Lorenzo Quadraro racconta L’Equazione di Cassandra, di Francesca Colò

Lorenzo Quadraro, classe 1987, è l’autore di L’equazione di Cassandra, romanzo noir edito lo scorso anno da Viola Edizioni ed opera prima dell’autore. Quadraro racconta e intreccia le vite di tre diversi personaggi, Giulio, Adele e Ilaria, i quali sembrano apparentemente slegati, ma in realtà sono indispensabili l’uno per lo sviluppo della storia dell’altro.

Terminata la lettura – trovate la mia recensione proprio in questo numero di Vox – ho avuto la fortuna di fare a Lorenzo qualche domanda sul suo libro e di soddisfare diverse curiosità.

 

Ciao Lorenzo. Innanzitutto, visto il tuo percorso di vita, come mai hai deciso di dedicarti alla scrittura? Vuoi raccontarci com’è nata l’idea del libro e in che modo hai dato vita ai suoi personaggi?

violaeditrice.it

Ciao Francesca, l’idea è nata un po’ per caso, un po’ per necessità. Da tempo avevo in testa l’immagine di una donna forte, disposta a qualunque cosa pur di proteggere la persona che ama e quella di uno studioso di astrofisica, in particolare dei buchi neri. Le vicende hanno assunto contorni più precisi una volta che ho cominciato a scrivere. Per tutto il periodo universitario mi sono dedicato a scrivere e dirigere lungometraggi; lavoravo con mio fratello e un gruppo di amici, insieme abbiamo vissuto delle bellissime esperienze, poi dopo la laurea uno è emigrato in Repubblica Ceca, io e altri abbiamo cominciato lavorare e ci siamo un po’ persi. Ma dopo un anno mi mancava terribilmente lavorare ad un progetto artistico, così ho scritto da solo alcuni appunti su questa storia. Mano a mano che procedevo mi sono reso conto che scrivere mi piaceva, mi ero anche  appena lasciato con la fidanzata in modo un po’ brutto e triste, ho perso il lavoro e scrivere è stata l’unica cosa che potevo fare. 

Quanto ai personaggi, Giulio l’ho creato un po’ come una sorta di mio alter ego (la sua vicenda con Adele assomiglia in parte a una mia esperienza reale). Ilaria invece è stato il primo personaggio ad entrare ufficialmente nel “cast”, tuttavia su di lei ho cominciato a scrivere un po’ dopo. Il personaggio di Cassandra l’ho disegnato basandomi su una ragazza che vedevo sull’autobus, poi dopo un anno l’ho letteralmente abbordata per strada e le ho rivelato questa cosa (la ragazza della copertina è proprio lei).

Quello di Ilaria appare diverso dagli altri personaggi femminili del romanzo. Emerge infatti una forte differenza tra la sua rappresentazione e quella delle altre donne della storia, delle quali tendi a sottolineare principalmente l’aspetto esteriore. Raccontaci un po’ di lei e del lavoro di introspezione che hai fatto sul suo personaggio.

Ilaria De Nardo rappresenta il tipo di donna di cui potrei innamorarmi follemente. Ho pensato che per costruire e delineare un personaggio che potesse essere amato dai lettori avrei dovuto amarlo prima di tutto io. E in effetti il nostro è stato un rapporto lungo e tormentato. Per quanto riguarda il suo tatuaggio, un giorno in piscina ho notato una donna con una geisha disegnata sulla scapola e ho deciso che Ilaria avrebbe avuto lo stesso particolare.

