Loro 1-2: la grande caduta, di Fabio Bersani

Sorrentino, dopo la parentesi di Youth torna a girare un film in Italia, sull’Italia. La pellicola verte su uno dei personaggi politici più discussi della seconda repubblica italiana, dando una personalissima interpretazione e costruzione del personaggio di Berlusconi che non siamo pubblicamente abituati a vedere.

Il tocco del regista partenopeo è evidente, ma mai eccessivo. Bravo nel porre in evidenza tratti e costumi dei suoi personaggi, riuscendo nel difficile compito di ricostruire uno spaccato italiano, una parte di società che rappresenta un’italianità presente nella nostra penisola negli ultimi 15 anni.

Il titolo del film fa subito capire che, nonostante il protagonista indiscusso sia l’ex premier di Arcore, un ruolo non certo di nicchia viene ricoperto da chi dall’esterno lo guarda e gli orbita attorno. Coloro che puntano al leader di Forza Italia, magari ambendo anche a poterlo raggiungere e superare un giorno. Un Loro, quello di Sorrentino, raccontato in tutte le sue sfumature e in tutta la sua complessità.

Un film sul declino di Berlusconi, ma anche sulla caduta di tutti quelli che negli anni hanno imparato a conoscerlo e hanno sognato di poter essere al potere con lui.

Scelta discutibile quella di dividere la pellicola in due, essendo la durata di Loro meno di 3 ore e mezza, ma comprensibile dato il cambio ritmico ed enfatico tra il primo ed il secondo film. Il regista campano dirige una pellicola che sa molto di opera teatrale, tra la divisione in atti, la scelta di un attore come Servillo (oramai vero e proprio sodalizio tra i due) e un cast corale sullo sfondo di luci e costumi che dipingono una vera e propria maschera italiana, quella dell’italiano arrivista.

Il film ritrae una moralità avida e corrotta, pochi i personaggi che si estraniano da questa categoria, forse uno di questi pochi è proprio il personaggio interpretato da Toni Servillo. Nel momento più dolente della sua relazione con Veronica Lario, il Berlusconi di Sorrentino mostra un volto diverso da quello che la cronaca è abituata a raccontare, l’umanità del dolore, nel vedere fatta in mille pezzi la propria relazione coniugale. Sorrentino ci racconta di un personaggio ricco di sentimenti e sfaccettature, a differenza della pochezza di chi insegue il successo e la maschera di Berlusconi.

Si assiste ad un escalation di emozioni, un film fatto di contrasti, alcuni molto decisi. Il regista non vuole solo raccontare una storia o descrivere una maschera, non c’è solo l’italiano che insegue Berlusconi, in Loro c’è la storia dell’Italia degli ultimi anni. Un’immagine della città di L’Aquila post terremoto, tra macerie, lacrime e disperazione, una fotografia, quella di Sorrentino, che è ancora viva nell’immaginario collettivo. Questo in forte contrasto con scene di festini, donne mercificate, droga e casta.

Il grande ed il piccolo, una moderna storia di Davide e Golia, dove Davide ha smesso di combattere ed ora pensa ad insegue il suo nuovo idolo, per raggiungerlo, per diventare come lui.

Poteva non esserci Berlusconi, ma mai Sorrentino sarebbe riuscito a sostituire il Loro, o meglio, Noi.

Vox Zerocinquantuno n.23, giugno 2018

In copertina foto da La Repubblica


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film

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