Mentre l’Amazzonia brucia, di Chiara Di Tommaso

È ormai da settimane che in tutto il mondo non si fa che parlare del devastante incendio in atto nella Foresta Amazzonica. La foresta pluviale più estesa di tutto il pianeta è essenziale per il nostro ecosistema e svolge un ruolo di cui tutta la popolazione beneficia, producendo gran parte dell’ossigeno presente nella nostra atmosfera e assorbendo altrettanta anidride carbonica. Eppure questa consapevolezza non è bastata in questi secoli per porre un freno alla deforestazione e all’abbattimento intensivo di questa preziosissima risorsa. Lo sfruttamento portato avanti per la produzione di legname, e la creazione di campi coltivabili non solo non è stato sufficientemente controllato, ma talvolta perfino incentivato. Forse c’era bisogno di un evento di tale portata per fare aprire gli occhi alle persone e soprattutto a governi e istituzioni.

Il rogo amazzonico infatti ha per fortuna conquistato in questo mese quasi tutte le prime pagine dei giornali, e soprattutto, è finalmente finito sui tavoli e sulle bocche dei politici. La riunione dei leader dei paesi del G7, che si è svolta in Francia pochi giorni fa, si è conclusa con una forte presa di posizione e volontà d’intervento. Circa 18 milioni di euro saranno dati al Brasile come aiuto internazionale per contenere e spegnere gli incendi. Ma non è possibile che la gravità della situazione attuale salti agli occhi solo quando si esprime nelle sue più evidenti e profonde conseguenze. In particolare quest’estate infatti sono stati continui i segnali dall’allarme della crisi climatica, ma non tutti hanno avuto la stessa risonanza mediatica e politica. Basti pensare alle violente tempeste di grandine di inizio stagione che si sono abbattute sulla costa adriatica, al tornado e le piogge torrenziali che hanno reso molto critica la situazione in Spagna proprio in questi giorni, alla devastante siccità che sta flagellando l’India da mesi, ai tanti altri incendi in giro per il mondo, in Portogallo, nelle Canarie e perfino, lasciando tutti spiazzati, in Groenlandia. Tutti sintomi di un grave male, difficili da gestire e che causano disagio e pericolo. Tutti sintomi che andrebbero evitati, iniziando ad agire sulle cause. Non serve finanziare i pompieri brasiliani, se non si interviene sulle aziende che si presume appicchino gli incendi per ottenere quei terreni. Non serve mandare acqua in India, se non si smette di contribuire al riscaldamento globale.

E mentre l’Amazzonia è in fiamme, anche a Roma questo Agosto è stato più caldo del previsto. Da quando ad inizio mese il leader della Lega ha approfittato del voto disgiunto sulla Tav per chiedere un ritorno alle urne, tutto è precipitato molto in fretta e il governo giallo-verde si è bruciato da solo nel giro di qualche settimana. Quello che voleva essere un tentativo di ottenere un governo solo della Lega, si è in realtà trasformato nell’esclusione del partito di Salvini e ha dato vita ad una nuova strada inaspettata: l’alleanza tra Partito Democratico e Cinque Stelle. Al di là delle dinamiche politiche, quello che qui ci interessa è evidenziare un barlume di speranza per la questione ambientale. Un punto importante che i due nuovi protagonisti hanno in comune è infatti proprio questo, cosa che potrebbe aiutare tanto la stabilità politica nazionale, quanto il il contributo che il nostro paese può dare al pianeta. I Cinque Stelle si sono dichiarati Partito Green fin dagli arbori, e bisogna ammettere che almeno in questo campo hanno mantenuto la parola data. Il  ministro dell’ambiente di influenza 5 stelle Sergio Costa, infatti ha portato a termine conquiste importanti come la riforma dei reati ambientali, introducendo il daspo, e il netto rifiuto delle trivellazioni. D’altra parte il PD di Zingaretti, nel suo ultimo programma presentato alle europee, ha lasciato molto spazio alla tematica green, insistendo su obiettivi di economia circolare, sostenibile e green.

È ormai stato riconosciuto da tutti, che se non si interviene adesso, domani non ci sarà più nulla da fare. Alla luce degli ultimi avvenimenti, quella che ci si presenta davanti come possibile nuova soluzione di governo potrebbe, se qualcosa valgono le parole, portare a ad un cambiamento di rotta. Ad un nuovo primo punto dell’ordine del giorno, che merita di essere primo in quanto è alla base di tutto. Forse, e si sottolinea il forse, l’Italia potrebbe diventare un attore attento, attivo e consapevole nel quadro internazionale che ha bisogno di paesi che prendano provvedimenti e che adottino modifiche definitive nelle loro leggi e nelle loro azioni utili al processo di conversione dell’economia tradizionale in economia verde. Forse, mentre l’Amazzonia brucia, possiamo dire di intravedere qualche goccia di pioggia.

Vox Zerocinquantuno n.37 Settembre 2019

Foto: greenme.it

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