Loving Pablo: il fascino del male, di Alessandro Romano

In America il flim di Fernando León de Aranoa è conosciuto come Loving Pablo, in Italia è stato distribuito con il titolo Escobar: il fascino del male. Il riferimento è alla co-protagonista della pellicola che si lascia ammaliare dal carisma del più grande narcotrafficante della storia. Ma evidentemente il personaggio di Escobar continua ad esercitare il suo fascino anche a livello cinematografico dato che siamo già alla terza opera ispirata al suo personaggio. Negli ultimi tre anni abbiamo assistito all’incredibile successo della serie Netflix “Narcos” (2015) e al film “The infiltrator” del 2016 con Bryan Carston protagonista (Breaking Bad).

Tratto dal romanzo “Loving Pablo – Hating Escobar” di Virgina Vallejo riviviamo gli anni di ascesa e declino del trafficante che ha saputo piegare il governo colombiano e tenere in scacco i federali americani per anni. Il punto di vista è appunto quello della giornalista (Penelope Cruz) Virginia Vallejo che dopo un’intervista con Escobar s’innamora di quest’ultimo e cede al fascino dei soldi e della vita privilegiata che questi comportano.

Havier Barden ipnotizza col solito carisma da attore geniale, capace ogni volta di indossare una maschera diversa e di modellarla perfettamente ai suoi connotati.
La Cruz invece appare stranamente un po’ fuori fuoco. Forse perché conosciuta come attrice impegnata, il ruolo della donna interessata solo ai soldi e ai capi firmati risultano essere un “vestito” che probabilmente non le si addice troppo.

Il film nonostante un buon ritmo non aggiunge niente di nuovo, né sulla vita di Escobar, né in generale sul genere Mafia/Storie criminali.
Usare un punto di vista differente (quello dell’amante) certamente non è bastato a dare linfa a un film che invece, dato il soggetto, poteva regalare certo più emozioni e spazi di riflessione.
Manca la componente epica che ha reso grandi opere come “Il Padrino” o “C’era una volta in America”, in cui il male aveva sì il fascino, ma la narrazione conteneva momenti di tragedia legati all’evoluzione dei personaggi, di cui, assistendone alla crescita si era portati a provare una sorta di affezione e quindi anche a una stigmatizzazione severa per le scelte più estreme e crudeli. Qui invece si rimane abbastanza distanti dal coinvolgimento emotivo e ci si ritrova a chiedere dove voglia andare a parare la trama, perché nonostante colpi d scena e un film sostanzialmente ben fatto nelle immagini, ci si ritrova di fronte a un’opera che sembra posizionarsi esattamente a metà tra l’elogio del male e una sorta di poliziesco in cui sai già che alla fine vincono i buoni. Certo, il potere, nella sua accezione mafiosa e a livello cinematografico, porterà sempre con sé una certa dose di fascino, ma di certo questo non basta a rendere una storia fuori dal comune un grande film.

Vox Zerocinquantuno n.22, Maggio 2018

In copertina foto da Sbs.com


Alessandro Romano ha conseguito la laurea in Sociologia presso la Facoltà di “Scienze Politiche” di Bologna. Dopo un breve periodo di lavoro in Irlanda torna in Italia e si laurea al Corso Magistrale di“Scienze del Lavoro” all’Università degli Studi di Milano con la tesi: “Mercato del Lavoro e Immigrazione: un confronto tra Italia e Spagna negli anni della crisi economica globale”

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