“Ogni storia è una storia d’amore” di Alessandro D’Avenia. Recensione di Francesca Cangini

Ogni storia è una storia d’amore”, il nuovo libro di Alessandro D’Avenia, edito Mondadori, è la grande lezione che un prof innamorato dà ai suoi lettori. Perché Alessandro D’Avenia è questo: un professore innamorato della vita, dell’uomo, della letteratura, dei suoi ragazzi e del suo mestiere. Questo libro è composto da 36 capitoli intitolati con il nome di donne: mogli, compagne e amanti di uomini passati alla storia come «grandi», ma che leggendo le loro vicende sentimentali, appaiono «piccoli», immaturi e narcisi.

D’Avenia chiede alle donne la verità sull’amore perché è convinto che esse «sanno, non per sentito dire come gli uomini, che la luce è una spinta di sangue e dolore», sanno che l’amore è aprirsi, fare spazio, dare la vita.

Mondadori libri

I capitoli sono intervallati a tre a tre da pause e nelle dieci “soste” D’Avenia parla del mito di Orfeo ed Euridice narrato da Ovidio nelle metamorfosi andando oltre il significato letterale e soffermandosi su temi di carattere filosofico: il tempo, il dolore, la felicità, l’arte e ovviamente l’amore. Cerca di dipanare il gomitolo di tante diversissime storie d’amore, e di intrecciare il filo narrativo che le unisce, per farlo, come un filomito (filosofo del mito) si rivolge all’archetipo di ogni storia d’amore: Euridice e Orfeo. Un mito svolge la sua funzione di filo (in greco antico per indicare “filo” e “racconto” si usavano due parole molto simili, mitos e mythos) perché contempla tutte le tappe di una storia d’amore, tra i due poli opposti del disamore (l’egoismo del poeta che alla donna preferisce il proprio canto) e dell’amore stesso (il sacrificio di sé in nome dell’altro). La storia di Orfeo e Euridice insegna infatti che nell’amore bisogna perdersi per potersi ritrovare e rappresenta il simbolo della nostra incessante ricerca della felicità a cui non sappiamo mai trovare una risposta, scoprendoci ogni volta fragili, possiamo incontrare l’amore, e capire che può salvarci, riscattandoci dal nostro destino di esseri mortali solo quando ci doniamo all’altro, correndo il rischio di uscire da noi stessi per un po’. La domanda iniziale del libro è “L’amore salva?” e per rispondere a questa l’autore ci presenta la vita di 36 donne che hanno amato artisti e letterati di fama internazionale come Beethoven, Van Gogh, Modigliani, Hitchock, Fellini, Leopardi, Tolkien, Cortazar…. Donne che hanno donato o negato il loro amore, donne che sono state muse o che con le muse hanno dovuto lottare, si tratta di un triangolo, nel quale la donna in carne e ossa vuole conquistare il territorio già occupato dalla Musa: mogli, amanti, compagne, amiche rimaste nell’ombra sebbene fossero loro le vere artefici di tanta ispirazione. Attraverso aneddoti, testimonianze, lettere e citazioni l’autore fa rivivere dedizione e passione, delusione e tradimento, storie di vita reale costituita da fugaci gioie e numerose sofferenze. Storie d’amore, come tutte, composte da lotte, disamori, rassegnazioni, sopportazioni, doni, dolore, fragilità e meraviglie, miracoli e forze, una dialettica costante tra amore e disamore. Come Anna Magdalena, cantante di talento e moglie di Bach, che gli diede tredici figli e scrisse le ultime partiture quando il marito divenne cieco. E Jeanne Hébuterne, ultima compagna di Modigliani che si gettò dalla finestra al nono mese di gravidanza dopo il suicidio del pittore alcolizzato. O Fanny, che Keats magnificava in versi ma con la quale non seppe condividere nemmeno un giorno di quotidianità, Tess Gallagher, poetessa che di Raymond Carver amava tutto e riuscì a portare un po’ di luce nei giorni della sua malattia.

Poeti, musicisti, artisti narrati attraverso il loro modo di Amare, una galleria vastissima di uomini e donne spogliati della loro fama e presentatici nella loro essenza vulnerabile di innamorati. E allora alla domanda “L’amore salva?” la risposta è sicuramente affermativa, “Ogni storia d’amore è una vittoria sulla morte”. Rimane però aperta un’altra, ancor più difficile, questione con cui si chiude il saggio di D’Avenia: “Che l’amore possa salvare non è un mistero, il mistero è perché respingiamo la salvezza, gettandoci nelle spire del disamore”. In “Ogni storia è una storia d’amore” l’autore narra di queste donne con passione e ammirazione, in uno stile colto, ricco di citazioni letterarie, storiche e semantiche. Una scrittura che fa trasparire un grandissimo bagaglio culturale e una profondità di pensiero senza eguali. Scrittura fluida ma riflessiva, che incanta. Il ritmo non è incalzante, è lento e sincopato, d’altronde si parla di sentimenti e i sentimenti non conoscono “linearità”. È un libro che merita attenzione e da maneggiare con cura come ogni storia d’amore. Non è un libro leggero, ma neanche pesante, è un libro fragile, delicato come fragile e delicata è la natura dell’amore. Le pagine sono composte da periodi che sono come musica, D’Avenia sa coniugare la riflessione attorno alla letteratura con i moti del sentire umano, vincendo forse la più grande delle sfide: il riuscire a far parlare un prodotto poetico a distanza di secoli, scovandone gli elementi che più sanno avvicinarsi alle tematiche attuali. Come ogni suo libro lo ripongo nella libreria dopo averci lasciato un pezzo di cuore, prova ne sono le numerose sottolineature e il desiderio di rileggerlo appena possibile.

Vox Zerocinquantuno n.18, gennaio 2018

In copertina foto da Mentelocale.it

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