Nessuna persona è illegale. Il 20 maggio dei 100mila, di Sara Del Dot

Un anziano signore cammina a passo lento sotto un sole delle 14.00 di fine primavera. Cammina dritto, lungo una strada chiusa al traffico del centro di Milano, tenendo per mano il suo nipotino. Appeso al collo, ha un cartello con la scritta “nessuna persona è illegale”. Un nonno e suo nipote, due generazioni lontanissime tra loro, che però si trovano lì, su quella strada, per lo stesso motivo, anche se uno forse è più consapevole e l’altro, invece, ha ancora tutto da imparare. Difficile non riflettere su un’immagine del genere. Un’immagine che, da sola, grida all’importanza di insegnare ai bambini sin da piccoli che, appunto, nessuna persona è illegale. E quel nonno e suo nipote non sono i soli. Perché, quel 20 maggio del 2017, lungo quella strada chiusa al traffico, sotto quel sole delle 14.00 di fine primavera, gira voce che le persone presenti abbiano raggiunto le 100mila. Poteva essere un 20 maggio qualsiasi. Invece, verrà ricordato come il 20 maggio senza muri. Una giornata, organizzata dal Comune di Milano sulla scia della manifestazione di Barcellona, in cui decine di migliaia di persone di qualsiasi etnia ed età si sono riversate per strada e hanno marciato tutte insieme per fare sentire la propria voce, per fare capire che l’accoglienza non può essere un optional, e che nel nostro mondo non devono più esserci barriere.

La marcia “20 maggio senza muri” foto di Sara Del Dot

Al corteo erano presenti rappresentanti di ogni comunità etnica, ciascuna con la propria musica, i propri abiti, la propria cultura. Un connubio di diversità che rendeva complicato non sentirsi coinvolti, parte di qualcosa che non è solo un Paese, una religione, una lingua. Almeno per un giorno, è nel mondo intero che tutti i presenti si sono fatti un giro.
L’assessore al Welfare del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, ci aveva investito tanto, e aveva sperato in questo risultato. Anche se le critiche agli esponenti del PD presenti non si sono fatte attendere. Al centro della polemica, soprattutto il da poco approvato decreto sull’immigrazione che porta il nome degli attuali ministri dell’Interno e della Giustizia Minniti e Orlando. Il decreto è stato duramente contestato, soprattutto perché, tra le altre cose, prevede l’abolizione del secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo che hanno fatto ricorso contro un diniego, l’abolizione dell’udienza, l’estensione della rete dei centri di detenzione per i migranti irregolari e l’introduzione del lavoro volontario per i migranti, oltre alla sostituzione dei Cie (centri di identificazione ed espulsione) con i Cpr (Centri permanenti per il rimpatrio), che verranno collocati fuori dai centri urbani e vicino agli aeroporti per favorire le operazioni di rimpatrio. Uno strano dualismo politico, quindi, quello che ha animato la manifestazione: da un lato, un PD che ha gridato all’inclusione e all’accoglienza, all’abbattimento dei muri. Dall’altro, lo stesso partito che, brandendo una legge come una tagliola, ha sventolato un “no” ai migranti grande così. Chi avrà la meglio, non è dato sapere. Sicuramente, neanche le contestazioni hanno fermato questa marcia, forse con un passo un po’ troppo svelto, forse perché non si vedeva l’ora di arrivare fino in fondo e dire “ce l’abbiamo fatta”.

Vox Zerocinquantuno n 11, giugno 2017


Sara Del Dot viene da Trento si è laureata in Lettere moderne e poi in Scienze della Comunicazione pubblica e sociale a Bologna, per poi spostarsi a Milano, dove vive tuttora, per frequentare la Scuola di Giornalismo Walter Tobagi e fare il lavoro dei suoi sogni. Ama follemente la musica e la letteratura europea.

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