“Momenti di trascurabile felicità”, di Alessandro Romano

Una vita intera in un’ora e trentadue minuti.

Paolo è un ingegnere navale di Palermo, sposato con due figli. Come ogni sera sta tornando a casa in scooter e come ogni sera, calcola i tempi per “bruciare” il rosso di un semaforo vicino a casa. Sa che se passa al momento giusto, dagli altri lati il verde non è ancora scattato. Ci sono solo pochi secondi ma tanti gli bastano per evitare un’unitile sosta. Questa volta però qualcosa non funziona, perde quella fatale frazione di secondo e viene travolto da un camion. Si ritrova così improvvisamente in una sala d’attesa, molto simile ad un ufficio postale. Il purgatorio probabilmente, o forse, il primo step dell’ingresso al Paradiso. Avvicinatosi allo sportello, il funzionario si accorge che è stato fatto un banale errore di calcolo. Paolo è stato richiamato troppo presto e gli viene quindi concesso di tornare sulla Terra per il tempo che gli rimane: un’ora e trentadue minuti.

Che cosa farebbero le persone se sapessero che gli rimangono ancora un’ora e mezza da vivere? In molti probabilmente farebbero quello che cerca di fare Paolo: riconciliarsi con i propri familiari per un ultimo saluto e passare con loro i momenti conclusivi della propria vita. Tra flashback, incontri e discorsi (anche un po’ sconclusionati, sia per la troppa agitazione sia la troppa voglia di esprimere emozioni ingestibili), il film si srotola piacevolmente per più o meno la stessa durata del tempo concesso al protagonista.

Film pregevole, molto ben scritto dal regista Daniele Luchetti coadiuvato da Francesco Piccolo, l’autore dei due libri da cui è tratta la storia. Il grande pregio di Momenti di trascurabile felicità è la capacità di addentrarsi in temi profondi con una narrazione leggera, scandendo il racconto con ritmo vivace, ironia intelligente ed una leggera dose di malinconia ma ben calibrata.

Pif, che come nei suoi film è anche la voce narrante, è perfetto nel ruolo. La sua voce e le sue espressioni danno perfetta forma a quelli che sono i suoi pensieri. Sottili e sagaci ma esternati in maniera quasi impacciata, goffa. Quell’aria di chi, pur giocando sull’apparire imbranato, la sa più lunga degli altri.

Da sfondo alla storia c’è la città di Palermo con i suoi abitanti, gli amici del bar, gli incontri fortuiti e gli incontri che hanno determinato percorsi importanti. Il tutto però non può che essere una parentesi di fronte alla smisurata grandezza del costruire una famiglia e dell’amore eterno per la moglie Agata (la bravissima Thony). Un film veramente ben confezionato, per trama, narrazione e interpreti. Circa un’ora e mezza di film in cui ci può scorrere dentro non solo uno scorcio, ma una vita intera.

Vox Zerocinquantuno n.32, Aprile 2019

Foto: differentmagazine.it

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