Noi accogliamo con la cultura, di Lella Di Marco

Alcune riflessioni sui dati raccolti al Centro Zonarelli e alla Biblioteca Casa DI Khaoula a Bologna

nei laboratori di scrittura e parole realizzati dall’associazione Annassim

Quando abbiamo proposto le nostre azioni all’interno del bando promosso dal comune di Bologna Dialoghi interculturali, noi abituate a corsi di lingua e cultura italiana rivolti a migranti, siamo rimaste spiazzate di fronte ad individui profondamente diversi da quelli che abbiamo incontrato in passato.

Persone giovanissime e meno giovani determinate, con voglia di capire e di conoscere, con una freschezza intellettuale … da farci ben sperare sul futuro di questo paese. Complici in tale iniziativa e al suo successo il “luogo non indifferente” e la nostra passione nello scoprire nuove realtà umane e culturali, non tanto come sterile esplorazione ma con l’intento di scoprire nuova linfa vitale da innestare in una qualche forma di meticciato – culturale. Spero di non sembrare retorica se cito Calvino che vedeva le città come luoghi di scambio, ma non soltanto di merci e di contatto fra realtà economiche, ma anche di parole, di desideri, di ricordi. Oserei aggiungere, anche, di progetti soggettivi o condivisi.

Il luogo o le dinamiche iniziali di “accoglienza” non sono indifferenti. Per non sentirsi STRANIERO/A e riuscire ad esprimersi liberamente anche in inglese o in francese, o in un non perfetto italiano e parlare anche di sé stessi, dei propri sentimenti, delle proprie fragilità, delle radici o dell’affrontare il contatto con una realtà socio-culturale .

Il centro Zonarelli indubbiamente, per la sua tradizione all’accoglienza è sentito un po’ come la propria casa-comunità, se nel gruppo, classe o laboratorio si accoglie con the alla menta e dolcetti arabi o pakistani o torta di mele italiana… si è proprio a casa. Case diverse ma tutte uguali, colte nei racconti dei-delle migranti, con la nostra abilità a “sapere ascoltare” senza giudicare e saper cogliere le specificità e le analogie culturali. E riuscire a vedere la loro umanità come la nostra, se la dinamica della nostra esistenza è NON PERDERE MAI DI VISTA L’ ESSERE UMANI .

Così se il mondo è arrivato nei nostri laboratori, le realtà etniche hanno costituito i gruppi che ci hanno riservato delle sorprese.

Fra le donne piuttosto giovani un bel gruppetto di pakistane, acculturate con lauree conseguite ad Islamabad, hanno dato informazioni molto ampie sulla realtà delle donne sia in Pakistan che nella migrazione a Bologna. Città che a loro piace molto, per i servizi, per le attività culturali, per la struttura universitaria dove vorrebbero raggiungere maggiori competenze professionali aggiornando le loro lauree in scienze economiche o finanziarie. Con molta discrezione e riservatezza hanno fatto riferimento alla società pakistana divisa ancora in “caste sociali” come da retaggio da dominazione indiana e di come possano studiare le persone provenienti da famiglie agiate. Alle altre anche l’istruzione più elementare viene negata. BOLOGNA PER LORO SIGNICA TRAMPOLINO DI LANCIO PER LA CULTURA.

Stessa opinione nelle tre giovani donne venezuelane che del bisogno di perfezionare studi e professioni, hanno fatto il progetto della loro migrazione in Italia. Per Andrea, giovanissima architetta il sogno più grande è entrare in contatto con studi di architettura innovativi e impadronirsi dei segreti della particolare architettura storica a Bologna e delle altre città italiane come Firenze o Venezia mentre Marisol aspira a riprendere la professione di avvocata e militante in difesa dei diritti umani.

E poi grande sorpresa il ventenne Sami proveniente dal Benin che ci ha spiegato il motivo principale della sua migrazione in Italia finalizzato a continuare gli studi ed acquisire maggiori competenze e specializzazione sul piano lavorativo e potere frequentare l’università “per essere stimato e apprezzato per il suo valore e poter contribuire al benessere del paese che lo sta ospitando”… lui che in Italia dice di avere avuto soltanto segni di buona accoglienza e mai di razzismo per il colore della sua pelle. E che bisogna studiare anche per combattere il razzismo che è forma di ignoranza e maleducazione.. questo Sami che al suo paese ha letto anche i discorsi di Malcom X e che spera di fare venire in Italia anche il suo fratellino perché possa continuare gli studi nella straordinaria opportunità che offre l’Italia.

Sulla stesso filone di progettualità esistenziale la giovane russa Natalia. La sua laurea in economia non la soddisfa più. Vuole conoscere meglio se stessa, le sue trasformazioni, le sue fragilità, per ESSERE FELICE.

Vuole essere protagonista reale della sua vita e lasciare, nella vita, la testimonianza del suo esserCI , con i suoi pensieri in autonomia, le sue sensazioni la sua percezione del mondo in un lavoro di scrittura, in una specie di suo viaggio nella memoria.

Là dove le immagini , gli eventi, le esperienze, le fisicità si sono sedimentate… pronte per diventare scrittura. Narrazioni della fenomenologia del suo vissuto. Memoria e rappresentazione. Per diventare patrimonio collettivo.”

Vox Zerocinquantuno n.23, Giugno 2018

In copertina foto di Fausto Amelii


Lella Di Marco, Ass.ne Anassim donne native e migranti attiva a Bologna con il Centro Interculturale M.Zonarelli

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1 thought on “Noi accogliamo con la cultura, di Lella Di Marco”

  1. Fantastico racconto di Lella che come sempre con il suo modo di scrivere mi fa vivere nelle favole, quelle in cui si parla di pace, conoscenza e amicizia con la A maiuscola. Conosco il Centro Zonarelli e so di tutte le iniziative fatte da Annassim, associazione che non dovrebbe mai svanire per il segnale politico forte che sa lasciare

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