Margin Call: come scappare dalla crisi economica ma ritrovarsi prigionieri di se stessi, di Fabio Bersani

Ci sono film che raccontano storie di vita, altri raccontano grandi opere e grandi uomini, poi ci sono le passioni, ed infine le crisi. Una delle crisi più pesanti e anche più vicine a noi della storia moderna, si presta come sfondo ad un film, con un cast di attori principali, che non ha niente da invidiare a nessuno. La crisi economica del 2008 vista da una delle pochissime compagnie di investimento che è riuscita a prevedere lo sfacelo e le catastrofiche conseguenze sul mercato mondiale.
Un disarmante Kevin Spacey contrapposto a “quello squalo” di Jeremy Irons, provano a spiegare il punto di congiunzione tra l’uomo e l’economia. Lo splendido lavoro di J.C. Chandor ci porta a riflettere sulla grande crisi vista da alcuni addetti ai lavori che, prima di essere dei broker, sono costretti a fare i conti con il loro lato umano, forse il meno razionale e più brutale tra i due.
Non ci sono però solo Spacey ed Irons ma un folto cast tra cui Demi Moore e il “mentalista”, qui nei panni di un head risk manager, Simon Baker, che ci portano in un mondo lontano ai più, un mondo dove i broker possono arrivare a guadagnare anche 2 milioni all’anno e spenderli quasi tutti, prima di averne guadagnati altrettanti.
Il regista riesce bene a preparare la notizia del crack, mostrandoci come quadro d’apertura uno sguardo in superficie agli habits di questi agenti d’affari che pensano solo alle macchine di lusso e agli abiti firmati. Uomini avidi, che pensano solo al loro aspetto fisico, come Jared Cohen (Simon Baker) che, poche ore prima del crollo del mercato, pensa a rasarsi come ogni mattina, il suo viso pulito vale più di tutta Wall Street prima dell’apertura del mercato borsistico.
Una lunghissima 24 ore, quella raccontata in “Margin call”, vissuta al cardiopalma. Ci sono lotte tra uomini e diverse filosofie di pensiero che si scontrano fino alla chiusura del mercato del giorno seguente, e debolezze, tante debolezze. A volte sembra che tutto debba seguire una direzione, senza che nulla e nessuno possa farci niente. A volte sembrano proprio i punti deboli degli uomini ad alimentare le tante tragedie del mondo.
In una scena del film Sam Rogers (Kevin Spacey) compie un atto di forza verso il suo datore di lavoro, ma più che la decisione in sé, è la causa a sembrare disarmante. La sua vita è dominata delle debolezze che lo imprigionano dentro di sé, non si sente più libero. I suoi errori passati tornano a galla, e così la morte del suo cane risulta essere il funerale del suo passato. Le decisioni sbagliate e gli errori con i suoi cari fanno da cornice alla morte dell’uomo che fu e non tornerà più, e la fine di un ciclo economico che è destinato a soccombere con un boato lungo tutto un mondo.
E voi, se vi trovaste di fronte alla scelta di salvare centinaia di investitori e lanciare l’allarme di una crisi storica oppure salvare la vostra pelle e guardare il mercato mondiale crollare su sé stesso, cosa fareste?

Vox Zerocinquantuno n 4 novembre 2016


Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e d’impresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film.

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