Magari domani resto, di Lorenzo Marone, recensione di Rosalinda Bruno

Non partite solo per fuggire, e non restate solo perché non avete il coraggio di prendere nuove strade.

Luce: ebbene sì, questo è il nome della protagonista dell’interessante e travolgente romanzo di Lorenzo Marone, ambientato a Napoli, nei famosissimi Quartieri Spagnoli.

Luce Di Notte è il nome completo, perché Stella Di Notte sarebbe stato banale. E Luce, banale non è. Luce è “femmena”! Un nome originale, proprio come Lei, scelto da quello scombinato di suo padre, scappato di casa senza un perché, abbandonando lei, sua madre bigotta e perennemente infelice, e suo fratello Antonio, emigrato poi al nord per scappare da una realtà stretta, come quella dei Quartieri.

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Luce ha passato i trent’anni da un po’, vive sola e pranza tutti i giorni con Don Vittorio, il suo anziano vicino, un musicista filosofo in sedia a rotelle che ha passato la sua vita sulle navi da crociera. Quella di Luce sembra una vita tranquilla: è un’avvocatessa, o almeno quello sarebbe il suo sogno, solo che spesso si trova a doversi occupare di scartoffie inutili.
Cocciuta, mascolina e sempre sportiva, gira per Napoli con la sua Vespa. Con la sua aria da “tosta” e il suo sguardo indagatore, questa ragazza dai modi schietti, con una napoletanità che fa riflettere, girando nella sua città non ci racconta solo una storia, la sua, ma ci racconta tante storie insieme e ci descrive la Napoli dei Quartieri Spagnoli, quella difficile ma fatta anche di persone che provano a cambiare qualcosa, che ci fanno scorgere uno spiraglio di vita e di sole, quel sole che in certi quartieri fa fatica a farsi strada.

Luce ci parla degli scontri continui con sua madre, del suo rapporto con la nonna Giuseppina, del padre tanto allegro quanto scapestrato, del Napoli dello scudetto dell’87, del suo primo ragazzo, del suo cane Alleria. E oltre a questo, soprattutto di quello che le cambierà la vita: il caso dell’affidamento di un minore che le viene assegnato dal suo viscido capo, quello del piccolo Kevìn (eh sì, l’accento sulla i è proprio voluto), conteso dal padre camorrista e dalla madre “tamarra” e volgarotta ma affettuosa.

All’improvviso, nella sua vita, entrano questo bambino saggio e molto speciale, discordante con la realtà dove è nato e sta crescendo, il soldatino francese giramondo e una rondine, Primavera, che non ha nessuna intenzione di migrare. La causa dell’affidamento nasconde molte ombre, ma risulta essere un’occasione per Luce… quell’occasione per sciogliere i nodi del passato e mettere un po’ d’ordine nella sua “capatosta”. Sì, perchè Luce è un groviglio, la sua vita è piena di nodi e Lei si racconta sbrogliando il suo gomitolo e, ogni tanto, trova un nodo da sciogliere e lo fa assieme al lettore.
Ma alla fine, il dubbio è: andarsene come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito il vento che gli diceva di fuggire, o magari restare? “Magari domani resto…”

Vox Zerocinquantuno n.8, marzo 2017


Rosalinda Bruno, laureata in Sociologia e Ricerca Sociale presso l’ Università di Bologna, è impegnata e interessata allo studio dei fenomeni migratori, con un focus sul genere. Collabora con associazioni di donne native e migranti attive sul territorio bolognese e con il Centro interculturale Zonarelli a Bologna.

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