Nessuno come noi, Luca Bianchini, di Francesca Cangini

Immaginate un mondo senza internet, cellulari e social, un mondo nel quale per telefonare al proprio fidanzato bisogna aspettare che il telefono di casa sia libero, per poi litigare per giorni con i propri genitori perchè l’importo della bolletta è troppo elevato, perché l’offerta “chiamate illimitate” non esiste ancora. Immaginate un mondo in cui non si è connessi 24 ore al giorno e non esistono stati su Facebook, e le foto che scatti non le posti su Instagram ma le stampi e le regali agli amici. Immaginate di scrivere una lettera a un amico sperando che arrivi il più presto possibile, perchè non c’è il visualizzato di WhatsApp a darti sicurezze e non ci sono le foto su Snapchat a raccontarti come è andata una festa. Immaginate un mondo in cui per avere un po’ di privacy in una chiamata bisogna uscire di casa per trovare una cabina telefonica, e sperare di avere abbastanza gettoni. Immaginate di tornare agli anni ’80. 

Cate, Vince e Spagna, tre giovani torinesi che devono affrontare le prime prove, gli amori difficili, la difficoltà ad accettarsi per quello che si è, la prima amicizia vera, le prime volte in cui non andare a scuola, le uscite, la discoteca, l’alcol. Attraverso tre personalità opposte, Bianchini ha disegnato il ritratto di quegli anni nel suo ultimo libro Nessuno come noi edito da Mondadori.

luca bianchini primo piano
Foto da Newsly.it

Siamo nel 1987, nel liceo scientifico Ettore Majorana: Vincenzo Piscitelli, diciassettenne, studia grazie ai sacrifici dei suoi genitori, un operaio della Fiat e una donna delle pulizie. Nichelino, piccola città torinese, la sua camera troppo piccola, la vergogna e l’odio di vivere in un posto che senti una prigione. Vince, aspirante paninaro, innamorato della bellissima Cate, ma destinato ad essere soltanto il suo migliore amico. E poi c’è la dark, Spagna, all’anagrafe Alessandra Spagnolo, dispensatrice di consigli al gruppo.

Quando nella classe di Vince, Cate e Spagna arriva Romeo Fioravanti con il suo giubbotto firmato. Romeo Fioravanti si ritrova proprio in una terza, avendo perso un anno, una vergogna per il padre docente universitario; il ragazzo non reagisce nemmeno in questo liceo, finché non fa amicizia con Vince. Nonostante il primo approccio non prometta niente, Romeo e Vince riescono piano piano a fare amicizia grazie all’interrogazione della prof. Elisabetta Bottone (che «apparteneva a quella categoria di insegnanti che considerano gli allievi non come un peso, ma come esseri umani») . L’arrivo di Romeo sembra minacciare il rapporto tra Vince, Caterina e Spagna, soprannominati Tre cuori in affitto come il titolo di un telefilm degli anni Ottanta. Nel frattempo Romeo e Vince diventano amici per la pelle e questa è la vicenda più bella del libro. Vince aiuta Romeo a scuola e va a casa sua, per ripassare i compiti, la loro amicizia cresce di giorno in giorno; l’unico ostacolo è che Vince non ha nessuna intenzione di invitare Romeo a casa sua, a Nichelino.

Il viaggio che fanno a Vienna è un capitolo che mostra tutta la bravura di Luca Bianchini, capace di ricordare, fin nei minimi dettagli, tutto quello che gli studenti fanno quando sono in gita all’estero. Al ritorno emerge la consapevolezza che il padre di Romeo ha una storia con la sua professoressa d’italiano, ma qui non possiamo più dire niente. Forse il riassunto migliore della trama ce lo può fornire Ludovico Ariosto, che nell’incipit dell’Orlando Furioso compone una sorta di filo conduttore “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto.”

Nessuno come noi è un romanzo, un bel romanzo che si legge velocemente e non è una lettura troppo

luca bianchini libro
Foto da Vanityfait.it

impegnativa. Il panino tonno e carciofini per merenda, la felpa della Best Company, le cassette con la musica. I bigliettini passati al vicino di banco durante la lezione, i pomeriggi a fare frullato-party e a provare i vestiti della tintoria dei genitori di Cate fingendo di essere dei vip che devono andare a una festa. La narrazione di Bianchini scorre in modo equilibrato, è riuscito a ricreare un universo ormai lontano nel tempo. È un romanzo quasi paradossale, da essere letto e scomposto, pieno di frasi ad effetto. Un mondo che molto spesso non conosco, nomi che a me non dicono niente, slang giovanili e non ne so il significato. Un mondo molto spesso troppo lontano dal nostro, dal mio. Eppure quando ho chiuso l’ultima pagina del libro mi sembrava di aver appena scavato nei miei ricordi e fotografato quelli più importanti, mi sembrava di aver conosciuto quel Vince, l’innamorato Vince, con un cuore troppo buono. Mi sembrava di conoscere Cate, con così tanto bisogno di approvazione, di essere al centro dell’attenzione e avere costantemente la prova di essere importante; quella Cate con così tanto bisogno di affetto da cercarlo (e pensare di averlo trovato) nei posti e fra le braccia sbagliate. E Spagna, chi non ha quella amica che ti pare abbia già vissuto tutto? Quell’amica anticonformista che si mette le magliette con le borchie, anche se non le piacciono, ma solo per apparire diversa. Quell’amica che ti risponde in ogni momento della giornata, che c’è sempre, sia per farti la tinta e (ovviamente) sbagliarla tutte le volte, che per portarti a mangiare un gelato nei giorni in cui ti senti più solo. E Romeo, ognuno nella sua vita ha il suo Romeo, quello che si veste con abiti firmati e che eppure non riesce a trovare nulla di buono nel suo mondo di firme. Romeo con tanto bisogno di un’amicizia vera, un Romeo che si mostra strafottente, ma poi ti rendi conto che solo Romeo potrebbe insegnarti ad andare in moto quando ti vergogni a dire che non ci sai andare. Solo Romeo può farti accettare di vivere in un posto di cui ti vergogni, facendoti capire quanto questo non sia importante.

Forse vivo nell’epoca dei social, e posso stare ore al telefono con calma, posso mandare le foto e i cuori su WhatsApp, posso ascoltare la musica dal cellulare senza il problema della cassetta che si incastra. Vivo nell’epoca dei social, e il paninaro non sapevo neanche cosa fosse, e le canzoni di cui parlano non le ho mai sentite, di quei telefilm non so la storia. Eppure nonostante di quegli anni Ottanta non sappia nulla, Bianchini ha parlato anche per me, ha descritto anche il mio mondo, i colori delle emozioni degli anni Ottanta che vengono raccontate appartengono agli adolescenti tutti, a prescindere dall’epoca in cui si trovano.

Vox Zerocinquantuno n 7, febbraio 2017


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