Non tutto è rosa a primavera, di Riccardo Angiolini

L’agitato marzo italiano sui diritti civili di donne e famiglie.

Quello appena trascorso per il nostro paese è stato senza dubbio un mese rovente, non solo per le alte temperature registrate ma per il clima di fermento e agitazione riguardo numerose questioni. Trattandosi proprio di marzo particolare attenzione è stata prestata riguardo alle tematiche riguardanti la donna ed il raggiungimento di una piena parità fra i sessi.

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In tutta la penisola si sono svolte tante manifestazioni e, all’interno del Parlamento italiano, importanti svolte e provvedimenti contro alla violenza di genere sono stati discussi. Il disegno di legge legato alle misure del cosiddetto “Codice Rosso”, con proposte di modifica all’attuale articolo 347 del codice penale, andrebbe a velocizzare e prendere più seriamente le pratiche di indagine per le donne che denunciano violenza. Nonostante il protocollo preveda punti assai spinosi e fortemente dibattuti (come la castrazione chimica ed il revenge porn) può rappresentare una valida iniziativa per combattere la piaga delle violenze di genere.

In un momento così significativo e denso di eventi che dovrebbero sensibilizzare la popolazione riguardo certe tematiche, giungono in contemporanea quelli che una parte sostanziosa dell’opinione pubblica interpreta come  inquietanti segnali di regressione.
Ci si riferisce a due argomenti nello specifico: il disegno di legge Pillon ed il Congresso Mondiale delle Famiglie tenutosi a Verona.

Cominciando dal disegno legislativo proposto dal senatore Simone Pillon sarebbe più appropriato affermare che, durante lo scorso mese, si sono soltanto acuite critiche già mosse verso tale proposta. Il decreto portato avanti dall’esponente Lega è stato difatti oggetto di molteplici polemiche provenienti da formazioni politiche e non, specialmente riguardo alle modifiche più estreme proposte dal ddl.
Il coinvolgimento obbligatorio di un mediatore familiare farebbe aumentare esponenzialmente le spese familiari per affrontare un divorzio, un malus aggiuntivo per una situazione già non semplice da gestire. Ciò che vi è di più critico è comunque l’introduzione del concetto di “bigenitorialità perfetta”, concezione per cui i figli di una coppia separata debbano ripartire equamente il tempo passato con entrambi i genitori. Una premessa teoricamente condivisibile, se non si mostrasse completamente insensibile tanto alle richieste specifiche dei figli minori quanto ai casi in cui il divorzio sia richiesto a causa di un partner violento, evenienza per cui non è previsto alcun procedimento speciale.
Un’attenzione così superficiale a problematiche così delicate rimanda a tristi eventi passati, come l’omicidio di Federico Barakat, bambino ucciso dal padre (già denunciato dall’ex moglie per atti violenti ) a cui stava facendo visita presso i servizi sociali.

Altro discorso invece per ciò che concerne il tanto discusso Congresso Mondiale delle Famiglie, tenutosi fra 29 e 31 marzo nella città dell’amore: Verona. Un evento in grande, “impreziosito” dalla partecipazione di numerose, anche se talvolta discutibili, autorità da ogni parte del globo desiderose di dibattere alcuni temi centrali: i valori della famiglia, i diritti di figli e donne e l’importanza di sostenere a livello finanziario questa istituzione.
Tanti e validi punti che, non certo con grande sorpresa, hanno suscitato feroci polemiche perchè si sono lette in chiave critica e degenativa le contestazioni alla legge 194 sull’aborto (in vigore da oltre quarant’anni), le infelici dichiarazioni che spaziano dall’omofobia alla pura superstizione religiosa e una kermesse ben nutrita di “ideali” che, sempre secondo quella parte della popolazione indignata da questo Congresso, intendono sopprimere alcuni fondamentali diritti civili. E sebbene l’evento non sia stato patrocinato né dal Consiglio dei ministri né dalla Santa Sede, sono moltissimi gli esponenti politici e religiosi che vi hanno presenziato, infiammati dal fervore ispirato loro dalla famiglia.

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Per citarne alcuni potremmo riportare le dichiarazioni del vescovo Giuseppe Zenti, secondo cui “l’aborto non è un diritto, ma un delitto”. Oppure quelle del più acclamato vicepremier Matteo Salvini, che rassicura riguardo all’incolumità 194 ma si scaglia contro il gender e contro l’estremismo islamico importato in Italia, vera minaccia ai diritti delle donne. In tutto ciò, purtroppo, hanno fatto la loro comparsa anche gadget a forma di feti di plastica, membri di Forza Nuova con croci celtiche, fanatici xenofobi di ogni categoria ed un’insieme di soggetti che, come rappresentati a difesa della famiglia, appaiono davvero poco calzanti.
Per quanto si tratti effettivamente di temi estremamente sensibili è sempre importante distinguere quelle manifestazioni che, col pretesto di far valere il proprio punto di vista, cercano di limitare le altrui libertà. Libertà che, è giusto ricordarlo, sono riconosciute da vari trattati e carte internazionali nonché dal nostro stesso ordinamento giuridico.
Sacrosanto diritto di ognuno è di formare una propria idea su tematiche del genere, specialmente quando si incappa nell’etica, ma il confine del rispetto reciproco e dei diritti altrui non andrebbe mai varcato.

Un marzo assai controverso dunque, che ha fatto e continuerà a far discutere. Che ciò poi debba accadere in Italia, Stato laico e liberale, dovrebbe farci davvero riflettere.

Vox Zerocinquantuno n.32, Aprile 2019

Foto: Riccardo Angiolini

 

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