L’uso consapevole della parola, di Paolo De Angelis, Gregorio Di Capua, Giovanni Zucchero e Martina Asta

L’uso della parola nasce dall’esigenza degli uomini di comunicare per relazionarsi gli uni con gli altri. Questa necessità è imprescindibile dalla natura umana e, così come si è evoluto l’uomo, anche il linguaggio ha subito delle trasformazioni. La volontà dei giovani di trovare una propria identità, distaccandosi dal mondo degli adulti, si traduce in un vero e proprio gap (scarto) generazionale. Oggi il linguaggio giovanile appare impoverito e scarno, caratterizzato da un utilizzo scorretto delle parole e da frequenti errori grammaticali. Ciò è dovuto, in primo luogo, dalla significativa perdita d’interesse per la lettura: anziché sfogliare le pagine di un libro, si preferisce scorrere quelle di Facebook. L’utilizzo, spesso eccessivo, dei social network nei quali il linguaggio è estremamente diretto, ricco di emoji, accessibile a tutti, ha condizionato e non poco l’evoluzione del linguaggio soprattutto fra i giovani.

Alla base di questo fenomeno, svolge un ruolo fondante la società in cui viviamo, perché alla frenesia che la caratterizza corrisponde un linguaggio altrettanto frenetico. Si ha la necessità di comunicare nella maniera più veloce possibile per perdere poco tempo: ogni istante della nostra vita è diventato sempre più prezioso, da qui la necessità di usare un nuovo “slang” che caratterizza la nuova generazione digitale, e la differenzia da quella analogica. La reale conseguenza di ciò è l’accentuarsi dell’esigenza da parte dei giovani di distinguersi dagli adulti e sentirsi sempre di più parte di un gruppo, nel quale tutti condividono lo stesso modo di parlare. Infatti, come a livello macroscopico vi sono lingue diverse a seconda delle città, nazioni ed aree geografiche, anche a livello microscopico ciò avviene fra gli amici che si frequentano. 
Siamo circondati da parole: parole dette, scritte, digitate e “pixellate”; ma in realtà non ci accorgiamo di quanto siano usate impropriamente, in modo così smisurato e ripetitivo, da portare alla perdita di valore del loro significato. Ogni volta che ci si esprime è fondamentale prestare attenzione a cosa si dice, al registro che si adopera e al contesto in cui ci si trova poiché, a causa delle violente trasformazioni che il linguaggio continua a subire, le parole stanno assumendo sfumature sempre nuove e diverse. La parola ha un peso importante, una forza inimmaginabile e un grandissimo valore persuasivo. Il contesto in cui il potere persuasivo della parola viene sfruttato al massimo è nelle pubblicità, che condizionano quotidianamente le scelte di tutti. Il successo di uno spot è dato dalla capacità dello stesso -potenziando il significato delle parole e facendogli assumere connotazioni diverse- di invogliare i consumatori ad acquistare un prodotto. Il linguaggio utilizzato appare semplice e chiaro, ma in realtà è ragionato e studiato nei minimi dettagli, al fine di catturare l’interesse dello spettatore facendo leva su aspetti inconsci e spingendolo a sentire la necessità di quel determinato prodotto. L’uso del linguaggio a scopo persuasivo è eclatante anche nell’ambito politico, in cui la scelta di ogni singola parola all’interno di un discorso è curata e ben pensata: lo scopo è quello di sostenere le proprie idee e presentare i propri progetti a scopo propagandistico.
 È quindi fondamentale prestare attenzione non solo a ciò che si dice ma anche a ciò che si ascolta, contestualizzando sempre il concetto nel contesto di riferimento in modo da coglierne la vera essenza. Perciò è lecito concludere con un… “bella rega indegno sto articolo”.

Vox Zerocinquantuno n 11, giugno 2017

#In copertina foto tratta da Giovani oltre la SM

(69)

Share

Lascia un commento