Neofascismo e giovani. Ma quale moda? Di Elisa Gamberini, Gaia Martini, Sofia Carlotti

 

Malcontento popolare, immigrazione e insoddisfazione dei cittadini fronte a una crisi economica e sociale mal gestita da precedenti governi fallimentari, sono le cause maggiormente percepite riguardo un fantomatico ritorno al neofascismo. Abbiamo condotto una ricerca prendendo come campione persone di età compresa tra i 14 e i 60 anni. Rimanendo sorpresi dai risultati, tra i nostri intervistati, per esempio, è l’80% a percepire una ricomparsa di questi principi e ideologie fortemente ricongiungibili a ideali mussoliniani. Una piccola percentuale di essi invece è convinta del fatto che queste dottrine, appartenenti a un capitolo passato della nostra storia, non siano mai scomparse del tutto. Questo clima di oppressione e intolleranza nei confronti del diverso può essere definito globale, poiché rilevato non solo nel Bel Paese ma anche al di fuori dei confini italiani. Sono questi i pensieri condivisi dai nostri interpellati, sebbene tra le fasce più giovani le idee siano ancora molto confuse e le opinioni discordanti tra loro.

 

“Tendenze ideologiche e politiche che vorrebbero riportare nella nostra società una forma di dominio di piccoli ceti o anche di grandi masse legati a pensieri e principi autoritari e dittatoriali.” Questa è l’efficace e incisiva definizione di Neofascismo rilasciata dal professore di storia e filosofia del Liceo Leonardo Da Vinci, Andrea Marchi, spiegazione che solo una persone su due sarebbe stata capace di fornire. Nella società italiana queste attitudini sono incarnate dagli ideali politici dei due partiti di estrema destra Forza Nuova e Casapound. È però il leader della Lega Matteo Salvini ad aver riscosso il maggior numero di voti all’interno della coalizione di centro destra. Ma cosa ha spinto gli italiani a fare affidamento su di lui? Sicuramente gli elettori vedono in lui il risolutore dei problemi che maggiormente li affliggono, in primis l’immigrazione. La forte presenza sui social e un’accattivante personalità hanno fatto sì che si avvicinasse al raggiungimento dei propri obbiettivi. Nonostante i suoi ideali possano non essere condivisi da tutti gli aventi diritto al voto, è indiscutibile che questo “showman” grazie alle sue spiccate capacità oratorie, sappia fare leva sui punti deboli del popolo servendosene come strumento di potere. A differenza di Forza Nuova e Casapound, la politica salviniana si presenta come la faccia pulita, innocua e illusoriamente moderata di modelli estremisti che spaventano i cittadini. Se dei partiti di nicchia non appaiono abbastanza credibili in vista di una futura elezione, poiché considerati anti sistema e troppo estremisti, la fazione politica della Lega è invece vista come un voto utile perché rappresentata da un volto preciso e riconosciuto in maniera universale. Tuttavia solamente due intervistati su cinquanta hanno fatto notare che definire fallimentari queste basse percentuali non è propriamente corretto, infatti, il semplice fatto che fossero presenti nella scheda elettorale è sintomo di allarme.

Secondo i nostri intervistati non è possibile individuare una singola fascia d’età attratta dalle idee di destra. “I voti ottenuti dalla coalizione di centro destra possono essere considerati trasversali poiché spaziano dalla persona anziana che è ancorata a modelli passati, all’adulto operaio insoddisfatto e deluso dai precedenti governi, al giovane che non trova lavoro e pone speranza in un futuro illusorio, ai giovanissimi che, neo votanti e senza un radicato pensiero politico, si lasciano facilmente influenzare.” La voglia tra i giovani di sentirsi “militanti attivi e combattenti” e il desiderio di ribellione e di protesta che condiziona questa precisa fascia d’età è ciò che li porta, a volte inconsapevolmente, a donare il proprio voto a partiti di cui paradossalmente non conoscono nemmeno il programma elettorale. Per quanto riguarda la restante parte di chi si è sottoposto alle nostre domande, possiamo identificare la preferenza alla destra come “voto di protesta” come conseguenza di una precedente politica deludente.

“Ma votare partiti di destra può essere considerata una moda?” A questa nostra domanda il 60% degli intervistati non ha percepito l’aderenza al neofascismo come una moda ma bensì come “un atteggiamento di reazione legato a una disinformazione e a un’ignoranza diffusa” fomentata da una forte pressione mediatica. Il restante 40% sostiene che vi sia la tendenza, in primo luogo tra gli adolescenti, ad emulare i propri familiari e amici facendo sì che un diritto fondamentale come il voto venga vissuto come una moda.

 

Sono queste le opinioni emerse dai nostri colloqui rivolti a alunni, professori e parenti dei ragazzi del Liceo Leonardo da Vinci. Attraverso questi sondaggi abbiamo potuto sfatare il mito che gli adolescenti non si interessino delle sorti del proprio futuro e tralascino argomenti ostici quali quelli politici attuali. Buona parte di loro non si è limitata a rispondere alle semplici domande poste, ma ha sviluppato un proprio pensiero consapevole e informato. Nonostante la presenza all’interno della nostra società di atteggiamenti ed episodi di violenza e repressione nei confronti del diverso non si può parlare di un vero e proprio ritorno al Neofascismo. In un momento di crisi e instabilità economica che si protrae da anni, è inevitabile che l’uomo tenda a rifugiarsi in ideali che gli possano garantire sicurezza e la prospettiva di un avvenire migliore. Il concatenarsi di fattori come il forte flusso migratorio unito ai recenti episodi di matrice terroristica islamica hanno fomentato la paura negli animi dei cittadini italiani, portandoli ad aderire a queste fazioni di impronta neofascista.

Vox Zerocinquantuno n.22, Maggio 2018


 

Elisa Gamberini, Gaia Martini, Sofia Carlotti, studentesse del Liceo Leonardo Da Vinci di Casalecchio di Reno (BO).

Share