L’Uccello dalle piume di cristallo & Eraserhead, di Fabio Bersani

 

Il Cinema Ritrovato Bolognese di quest’anno ci offre diverse pellicole restaurate di grandi capolavori tagliandati anni 30 e non solo, a cui forse la memoria storica cinematografica non aveva ancora reso giustizia, pellicole che, come spesso accade, grazie al tocco della cineteca felsinea tornano a rivivere in tutto il loro splendore e a prendersi quella fetta di pubblico che ancora mancava.
Fare una selezione tra tutti i vecchi lavori presentati all’evento bolognese non è stato facile, ma la scelta alla fine è ricaduta su due opere che hanno dato il là alle carriere internazionali di due registi a volte un po’ controversi, ma sempre molto amati dal pubblico: Dario Argento e David Lynch.

I primi. I film presi in esame sono entrambi elementi di un decennio emblematico e di sperimentazione come è stato quello degli anni 70. A portare alta la bandiera del nostro Paese a questa festa del cinema ci pensa il regista romano con il suo primo lavoro, L’uccello dalle piume di cristallo. La pellicola che fa parte di una trilogia definita dal regista stesso, la trilogia degli animali, avvia la carriera nazionale ed internazionale del regista nostrano molto apprezzato anche dalla critica e dal pubblico transalpino e negli USA.
Un altro grande “primo” è quello di Lynch, Eraserhead. Il film del ’77 si presenta subito con un forte impatto sulla critica, che rimane stupita da una pellicola che, come sostiene lo stesso Lynch, è più una rappresentazione onirica che un vero e proprio lungometraggio, una ricostruzione di alter su ego che lancia il regista statunitense verso una carriera che prosegue con grande successo ancora fino ai giorni nostri. Nonostante Eraserhead sia solo il primo tra tutti i suoi lavori, già si possono scorgere quelli che saranno i temi e le dinamiche di un regista che spinge molto su musiche, storie senza un ben definito finale e che punta tutto sulle emozioni che può provocare, proprio per questo motivo risulta essere molto amato dal suo pubblico di fedelissimi.

Maestri del mistero. Già in questi due grandi primi possiamo scovare gli elementi che accompagnano i due registi interamente nelle loro carriere, tra tutte le varie sfumature possiamo senza alcun dubbio definire i due cineasti dei maestri del mistero. Dario Argento è riconosciuto per le sue pellicole horror in tutto il mondo, ma quello che non manca mai in nessuno dei suoi lavori è un mistero che si manifesta all’inizio del film e che accompagna lo spettatore fino alla fine dello stesso, spesso con un vero e proprio finale a sorpresa che spiazza il pubblico. Non a caso la stragrande maggioranza dei film diretti dal regista romano sono anche stati scritti dallo stesso. Nel “L’uccello dalle piume di cristallo” il protagonista rimane in Italia per aiutare nelle indagini di un tentato omicidio di cui è stato testimone oculare, ma c’è un dettaglio che gli sfugge e che verrà scoperto assieme agli spettatori soltanto alla conclusione della pellicola.

Di certo anche Lynch non può non essere definito anch’esso un maestro del mistero, tutti i suoi lavori sono accompagnati da così tanti enigmi che portano quasi lo spettatore verso un senso di sconforto, ma che appassionano il pubblico, il quale, col passare del tempo è diventato sempre più folto riconoscendo la genialità del regista statunitense. Eraserhead è un film in bianco e nero semimuto ambientato in un’epoca nel quale i colori e i suoni non sembravano dover essere più messi in discussione, ma è proprio qui che si vede il genio del cineasta che intende trasportare, anche in modo molto intenso e senza filtri, dallo schermo allo spettatore, emozioni e sensazioni con una pellicola dalla trama dubbia e un finale ancora più enigmatico. Proprio queste sfumature grottesche e i tanti dubbi rendono lo stesso Eraserhead un arcano su pellicola che a distanza di anni mostra il suo valore, forse non facile e di conseguenza non per tutti, ma che sicuramente merita per ciò che riesce a trasmettere.

Gli ammiratori. Infine, è quindi importante sottolineare il seguito, a volte incostante, che i due registi hanno avuto con la critica, nazionale e non, ma soprattutto è da porre in evidenza il rapporto che, dai primi loro capolavori, il grande pubblico ha creato con loro. Gli spettatori sono stati come veri e propri seguaci fanatici delle loro inconsuetudini trasposte sul grande schermo e di due registi mai banali che a modo loro hanno svecchiato il genere del mistery ispirandosi ad un passato cinematografico glorioso che rivive anche grazie alla cineteca di Bologna.

Vox Zerocinquantuno, n 14 settembre 2017


In copertina foto da Wired

Nel testo foto 1) da Chimai

Nel testo foto 2) da Imdb


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film.

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