L’Università di Bologna e lo studio dei siti Vesuviani di Camilla Osetta

Chi non conosce la famosa Pompei? Questa città dal fascino millenario resta nella mente e nel cuore di ogni turista che l’abbia visitata, e di ogni archeologo e studioso che vi abbia dedicato le proprie ricerche. Pompei è un sito archeologico straordinario, non solo a livello nazionale, ma anche europeo ed internazionale. Essa, assieme ad altre città vesuviane come le vicine Ercolano e Stabia, è stata sepolta nel 79 d.C. dall’eruzione vulcanica del Vesuvio dalla quale è stata completamente ricoperta da cenere e lapilli sino alla sua scoperta nel 1748 e ai successivi scavi ad opera dei Borbone.
Pompei ha avuto una storia segnata dalla catastrofe, ma proprio quest’evento ha permesso che la città si conservasse nei secoli sino ai nostri giorni. Oggi è viva ed ogni giorno viene visitata e ammirata da migliaia di turisti che ne affollano le strade e le case.

Pompei rappresenta un caso unico nell’archeologia; essa è stata a lungo scavata e studiata dagli archeologi e dagli storici come testimonianza unica della civiltà romana ed è continuamente oggetto d’indagini e restauri. Questa città ci ha permesso di conoscere il mondo romano a trecentosessanta gradi: dalla religione con le divinità, i templi e i rituali all’ architettura con gli edifici pubblici e privati tra cui le terme, il teatro, l’ anfiteatro, la basilica e il foro, ma anche le abitazioni e le botteghe. E molto altro come gli aspetti della quotidianità antica dall’economia con le tasse, i commerci, i mestieri, all’ alimentazione e alla politica, all’ arte e agli spettacoli.

 Le ricche decorazioni pittoriche delle domus pompeiane

Le ricche decorazioni pittoriche delle domus pompeiane

Studiando la struttura ed il funzionamento delle case private che, raramente in altri contesti, si sono conservate in così buone condizioni, si è potuta ricostruire con precisione l’urbanistica e i sistemi abitativi. Degli edifici di Pompei non ci sono pervenute solamente le strutture murarie, ma molto spesso anche gli apparati decorativi: le pitture, caso del tutto unico nel panorama europeo, e i mosaici. Detto ciò bisogna anche tenere presente che purtroppo i primi interventi settecenteschi furono spinti più dalla volontà di trovare oggetti belli e preziosi per la casa reale dei Borbone che dalle finalità di documentare scientificamente la città. I primi scavi infatti non vennero realizzati secondo il metodo stratigrafico, pratica ormai diventata corrente, ma attraverso cunicoli che ha inevitabilmente alterato l’eccezionale completezza dei contesti. Inoltre, purtroppo, la Pompei che vediamo oggi è diversa da quella antica: da un lato infatti essa è stata esposta troppo a lungo al degrado, dall’altro una serie d’interventi di manutenzione e di restauro hanno alterato le evidenze antiche. In molti casi il rischio è di trovarsi di fronte a belle architetture ma “ibride” in cui è fortemente presente l’azione moderna.
Il sito presenta problemi di conservazione e tutela complessi, legati alla sua storia antica e a quella degli scavi moderni; la sua salvaguardia richiede un grande sforzo ma risulta quasi sempre difficile intervenire su una realtà così grande che necessita di una costante e attenta manutenzione. Numerose sono stati i piani di restauro e altrettante azioni sono in corso tutt’ora, anche se ne servirebbero molte di più.
Il recente “Grande progetto Pompei” iniziato nel 2012, che mira alla riqualificazione del sito archeologico di Pompei, è un complesso intervento da 105 milioni di euro, tra fondi Europei e nazionali, che ha coinvolto molti studiosi tra cui anche gli archeologi dell’Università di Bologna. Esso prevede un “Piano della Conoscenza” ed un “Piano delle Opere”.
Il primo consiste nella realizzazione di una documentazione analitica digitale formata dal rilievo topografico e la mappatura del degrado di tutte le strutture. Lo scopo è quello di creare una Banca Dati necessaria per la programmazione degli interventi di restauro, della manutenzione e della valorizzazione del sito.
Il piano delle Opere invece punta a mettere in cantiere gli interventi necessari per la tutela delle strutture antiche.
Nel corso degli anni Pompei è stata oggetto di diversi progetti di ricerca come quello per lo studio dei santuari, quello sulle botteghe per la panificazione, ma anche per la ricostruzione delle abitazioni e delle loro decorazioni. L’Università di Bologna ha iniziato il suo impegno nello studio dei siti vesuviani a partire dal 1999 con il programma “Vesuviana”.

Una delle strade che attraversa l'antica Pompei
Una delle strade che attraversa l’antica Pompei

Il progetto-pilota ha riguardato l’insula del centenario di Pompei, ovvero un intero isolato della città antica; questo è stato caratterizzato dalla rilettura delle fonti primarie, dal rilievo e dallo scavo delle strutture a cui ha seguito una ricostruzione in formato digitale in 3 D. Al progetto pilota si sono aggiunti, negli anni più recenti, altri progetti trasversali che hanno posto l’attenzione sulle abitazioni del mondo romano con particolare riguardo alle pitture. Le ricerche di quest’anno avevano come obiettivo la documentazione delle architetture di alcune case di Pompei ed Ercolano attraverso il loro rilievo tramite strumentazione laser scanner 3 D ed i “fotortopiani” realizzati con macchine fotografiche reflex. Sono inoltre stati schedati e fotografati frammenti d’intonaco di pitture appartenenti a case di Pompei e a Villa Sora, una villa marittima ubicata a Torre del Greco (NA). Il progetto di studio di questa villa ha avuto inizio quest’anno ed è quindi l’ultimo nato all’interno del programma Vesuviana .
Ma ancora un altro impegno ha coinvolto le pitture conservate presso l’archivio del Museo Archeologico di Napoli; qui infatti sono conservati quadretti che, nel corso del XVIII e XIX secolo, per la loro bellezza e preziosità, furono strappati dagli edifici vesuviani per poter essere ammirate altrove. Se questa pratica li ha decontestualizzati ha però permesso la loro conservazione, che in situ non sarebbe stata possibile.
Le attività di ricerca dell’ateneo, nello specifico del programma Vesuviana, hanno dato grande importanza alla valorizzazione del patrimonio documentario e documentale ad oggi disponibile, sia ai fini sia della ricerca e della formazione scientifica che della comunicazione al grande pubblico. L’attenzione è stata rivolta non solo alle indagini sul terreno, ma anche agli archivi e ai depositi, con la volontà di una migliore comprensione della vita post-antica dei monumenti e dei siti presi in esame.
Con questo approccio i siti vesuviani, si rivelano come l’esito di un lungo processo di ibridazione fra antico e moderno e come documenti pluristratificati da oltre due secoli di ricerche e di esperimenti museografici.

Vox Zerocinquantuno n 5 dicembre 2016


Camilla Osetta, laureata in Storia del Mondo Antico con una tesi in Epigrafia e Istituzioni Romane e laureanda in Archeologia preso l’università di Bologna. Ha partecipato al progetto Erasmus studiando per un semestre a Leicester, in Inghilterra, e preso parte a diverse campagne archeologiche in Italia con le università di Bologna, Verona e Roma.

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