soffiare un nuovo vento di legalità.

Dopo anni di politica clientelare, e successivamente l’arresto preventivo posto in atto dalle forze dell’ordine ai danni del sindaco uscente Don Raffaele, sembra davvero che il terreno sia fertile per il nuovo sindaco e che esso possa portare il tanto sperato cambiamento chiesto dai suoi concittadini.

Film di grande attualità date le aspettative di astensionismo che sembrano imperversare nella nostra penisola in previsione delle elezioni tra due mesi.

La pellicola del duo siciliano ci mostra, in chiave volutamente ironica, ma non troppo, tutte le sfaccettature del nostro bel Paese: politica clientelismo, furbetti del cartellino, evasori fiscali, parcheggiatori abusivi e tanto altro ancora.

La speranza e la voglia di cambiamento si esprimono attraverso la rabbia per anni di immobilismo e corruzione politica espressa nero su bianco in sede elettorale, portando così ad eleggere come primo cittadino di Pietrammare l’onesto Pierpaolo Natoli. Il neo eletto sindaco riuscirà nell’ardua impresa di non piegarsi alle tradizioni politiche del borgo siciliano? Riuscirà a non deludere i propri elettori che con coraggio e speranza hanno votato la preferenza per un volto nuovo, avulso da corruzione e clientelismo?

Tante domande orbitano attorno al nuovo incarico del professore. Siamo davvero sicuri che possa bastare una sola persona a cambiare un intero sistema, seppur sostenuto dai suoi elettori?

Il film non è solo una metafora della politica italiana attuale, ma è prima di tutto uno spaccato della nostra società, della voglia di cambiamento e dell’inconsapevolezza del render conto di ciò che davvero implica il cambiamento.

L’italiano medio dipinto come Giano bifronte, ma di quale realtà si fa realmente custode?

La recitazione risulta essere quasi teatrale, ma la storia che appare così grottesca, sembra essere più realtà che finzione. Se Pietrammare fosse ambientata qualche centinaio di chilometri più su, non stupirebbe ugualmente. Ad essere messo in discussione nel film di Ficarra e Picone non è solo la politica siciliana, bensì una cultura politica nazional-popolare nel blu dipinto di blu, da nord a sud, dalla montagna al mare, da chi chiede l’innovazione a chi è un fervido conservatore.

Il centro delle riflessioni non è sulla classe politica, bensì su chi chiede un mutamento ma forse senza nemmeno sapere di quali sacrifici tale richiesta si fa portatrice.

Il duo comico, in chiave surreale, tra sorrisi, situazioni tragicomiche e con tanta ironia, ci preparano a quelle che sono le elezioni più attese degli ultimi anni.

Una pellicola che ci lascia non solo un sorriso, ma anche tante domande che vanno oltre lo schermo e le vie irte di Pietrammare.

Una commedia riflessiva che trova spazio in un momento incerto per le sorti politiche del nostro Paese. Un film che dovrebbe servirci a capire in primis il valore delle nostre richieste di fronte ad un’offerta politica che, mai come ora, riflette le nostre esigenze, ma che riflette anche le nostre paure e le nostre incertezze.

Un film semplice, diretto e non banale. Una storia non così immaginaria, che a tratti sembra porsi come un inquietante scenario politico-sociale, in un Paese che da lustri inneggia al cambiamento ma che non accetta i costi del suo passaggio. Un film però anche pieno di forza di volontà e passione, con l’augurio che questa volta la realtà non superi la finzione, buon ora legale a tutti.

Vox Zerocinquantuno n.19, Febbraio 2018

(In copertina foto da Cinema.popcorntv.it )


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film.

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