Obiezione di coscienza tra ambito normativo e morale del singolo individuo, di Sara Stradiotti

Biotestamento, interruzione di gravidanza e sperimentazione animale. Quali altri esempi possibili?

Negli ultimi giorni del mese scorso il termine “obiezione di coscienza” è tornato ad essere protagonista delle pagine di tutti i giornali. Infatti il 20 aprile è stata approvata a Montecitorio la proposta di legge sul Biotestamento, anche detto Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT).

Ma cosa si intende per obiezione di coscienza e quali sono le forme oggi tutelate dall’ordinamento italiano?

Il termine deriva dal latino obiectionem, ovvero “opposizione” e due delle forme più frequentemente utilizzate del termine sono “Obiezione vostro onore” o “obiezione di coscienza”.

Il dizionario della Treccani arriva in nostro aiuto definendo l’obiezione di coscienza come il rifiuto di ottemperare ad obblighi di legge per motivi di carattere morale, ideologico o religioso”.

Fino agli anni ’70 l’obiettore era colui che decideva di andare volontariamente contro la legge, formata da regole non sempre moralmente o eticamente condivise. Egli compiva quindi un atto illegale. È andata così fino a che, a partire dai primi anni 70, non sono state progressivamente riconosciute dalla legge diverse tipologie di obiezione. Il percorso è iniziato nel 1972 con l’introduzione del Servizio Civile Nazionale che ha permesso di evitare la leva militare obbligatoria, per proseguire poi nel 1978 con la legge 194, che tutela da un lato il diritto dei medici di rifiutarsi di eseguire un’interruzione di gravidanza per motivi etici o religiosi e dall’altro la garanzia per tutte le donne di aver accesso all’aborto.

Ingresso Reparto di Ginecologia, Ospedale Maggiore Bologna – Foto di Sara Stradiotti

Una normativa decisamente più recente è la Legge 413 del 1993 che si occupa di regolamentare l’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale. In particolare l’articolo 2 della stessa legge dichiara:

I medici, i ricercatori e il personale sanitario dei ruoli dei professionisti laureati, tecnici ed infermieristici, nonché gli studenti universitari interessati, che abbiano dichiarato la propria obiezione di coscienza, non sono tenuti a prendere parte direttamente alle attività e agli interventi specificamente e necessariamente diretti alla sperimentazione animale.”

Perché molti individui possono per propria coscienza rifiutare la violenza su qualsiasi essere vivente, ritenendo che non è solo la vita umana ad aver diritto di essere tutelata.

Possiamo quindi sostenere che l’obiezione di coscienza in tutti i suoi ambiti di applicazione è un chiaro esempio di contrasto tra l’ambito normativo e lo spazio della morale del singolo, o talvolta addirittura di contrasto tra due individui e due coscienze, come nel caso dell’interruzione di gravidanza in cui se non sono rispettate alcune condizioni, possono scontrarsi i diritti del medico obiettore e della donna incinta.

Contrariamente alla prima forma di obiezione citata, quella del Servizio Civile Nazionale, rivolta a tutti i cittadini, le obiezioni di coscienza successivamente regolamentate fanno i conti con la libera scelta di svolgere una determinata professione, che sia il medico, il ricercatore o l’infermiere. Ogni scelta professionale porta con se degli obblighi, oltre che dei diritti, nonostante non sempre ci siano graditi.

A tal proposito salta in mente il dubbio relativo all’ eventuale possibilità di riconoscere un’obiezione di coscienza anche per le forze dell’ordine che si trovano a dover sgomberare un edificio occupato da una famiglia con bambini piccoli che ha come alternativa la strada. Nel webdoc “Le altre case di Bologna” (http://www.lealtrecasebo.it/occupazioni/sgombero.html ) abbiamo avuto modo di discuterne con il Segretario Nazionale dell’Unione Generale Lavoratori della Polizia di Stato, Gianni Pollastri, che oltre a raccontare “l’altra parte” di uno sgombero, chiarisce che ad oggi questa non è una delle forme di obiezione tutelate dalla legge, tanto che un poliziotto che si rifiuti di eseguire un ordine viene accusato di omissione di atto d’ufficio.

Sgombero della palazzina di via Irnerio 13 – foto di Danilo Cariati

Come distinguere quindi una tipologia di obiezione che ha diritto di essere tutelata da una legge, da una che invece non lo ha?

È difficile dirlo considerato che l’obiezione di coscienza non risulta una condotta di disobbedienza a priori nei confronti dell’autorità statale, ma piuttosto una fedeltà incondizionata ad uno o più diritti fondamentali. E per un bambino non è in realtà un diritto fondamentale quello di avere un tetto sotto cui trascorrere spensierata la propria infanzia insieme a tutta la sua famiglia?

Vox Zerocinquantuno n 10, Maggio 2017


Sara Stradiotti si è laureata in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale nel 2014 a Bologna. Dopo una serie di brevi esperienze nell’ambito della Comunicazione in associazioni di categoria ed enti turistici, ora si occupa di comunicazione all’interno di Avis Provinciale Bologna per la promozione del dono del sangue. Insieme a Sara Del Dot e Stefania Pianu è vincitrice della quinta edizione del Premio di giornalismo investigativo Roberto Morrione, con il webdoc dal titolo “Le altre case di Bologna”.


Fonti:

http://www.huffingtonpost.it/2017/04/19/il-paziente-potra-abbandonare-le-terapie-ma-il-medico-puo-rifi_a_22045877/

https://www.lindro.it/obiezione-di-coscienza-ecco-la-proposta-di-legge/

http://www.ilpost.it/2011/10/27/obiezione-di-coscienza-lalli/

http://www.lav.it/chi-siamo/i-nostri-numeri

www.lealtrecasebo.it

http://www.ilpost.it/2017/03/03/obiezione-di-coscienza-funzionamento-italia/

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/04/20/news/ddl_biotestamento_scheda-163496048/

 

(56)

Share

Lascia un commento