Midterm Usa: la conferma di Trump, di Giacomo Bianco

Mentre si sta per ultimare il conteggio dei voti il responso delle elezioni di metà mandato in America è chiaro: i repubblicani rinforzano il Senato e i democratici conquistano la maggioranza alla Camera.

Questa può essere considerata senza dubbio una vittoria per Trump che è riuscito ad arginare la riscossa dei democratici concedendo solo la maggioranza alla Camera dei rappresentanti ma consolidando la sua posizione al Senato. La sua è stata una propaganda molto dispendiosa, quasi come quella presidenziale, e il suo impegno al fianco dei candidati del suo partito encomiabile: ha partecipato a undici comizi negli ultimi sei giorni. Questo a dimostrazione che i democratici facevano paura. Certo da adesso, con la Camera in mano ai “blu” farà più fatica a rispettare la sua agenda di governo e dovrà convincere alcuni dei suoi oppositori per far passare le leggi ma questo era prevedibile e nella norma. Infatti quasi tutti i Presidenti del passato, anche Obama per ultimo, hanno riscontrato problemi nelle midterm, fa parte della storia politica americana.

Si votava dunque per i 435 membri della camera (tutti) e per un terzo del senato (dei 100 membri). Mentre alla Camera si eleggono i rappresentanti ogni due anni, molto meno “riciclo” si registra al Senato dove si vota solo ogni sei anni.

Elezioni importanti, quelle appena trascorse, perché vedevano impegnati nella gara alle urne anche 36 governatori su 50 che, in linea generale, si sono divisi la posta in gioco.

Queste midterm erano state considerate quasi come un referendum sull’operato del Presidente Trump che tante polemiche ha suscitato in questi due anni. La sorpresa, cioè la conquista del Senato da parte dei democratici, non è arrivata e la posizione del Presidente ne esce se vogliamo più forte.

Da una parte il fronte democratico che cavalcava l’onda della violazione dei diritti di questo esecutivo e dall’altra il cuore repubblicano del Paese che vantava la crescita eccezionale dell’economia e la posizione aggressiva nei confronti di vecchi nemici come la Cina, grazie alla politica dei dazi, e l’Iran con la rottura dell’accordo sul nucleare, per non dimenticare la campagna di odio contro i migranti, più che mai attuale in America.

Se il partito repubblicano ha risposto compatto, anche i democratici hanno lanciato dei segnali, ma solo quelli che ci si aspettava.

Tuttavia è stata la notte di tante “prime volte”. Infatti sono state elette alla Camera le prime due donne native americane Shrice Davids e Deb Haaland e le prime due donne musulmane Rashida Tlaib e Ilham Omar, inoltre è stata la prima volta al Congresso per il primo governatore dichiaratamente gay in Colorado, Jared Polis. Conferme sono arrivate dal Vermont con Sanders e da New York con la pasionaria Alexandria Ocasio Cortez, la più giovane mai eletta con i suoi appena 29 anni.

La reazione blu non c’è stata e l’argine democratico non è stato sufficientemente forte, oggi come due anni fa, per contrastare l’onda repubblicana a tinte populiste. Anche il dato molto alto registrato nell’affluenza alle urne che poteva essere letto come una presa di coscienza del popolo americano contro la deriva di destra del governo ha rappresentato invece la prova del sostegno all’operato di Trump.

Anche stamane dunque, nonostante le speranze covate in questi giorni, sull’Europa soffia forte il vento del “Re” del populismo e del sovranismo e non è certo un buon segno per la coesione della UE in vista delle politiche europee del prossimo maggio.

 

 

Vox Zerocinquantuno n. 28, novembre 2018

 

In copertina foto da libyanexpress.com


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi

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