Novocaina – Storia di amore e di autocombustione, di Briga e Passeri – Recensione di Francesca Cangini

C’è chi paragona l’amore ad una droga, una di quelle potenti, che ti scagiona e ti imprigiona, che ti libera ma ti tormenta mentre ti salva, ma poi in verità ti ammazza. C’è chi dice che l’amore ti fa sentire invincibile, senza limiti e coraggioso. C’è chi dice che l’amore ti rende dipendente, che ti fa tornare da lui ovunque tu vada. 

E poi c’è chi, come Briga, parla di anestetici, tanti modi che ognuno di noi applica per sentire meno l’inevitabile dolore: amore, alcol, droga, pastiglie, trasgressione, fughe…

Novocaina – Storia di amore e di autocombustione è il titolo del secondo romanzo del cantautore rapper, Mattia Briga, edito da Rai Eri e Ninho de Rua, scritto a quattro mani con l’amico e scrittore Andrea Passeri.

Il romanzo racconta di Adriano e Matilda, due ragazzi attorno ai vent’anni, incontratisi per caso in una notte come tante nel parcheggio di un supermercato romano. A incoronare il loro incontro una vaschetta di sushi e le luci della mattina presto, qualche risata di quelle che ti fanno sentire come se avessi finalmente trovato la persona che da tutta la vita stavi cercando, qualche risposta troppo giusta che ti condanna alla memoria di quella notte e alla ricerca di quel ragazzo misterioso. Senza neanche sapere il nome dell’altro ci si allontana con la speranza di trovarsi di nuovo.

Fonte: eri.rai.it

Questo incontro, tra destino e casualità, apre una voragine di interrogativi. E la città eterna e maestosa guarda impassibile, facendo da cornice al tormento di due anime che si cercano ma guardano altrove, mentre l’amore nasce generando una combustione interiore. I primi capitoli raccontano della loro vita separata, ma mentre li leggi cresce in te la consapevolezza che quelle vite dovranno per forza arrivare al punto di unione. La trama è un susseguirsi di scelte e destino, di delusioni e di tentativi incastrati così perfettamente tra loro che se raccontassi qualcosa di più rischierei di farvi perdere quei sentimenti. Sì, perché i due giovani scrittori sono riusciti a farci vivere le emozioni di Matilda e Adriano, ti senti seduto anche tu su quel tavolino del bar ad osservare la porta con gli occhi di Matilda, senti il sapore della vodka che troppe volte si impossessa del corpo di Adriano. Provi il dispiacere per le scelte sbagliate, e vorresti andare lì, in quelle vie di Roma a fermarli.

Adriano, un writer che non vuole avere successo in questo mondo corrotto, che prima ti condanna come vandalo e poi mostra la tua arte in qualche museo di arte contemporanea. Matilda, una ragazza senza direzione, con il cuore sofferente, che cerca dove andare per non tornare a casa. Una ragazza dalla bellezza che ti fa incantare, ma con dentro troppe sofferenze e troppo bisogno di amore.

Adriano e Matilda, dopo tante fughe, convinti finalmente di potersi salvare, in un piccolo appartamento che sa tanto di casa, convinti di potersi bastare in quelle notti amandosi per davvero, convinti di poter trovare la felicità negli occhi e nelle mani altrui. Ma non possono fare a meno che scontrarsi continuamente con le mille difficoltà di due ragazzi come tanti, troppo sofferenti per lasciarsi amare. E forse, sì, è vero quando viene definito un “romanzo generazionale”, anche se all’inizio mi sembrava così limitativo. È vero. perché qualunque ragazzo sente come Matilda e Adriano un grande bisogno di qualcuno che lo ami, di dover fare i conti con se stessi e con la vita. È vero perché parla di canzoni, di posti che sono “casa”.

È scritto con uno stile che raggiunge facilmente il pubblico più giovane, con slang e senza troppi giri di parole, con a volte un linguaggio volgare e a volte più ricercato. Lo stile riesce a inseguire la velocità della trama, senza provocare monotonia. Al punto che la trama si dissolve con una velocità impressionante, ti tiene “incollato” su quelle pagine, e nei giorni di lettura ti sembra di vivere anche tu in quella Roma di Adriano e Matilda.

Unica pecca è forse il finale. La fine è lasciata all’immaginazione del lettore, viene solo abbozzata con qualche avvenimento che non mi sembra neanche di aver capito fino in fondo: non mi hanno mai soddisfatto i finali non scritti.

Briga e Passari sono comunque riusciti a raggiungere il loro scopo, almeno con me.

Vox Zerocinquantuno n.12, luglio 2017


 

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