Mimmo Lucano e il reato di umanità, di Matteo Scannavini

Io ho giurato sulla Costituzione, l’abbiamo rispettata più noi a Riace…”. A parlare è Domenico “Mimmo” Lucano, il sindaco dell’accoglienza, oggi esiliato dal paese calabro di cui ha promosso e raggiunto la rinascita: Riace è stata dal 1998 un laboratorio di sperimentazione di un sistema che ha reso i migranti accolti soggetti attivi della riqualificazione e ha ottenuto brillanti risultati: ripopolamento, occupazione, incrocio di culture, una realtà di solidarietà umana che per anni ha incantato l’opinione pubblica internazionale, oggi stupita nel vedere Lucano trattato come un criminale in Italia.

Le indagini su Riace furono avviate dalla procura di Locri circa un anno e mezzo fa. Da allora la maggioranza delle accuse è decaduta, ad eccezione dei reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. I sospetti della procura suggeriscono che Mimmo abbia organizzato matrimoni di convenienza tra cittadini di Riace e immigrati in modo da far convalidare le loro richieste d’asilo. Avrebbe inoltre affidato senza gare d’appalto la gestione dei rifiuti a due cooperative locali, Eco-Riace e l’Arcobaleno, non iscritte all’albo regionale, che però, come tiene a giustificare Lucano, all’epoca dei fatti non era attivo.

L’iniziale condanna del sindaco agli arresti domiciliari è stata poi convertita nel divieto di dimora, imposto per impedire a Mimmo di inquinare le prove. Un provvedimento alquanto severo considerando che le forze dell’ordine a quest’ora dovrebbero aver già perquisito a fondo uffici comunali e abitazione dell’imputato. Anche se impedito di restare dentro Riace, Mimmo ha scelto comunque di rimanerle vicino restando nella Locride, rifiutando gli inviti ricevuti da molti comuni.

Oltre all’esilio del sindaco, su Riace si abbattono con il pugno di ferro altri rigidi provvedimenti: la sospensione dei fondi SPRAR (Sistemi di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), già in atto da mesi per riscontrate irregolarità, che non includono però possibilità di lucro, e l’annuncio del Ministro degli Interni di trasferire, in luogo non definito, tutti gli immigrati inseriti in seconda accoglienza dal comune.
Dura lex, sed lex recita un antico detto attribuito a Socrate, cioè “la legge è dura ma è la legge”. La legge italiana soprattutto è nota per essere sempre stata applicata secondo questo principio di rigidità, si pensi alla dura imposizione al partito del Ministro degli Interni del rimborso di 49 milioni in rate di quasi 90 anni.

Proprio la Lega e il suo capitano sembrano molto attivi nel voler far giustizia sul caso Lucano, leader di una comunità che ha mostrato come l’integrazione non solo sia possibile ma sia una ricchezza. È facile dunque pensare che il carroccio abbia pieno interesse politico a cancellare le tracce dell’antitesi vivente della propria predicazione. Lo dimostra il grossolano sforzo della Lega d’impedire che il sindaco fosse ospite a Che Tempo che fa. Il tentativo, contrario ai principi di uno stato civile, è fortunatamente fallito e Lucano è stato intervistato in diretta nazionale da Fabio Fazio.

Dalle sue parole è emersa la sofferenza di un esule dalla comunità, prima ancora che città, a cui ha dedicato una vita e che ora vede sul punto di essere smembrata. Nonostante questo, come ha ripetuto più volte, rifarebbe tutto allo stesso modo. Quando poi Fazio ha puntualizzato il fatto che le leggi vadano rispettate, la risposta del sindaco è stata la frase riportata in apertura d’articolo, che concentra il punto del discorso.

È ormai acclarato che Lucano non abbia tratto nessun profitto personale dalla realizzazione del modello Riace. Pare altrettanto chiaro, anche se ancora non si è giunti a sentenza definitiva, che il suo operato abbia oltrepassato i limiti legali. Nelle intercettazioni telefoniche, in merito ad una conversazione su una donna a cui era stata respinta tre volte la richiesta del permesso di soggiorno, lo si sente dire: “Gliela faccio io la carta identità, sono un fuorilegge” e ancora “Proprio per disattendere queste leggi balorde vado contro la legge”. Sono parole che si prestano a poche interpretazioni.

Legge e giustizia, però, non sono sempre enti sovrapponibili. È un tema annoso nella storia umana, una complessa questione di cui il caso Lucano non è che la più recente appendice. “Io umanamente sono con lei” ha detto il giudice nel corso dell’interrogatorio a Lucano, e non è il solo a pensarla in questo modo: Lucano continua a ricevere ogni giorno ondate di sostegno da più città, associazioni, intellettuali, artisti e comuni cittadini.

Queste manifestazioni di solidarietà non devono stupire perché si sta parlando di un uomo cui sta venendo contestato il reato di umanità: Domenico Lucano ha ridato vita ad un territorio depresso salvando contemporaneamente delle vite dalle strade, ha lottato contro le ecomafie e donato alla propria comunità i premi in denaro ricevuti a riconoscimento del suo operato altruista. I titoli di merito che ha collezionato a livello internazionale (3° miglior sindaco e 40esimo leader più influente del mondo, Premio per la Pace Dresda 2017) sono da lui ritenuti esagerazioni, poiché il suo “modello” Riace, parola che intende una qualche ricetta o schema, altro non è che una strategia spontanea, un atto di normalità. “È normale avere un impulso di sensibilità umana quando vicino a te qualcuno chiede aiuto” – spiega a Fabio Fazio – “Ci siamo sforzati di essere normali. Il contributo per un mondo migliore si dà così.”

Ecco il criminale che sta scontando un esilio da una comunità che potrebbe essere cancellata. La Costituzione riconosce la pari dignità tra gli uomini e non ci si può nascondere dietro essa per punire chi ha lottato per applicare questo principio, anche se nel farlo ha scavalcato qualche processo burocratico. L’assoluzione di Domenico Lucano implica per un magistrato un criterio di valutazione non puramente oggettivo, che si presta a potenziali critiche e pericoli. Ciò nonostante, riconoscerne legalmente l’innocenza è fondamentale come atto di giustizia umana ancor prima che giuridica. Il confine è sottile ma, in questo caso, deve essere valicato.

Vox Zerocinquantuno n. 28, Novembre 2018


Matteo Scannavini, 18 anni, studente. Coltiva la passione per la scrittura e la recitazione realizzando sceneggiature ed interpretando ruoli in cortometraggi prodotti insieme ad amici.

In copertina foto da: tpi.it

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