Maturando, di Chiara Di Tommaso

Primo giorno di quinta superiore, nonché ultimo primo giorno di scuola. Non facciamo in tempo a prendere posto nei banchi che i professori, ancora sulla porta, iniziano a parlare di esame di maturità. Senza perdere tempo partono a spiegare veloci, già con l’ansia di non riuscire a completare gli infiniti programmi, e noi dietro, un po’ meno veloci, a scrivere con le teste chine sui quaderni bianchi. Così capisco, da subito, che tutto d’ora in avanti sarà finalizzato al fatidico esame. Tutto il nostro impegno, tutte le nostre energie proiettate su quel punto, conclusione di cinque anni di liceo, fine di una fase della vita, già segnato sul calendario. Ma una volta lì, mi chiedo titubante, saremo in grado di andare a capo senza inciampare?
Siamo lasciati a noi stessi, davanti al baratro. E forse è in parte giusto così. A scuola sembrano ignorare che esista un mondo oltre quelle mura e che il tempo proceda oltre Giugno. A casa, famiglia, amici e conoscenti sembrano divertirsi, tutti a farti la stessa domanda: “Hai deciso cosa farai il prossimo anno?” con una strano tono della voce, al limite del retorico. Dopo questi ultimi mesi non mi stupirei se per strada qualcuno mai visto prima mi fermasse all’improvviso chiedendomi la stessa cosa. E ogni volta la stessa storia, gli occhi fuggono verso l’altro, mani che si intrecciano nervosamente e si inizia a balbettare che più o meno, sì, qualche idea, ma non so, forse… desiderando di avere ancora cinque anni e poter rispondere “l’astronauta” o “la principessa”.
Non è una scelta facile, per nessuno. Dopo anni di vita in un certo senso prestabilita, passata a correre su binari già segnati, ci viene chiesto di decidere quale direzione prendere.

Via Zamboni, zona universitaria

Nonostante l’indipendenza che si crede di aver conquistato durante la crescita, grazie alle piccole scelte di tutti i giorni, la maggior parte di noi ragazzi si trova comunque spiazzata perché non abituata a dover scegliere un percorso guardando le cose in una lunga prospettiva. Come faccio a dirvi dove voglio arrivare se a stento vedo cosa c’è laggiù? In un’età in cui abbiamo appena imparato a conoscere noi stessi dobbiamo prendere una decisione non solo per chi siamo ma anche per chi saremo. Non saprei calcolare precisamente il peso che tale scelta avrà sul corso della nostra vita. A volte sembra enorme, altre quasi irrilevante. Certo, non è definitiva ma sicuramente determinante.
Sarebbe scorretto avventurarsi in un discorso generale, perché se c’è una cosa che ho potuto capire è che non basterebbe un trattato per spiegare le motivazioni, le insicurezze, le inclinazioni di ciascun individuo.

C’è chi sceglie già in vista dello stipendio che vuole ricevere, chi sulle tracce di strade battute da altri, chi seguendo i consigli dei propri cari. C’è chi segue le statistiche e le percentuali più alte di tasso di occupazione, chi sceglie ciò che aveva già deciso quando portava ancora il pannolino e chi semplicemente ciò che più ispira. C’è chi si affida ciecamente alle proprie passioni e al proprio talento, chi vuole mettersi alla prova con una scelta bizzarra, ma con insicurezza perché non ci crede fino in fondo. C’è chi fa quello che fanno tutti e chi, invece, quello che non fa nessuno, ma solo per questo. C’è poi chi si tappa le orecchie e gli occhi e corre sbattendo da tutte le parti perché no, non vuole scegliere, non ora, forse mai. Chi si iscrive prima ancora di iniziare il liceo e chi si prende un anno in più, per girovagare senza meta, per cercarne una o per starsene chiuso in casa a rifletterci su. Ognuno ha il proprio criterio, ognuno il proprio metodo, ognuno il proprio tempo. Ha poco senso parlare di disoccupazione e di crisi, perché la situazione economica, sociale e culturale circostante, qualsiasi essa sia o sia stata, ha sempre influenzato, nel bene e nel male, i nostri coetanei di ogni epoca. Oggi, come in passato, dobbiamo fare i conti con il mondo del lavoro, ai nostri occhi ancora più estraneo e astratto e con le problematiche e gli ostacoli che ci vengono sottoposte dal contesto in cui viviamo. Ma la vera lotta è il tu per tu con noi stessi. È la paura e il coraggio di prendersi questa responsabilità.

Per questo motivo è forse giusto essere lasciati soli davanti a questa prova. Nonostante tutte le incertezze, tutti i dubbi, tutte le pressioni dall’esterno dobbiamo essere in grado di scegliere. Ciò è possibile se lo facciamo consapevoli di questa opportunità, soppesando tutte le variabili, e se con determinazione portiamo avanti il nostro progetto, costruendo pezzo per pezzo, un po’ alla volta la nostra strada.
E lasciamoli parlare di esame i professori, di disoccupazione i telegiornali, mentre con responsabilità e impegno ci interroghiamo, ci mettiamo in discussione, ci guardiamo dentro, e con la nostra scelta, nel peggiore dei casi anche sbagliata, raggiungiamo la vera Maturità.

Vox Zerocinquantuno n 15, ottobre 2017

 

In copertina foto di Enrico Partemi

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