La ricerca sul personaggio è stata parecchio tormentata a livello interiore: mi sono immedesimato a lungo in lei; qui lo dico e qui lo nego, ma ho dovuto persino creare ad interim un profilo falso su Facebook per vedere come gli uomini si approcciano a una bella donna. Per un mese ho chattato con degli sconosciuti pensando come lei e assorbendo una rabbia e un disgusto nei confronti degli uomini che mi ha fatto capire tante cose e quella rabbia gliel’ho trasmessa così come l’ho provata io. In seguito mi sono iscritto a un blog di guardie giurate per capire cosa fanno e che armi usano. Sono andato in armeria a provare la Glock 17 e ho guardato parecchi video su Youtube su quel tipo di pistola in particolare. Poi ho fatto altri studi su argomenti delicati che la riguardano, ma che non dico per non svelare troppo della trama. Credo che l’aspetto che rende interessante questo personaggio si ricavi proprio nelle sue zone d’ombra. Come diceva Jung, l’incontro con se stessi è una delle esperienze più sgradevoli che si possano fare e si tende a proiettare tutto il negativo sul mondo che ci circonda. Chi invece è in condizione di vedere la propria ombra e di sopportarne la conoscenza ha già assolto una piccola parte del suo compito.

Lungo tutto l’arco del libro non sveli mai in che città o in quale periodo storico ci troviamo. La Sardegna però torna spesso all’interno della narrazione, tanto da diventare il luogo in cui tutta la storia arriva a compimento. C’è un motivo particolare per cui hai scelto proprio questa regione?

Youtube.com

Il periodo storico è quello attuale, la città di riferimento praticamente è Brescia, anche se non viene mai esplicitato, ma chi ci abita può riconoscere bene alcune sue zone, sia del centro che del lago di Garda.

Bella la domanda sulla Sardegna: è stata scelta in modo istintivo, se ci pensi la storia, dal prologo fino all’epilogo, è strutturata ad anello con la tecnica della ring composition e un’isola non è altro che questo: un anello, un punto di inizio e di fine che si congiungono per dare vita a qualcosa di autonomo, un luogo che puoi percorrere in tondo, ma che ogni volta cambia anche un po’. Mi piaceva questa idea e la Sardegna si presta molto bene come ambiente di separazione, ha qualcosa di mistico e selvaggio che mi ha sempre attirato.

Le vicende finali de L’equazione di Cassandra sono decisamente inaspettate. Avevi già in mente fin dall’inizio quale sarebbe stato l’epilogo per i tuoi protagonisti oppure lo hai deciso in corso d’opera? Mi raccomando, non sveliamo troppo ai lettori di Vox!

In linea di massima conoscevo già la fine del romanzo, anche se non nei dettagli specifici. Più che altro è stato molto complesso il lavoro di “montaggio” delle diverse parti, perché io scrivevo su tre files differenti le vicende di Giulio, Ilaria e Cassandra, anche proprio per creare il senso di storia “parallela” che sta alla base del romanzo.

Inizialmente conoscevo già la storia, ma non le vicende, che sono solo una delle sue declinazioni. Spessissimo leggiamo libri che altro non sono che il resoconto di alcune vicende, ma io volevo incastonarle all’interno di qualcosa di più complesso: una storia appunto. Quindi sì, avevo già in mente l’alfa e l’omega, il difficile è stato creare tutto quello che sta nel mezzo: per esempio il personaggio del Greco è stato inserito per ultimo, pochi mesi prima che terminassi di scrivere la prima bozza del testo. Sentivo che mancava qualcosa alla vicenda di Ilaria e ragionando sulla sua situazione ho ritenuto interessante tessere questa sotto-trama.

Se il Q&A con Lorenzo Quadraro vi ha incuriositi, non vi resta che leggere L’equazione di Cassandra e immergervi nelle storie di Adele, Ilaria e Giulio!

Vox Zerocinquantuno n.13agosto 2017

 

#In copertina, foto dalla pagina Facebook dell’autore durante la presentazione ufficiale del libro


Francesca Colò è laureata in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale presso l’Università di Bologna. È da sempre interessata alle problematiche di genere e alla condizione femminile. Appassionata di serie TV, cerca di unire l’attenzione verso le donne a quella nei confronti dei mass media e dei loro prodotti.

 

 

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