Lucky, una riflessione sul tempo che se ne va via. Di Fabio Bersani

È in uscita in questi giorni nelle sale cinematografiche italiane, il primo lavoro da regista dell’americano John Carroll Lynch. Il film si intitola Lucky e prende spunto dal soprannome del protagonista della pellicola interpretato dal caratterista Harry Dean Stanton.

Lucky è la storia di un novantenne americano che nonostante gli alcolici e le sigarette gode di ottima salute, vive in una piccola cittadina nel sud degli Stati Uniti passando le giornate tra cruciverba, quiz televisivi ed il suo bar di fiducia dove sorseggia Bloody mary.

Lucky è ateo e nonostante viva da solo da una vita intera non soffre di solitudine. La sua vita prende improvvisamente una piega diversa dopo una caduta accidentale nella sua abitazione, l’incidente porta il medico della cittadina a farlo ragionare sulla sua età e sulle conseguenze che il tempo ha sul nostro corpo, portando così il protagonista a pensare per la prima volta nella sua vita alla morte.

La pellicola è una sottile metafora della vita, dalla giovane età sino alla morte. David Lynch (il quale ha diretto più volte sul grande schermo le doti recitative di Harry Dean Stanton) prende parte al cast del film e lo vede interpretare il ruolo di un bizzarro amico nella vita di tutti i giorni di Stanton. Il personaggio interpretato dal noto regista del Montana è passionale e pensieroso, riflette su quando finiranno i suoi giorni su questa terra e dà importanza ai legami sentimentali, in particolare verso la sua testuggine (il presidente Roosvelt).

Lynch tratta un tema, quello della morte, con grande abilità e semplicità. Il regista ricrea il parallelismo tra uomo e natura, mostrando come quest’ultima tenda sempre a sopravvivere alla presenza dell’uomo, visto come essere più mortale, il cui passaggio su questo pianeta resta più breve rispetto alla vita di alcuni animali (come quella della testuggine Roosvelt) o di alcune piante, ad esempio il cactus inquadrato nella scena finale del film.

Il film è un tripudio di colori e musiche che accompagnano il protagonista all’accettazione dell’idea della morte. Il regista non racconta soltanto la storia di un anziano signore vicino alla fine della sua vita, bensì fornisce la sua personale idea di accettazione della morte. L’aneddoto raccontato da un ex-marines descrive perfettamente come, secondo Carroll Lynch. dovremo arrivare alla fine della nostra vita: sorridendo di fronte alla morte.

I variopinti personaggi che gravitano attorno alla vita di Lucky ci mostrano come per vivere una vita in armonia col mondo sia importante condividere momenti e racconti.

La pellicola ci regala l’ultima grande apparizione sullo schermo cinematografico per Stanton prima della sua morte avvenuta pochi mesi dopo la fine delle riprese. Proprio come Lucky lo stesso Stanton è un arzillo novantenne che continua a lavorare non curandosi del passare del tempo, chissà se anche nella realtà Stanton ha affrontato i suoi ultimi giorni con il sorriso sul volto, vista la sua carriera cinematografica a noi piace pensare di sì.

Il film è stato presentato lo scorso anno al South by Southwest film prima e al festival di Locarno poi, ottenendo premiazioni per la regia e la recitazione di Stanton sia nel festival svizzero sia nei Satellite Award l’anno successivo, oltre ad aver riscosso un ottimo successo da parte del grande pubblico.

Vox Zerocinquantuno n.26, Settembre 2018

In copertina foto da cinematografo.it


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film

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