Manifestare: il precario equilibrio delle piazze, di Chiara Di Tommaso

Venerdì 16 Febbraio 2018, Bologna. Ore 19,30 è previsto il comizio di Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova. Stesso venerdì, stessa città, ore 16, è prevista una manifestazione antifascista. Due piazze, cento metri l’una dall’altra. Divise soltanto da 400 unità di agenti, in tenuta antisommossa, grate di metallo, macchine blindate, camioncini muniti di idranti. Appena tre settimane prima dalle elezioni. Un fragile equilibrio.

Foto Chiara Di Tommaso

<<La critica legittima a tutto ciò che non funziona ed è migliorabile della nostra democrazia non può e non deve diventare il terreno sul quale rinascono culture come quella fascista o che a quella si ispirano>> afferma, da una parte, il collettivo studentesco di Libera.

<<L’estrema sinistra, proprio perché collegata con i poteri forti di queste terre, è sempre stata abbastanza consistente, ma mi chiedo se il popolo che in questo momento è preoccupatissimo per quello che sta succedendo, per l’immigrazione selvaggia, la pensi come loro>> dichiara Fiore, dall’altra.

Sembra un botta e risposta, ma un dialogo non c’è e sembra non poterci proprio essere tra le due posizioni diametralmente opposte. In realtà una vena nostalgica scorre da entrambe le parti: ci si chiama compagni e si fa il saluto romano, ci si veste di nero e ci si dipinge le guance di rosso. Si insiste sulla memoria, sottolineando nei discorsi il valore simbolico e storico della città di Bologna, sull’importanza di ricordare, sul dovere di non ripetere: ma qual è il confine tra esempio ed emulazione?

Foto Chiara Di Tommaso

Sempre da entrambe le parti è chiamata subito in causa la Costituzione: “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista” recita la XII disposizione finale, e la legge n. 645 sanziona “chiunque fa propaganda per la costituzione di una associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e chiunque pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Per questo protesta una ragazza seduta per terra davanti alla polizia, con il piccolo grande libro ingiallito poggiato davanti a sè. Contemporaneamente c’è chi fa appello all’inviolabile articolo 21: “Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero con la parola, con lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” e ai valori fondanti della democrazia; si indignano davanti a chi pretende che il comizio non sia autorizzato dalle istituzioni o impedito con la forza. Dove sta il limite dunque?

Foto Chiara Di Tommaso

Dove passa il filo fragile e sottile che separa i due principi?

Molto diversi fra loro sono coloro che partecipano ai due simultanei eventi. L’onda rossa è in realtà arcobaleno, dal colore della pelle, a quello dei capelli e dei vestiti, le chitarre, i tamburi, le bandiere e le fascette legate in fronte o al polso, quelle rosse davvero. Ci sono tanti giovani e alcuni giovanissimi, ma non solo. L’arrivo in piazza di Bersani ed Errani, sommato ai rappresentanti della CGIL, alzano considerevolmente l’età media. Il corteo è inizialmente diviso, quasi a testimonianza della storica frammentazione interna alla sinistra, “valori comuni, idee diverse”, intitola l’articolo di Repubblica in riferimento ai fatti; ci sono diversi punti di ritrovo ed orari: sotto le due torri, in piazza maggiore, davanti alla statua del Nettuno, ma è in quest’ultimo posto che le frange si uniscono in un’assemblea che riempie l’intera piazza grande. Prima i canti, da ‘Fischia il vento’ a ‘Bella Ciao’, e a seguire i discorsi dei rappresentanti delle principali associazioni coinvolte: Ritmo Lento, Anpi, LINK studenti indipendenti, Libera, Cantieri Meticci. Ognuno con le proprie parole, ma i concetti sono gli stessi: <<Il fascismo non è un’opinione – afferma la referente di LINK– e ci dispiace che oggi vediamo concessa una piazza ad un’organizzazione dichiaratamente fascista come Forza Nuova>>. Poco più in là, sotto la statua di Galvani con la sua rana, si radunano alcune decine di persone, lo striscione proclama “L’Italia agli italiani”. Con il braccio teso si canta: <<Boia chi molla è il grido di battaglia>>.

Foto Chiara Di Tommaso

Dopo una prima fase in cui le due manifestazioni procedono in parallelo, come prevedibile e come già era avvenuto nel primo pomeriggio, si cerca il contatto diretto, che risulta impossibile. Gli scontri infatti avvengono tra i manifestanti e il muro delle forze armate che li separa da chi si trova nell’altra piazza. Manganelli, fumogeni, cariche, bottiglie rotte… insomma tutto ciò che basta e serve al leader della Lega Salvini per dichiarare <<non fatevi rappresentare da questi 20 figli di papà che non sono antifascisti. Chi usa la violenza per fare politica è un fuorilegge>>. In verità in piazza c’erano migliaia di persone, e come sempre si parla poco o niente di chi ha continuato a gridare e cantare, senza alzare un dito contro nessuno.

E poi, l’arrivo del Sindaco super partes: <<Se sento apologie di fascismo in piazza, noi li quereliamo>> avverte Merola, armato di fascia tricolore, e al contempo denuncia severamente l’irruzione di Hobo e altri centri sociali durante il consiglio comunale: <<un gesto squadrista simile ai fascisti che dicono di contestare>>.

Un fragile equilibrio, che non poteva reggere. Che ha scatenato scandalo, discussioni, disapprovazione e strumentalizzazione. Che, nonostante i suoi aspetti più puri e gli intenti migliori, è risultato essere l’espressione del disordine e del malessere intrinseco nello scenario politico che abbiamo davanti. Ma salviamo il salvabile, lancia un appello RitmoLento: << Abbiamo bisogno di una risposta popolare antifascista continua>>. Che sia vera, che sia pacifica.

Vox Zerocinquantuno n.20, Marzo 2018

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