“Napoli velata”, storie di passioni e miti in una Napoli senza tempo. Di Fabio Bersani

 

Il 2018 cinematografico si apre con grandi attese su diverse pellicole. Una grande campagna di promozione in tutta Italia ci presenta l’ultimo film di Ferzan Özpetek, tra reale e surreale oggi parliamo di “Napoli velata”.

Le passioni e i segreti del capoluogo campano parlano anche turco, il turco di Özpetek. Il regista di Istanbul, già naturalizzato italiano, ci parla attraverso l’unica lingua universalmente comprensibile, quella dell’amore.

Una Napoli ricca di misteri e passioni che si fa raccontare in tutta la sua bellezza e le sue gloriose tradizioni, una città a volte troppo riservata, vissuta attraverso gli occhi di Adriana.

Il film utilizza una tecnica narrativa diffusa nel campo della cinematografia, il pubblico vive emozioni e percepisce la realtà soltanto attraverso il punto di vista della protagonista, la bravissima Giovanna Mezzogiorno. Attraverso il suo sguardo infatti è in prima linea nella narrazione, ma allo stesso tempo ne è fuorviato, a tratti deliberatamente ingannato dal regista.

Özpetek si esprime attraverso un elemento difficile da notare, ma che rappresenta l’emblema di tutta la pellicola, il velo. Proprio quando pensiamo che voglia solo raggirarci capiamo come quel sottile strato di tessuto sia invero una lente d’ingrandimento per la realtà. Un velo non per coprire, bensì per scoprire. Come nel rito scaramantico della “figliata dei femminielli”. Lo stesso regista ha affermato che la funzione di questo accessorio carico di significati è quella di far intravedere, la realtà non va vissuta nuda e cruda, ma deve essere sentita.

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Un velo per occultare un mistero, ed un velo per scoprire una Napoli poco conosciuta, dalle mille tradizioni e ricca di gloria. Una Napoli dove il moderno si scontra con l’antico in un’armonia unica nel suo genere.

Il lavoro di Özpetek tratta di passioni ed amori, ma anche di segreti ed inganni.

Sullo sfondo di una Napoli molto chiacchierata che si mostra in tutta la sua bellezza, Adriana incontra Luca Galderisi, il bell’ Alessandro Borghesi, il quale sconvolgerà la quotidianità del medico legale.

Tra riti centenari e celebrazioni trova spazio anche una cruda realtà. Adriana dopo la scoperta dell’improvvisa morte (per omicidio) del suo nuovo amante incontrerà quanto fortuitamente quanto clandestinamente il fratello gemello di Galderisi, il quale accompagnerà la protagonista in un’alone di mistero e oscurità fino alla fine della pellicola.

Una pellicola carica di significati ed enigmi, dove solo il colpo di scena finale riuscirà a mettere in ordine tutti i tasselli discordanti. Una storia in bilico tra il mitico ed il reale, nel quale prevarrà il crudo realismo, il tutto accompagnato da un’emotività carica di compassione ed affetto.

Oltre all’elemento continuo del coinvolgimento emotivo, nell’opera ricorre l’elemento ultraterreno. Il legame che collega Napoli all’aldilà è connaturato nella cultura popolare e Özpetek sotto forme celebrative di riti ed incontri – di forte impatto emotivo l’incontro di Adriana con una moderna fattucchiera – ci mostra una realtà mai realmente descritta senza essere oggetto di stereotipi. La bravura del regista sta proprio nell’abilità di sdoganare questa realtà che per troppo tempo è rimasta chiusa in una cerchia troppo ristretta senza la possibilità di mostrarsi e lasciarsi scoprire all’esterno per la paura di non essere compresi.

Il film è intriso di significati, tutti descritti in modo deliberatamente soggettivo. Vederlo attraverso gli occhi della protagonista, come detto, porta il pubblico a vedere alcune cose e tralasciarne altre, una tecnica narrativa che porta lo spettatore ad essere a tratti confuso. Volutamente imbrogliato per vivere in prima persona le emozioni di una vicenda umana che si scontra con una tragica realtà ed un passato terso nei ricordi di una donna che tra delusioni e difficoltà prova a vivere la sua vita al meglio delle possibilità. Adriana, costretta ad affrontare i fantasmi del passato e del presente, il tutto in una Napoli ricca di fascino e tradizioni. Un film a tratti surreale, ma dotato di una grande impronta emotiva. Un bel ritorno al cinema per Özpetek, un film da vedere.

Vox Zerocinquantuno n.20, Marzo 2018

Fabio Bersani, 25 anni da San Giorgio Piacentino, laureato in scienze politiche sociali e internazionali all’università di Bologna, attualmente iscritto al corso di specialistica in comunicazione pubblica e dimpresa. Cinefilo, interessato alle dinamiche sociali e politiche presenti nei film.

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