Manovra economica 2020: funziona, basta pagare le tasse. Di Matteo Scannavini

È la prima grande sfida del governo giallorosso. La manovra economica 2020 è stata attesa da molti come una stretta fiscale asfissiante, dura al punto che, secondo alcuni analisti, sarebbe stata la vera causa per cui Salvini ha fatto cadere il governo, lasciando sporcare le mani agli altri nella gestione dell’ingombrante eredità della precedente manovra. Eppure, considerando i più distesi rapporti che corrono tra l’UE e il Conte bis, è possibile che la manovra risulti meno “sangue e lacrime” di quanto preventivato.

Il testo approvato dai ministri, che dovrà passare il vaglio della commissione europea prima e delle camere poi, non è ancora stata reso pubblico e risulta tutt’ora modificabile, tuttavia i punti chiave sono già stati resi noti: congelamento dell’IVA, taglio del cuneo fiscale, aiuti alle famiglie, investimenti nello sviluppo sostenibile. In merito alle coperture, Conte ripone grande fiducia nella lotta all’evasione fiscale, nonostante nella maggioranza siano già evidenti divergenze su come affrontarla. Intanto, in attesa di materiale più concreto su cui fare analisi, arrivano già richieste di chiarimenti da Bruxelles, a cui l’Italia chiede flessibilità.

Dopo un’ultima lunga notte di lavori, e con un lieve ritardo sulla scadenza prevista, il consiglio dei Ministri ha consegnato il Documento Programmatico di Bilancio alla Commissione Europea. Conte ha subito reso noto che l’aumento dell’IVA è stato bloccato. Si trattava del resto di uno dei principale obiettivi con cui PD e 5stelle hanno legittimato la loro inattesa alleanza. Tra gli altri punti dell’improvvisato programma giallorosso, ha trovato espressione nella manovra il taglio del cuneo fiscale: 3 miliardi nel 2020 per ridurre le tasse in busta paga ai lavoratori, da estendere a 6 miliardi nel 2021 per coinvolgere anche le imprese. Tra le altre misure annunciate, un piano di investimenti di 600 milioni per misure di ausilio alle famiglie, tra cui l’iscrizione gratuita agli asili nido. In ambito fiscale, sarà inoltre abolito il superticket sanitario, la tassa a base regionale di 10 euro sulle ricette di diagnostica e visite specialistiche ambulatoriali, e sarà introdotta una digital tax sui ricavi dei colossi del web. Previsti infine incentivi nella green economy, nell’industria 4.0 e nel Sud.

Come risaputo, lo spazio di manovra è assai ristretto e la lista dei provvedimenti sopraelencati non potrà godere di investimenti massicci. Il solo congelamento dell’IVA copre infatti 23 dei circa 30 miliardi di budget richiesti all’Europa. Le disinnescate clausole di aumento dell’IVA erano infatti la pesante eredità della legge di bilancio 2019 del governo gialloverde, della quale, per la gioia dei 5stelle, sono rimasti intatti i costosi reddito di cittadinanza e Quota100.
La speranza di Conte è di aumentare le entrate attraverso una serrata lotta all’evasione fiscale: incentivi all’uso dei pagamenti elettronici, tra cui la nota lotteria degli scontrini, limitazioni del tetto di contante da 3000 a 2000 euro e multe per gli esercizi commerciali che non si avvalgono del Pos.

Eppure, proprio sul contrasto all’evasione si stanno già creando tensioni nella maggioranza. Con un comunicato sul loro blog, i 5stelle, da sempre bandiere dell’onestà, hanno preso distanza dalle misure lanciate da Conte, ribadendo che la priorità dev’essere la lotta ai grandi evasori, per cui vanno inasprite le pene carcerarie, e non l’accanimento contro la piccola invasione, definito dei 5 stelle un “segnale culturale devastante” per uno stato, motore della “guerra tra poveri”. Tutto giusto, se non fosse che un approccio di contrasto non sostituisce l’altro. L’ennesimo caso di coerenza frivola, che, in fondo, non stupisce: parlare di far pagare le tasse a tutti non è popolare, meglio inseguire solo pochi grandi evasori che una corposa fetta di elettorato.

Se sul fronte interno restano quindi alcuni nodi, rappresentati sotto la voce “salvo intese” con cui il consiglio dei ministri ha approvato la manovra, anche da fuori le cose non sembrano essere più semplici. Valdis Dombrovskis, presidente della commissione europea, ha già annunciato che Bruxelles chiederà chiarimenti all’Italia in merito alla legge di bilancio. Nell’autunno 2018, la manovra economica varata dal Conte 1 ebbe un rapporto def/PIL del 2,04%, negoziato al termine di un tesissimo braccio di ferro in cui l’Italia, che inizialmente lo aveva chiesto al 2,4%, rischiò una procedura d’infrazione. Oggi, il primo bilancio presentato alla commissione prevede un rapporto def/PIL del 2,2%. Quel che probabilmente preoccupa l’Europa, è il fatto che la maggior parte delle entrate previste nell’attuale manovra non provengano da tagli ma dal recupero, tutto da verificare, del sommerso nero. Non mancheranno dunque ridimensionamenti e trattative, che comunque dovrebbero godere di un clima più sereno ora che la commissione non ha più sovranisti per interlocutori. Ma basterà la maggior diplomazia del Conte bis a ricevere più flessibilità? La risposta pesa sulla popolarità del governo quanto sulle tasche degli italiani. Per ora, le garanzie sulla crescita del paese, si attende un incremento dello 0.6% del PIL nel 2020, restano ben poco credibili. E, ancora meno, il fatto che tutti paghino le tasse.

Vox Zerocinquantuno 22 ottobre 2019


Matteo Scannavini, 19 anni. Studente di Informatica Umanistica presso l’Università di Pisa.

 

 

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