”Ora ha Giotto il grido”…: Il polittico Stefaneschi di Maria Laura Giolivo

Credette Cimabue nella pittura

tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,

si che fama di colui è scura…[1]

E’ con queste parole pronunciate da Oderisi da Gubbio nell’XI canto del Purgatorio, che Dante celebra la fama di uno dei più importanti artisti italiani del Medioevo che egli certamente aveva avuto modo di conoscere personalmente.

Straordinaria fu infatti la portata della rivoluzione artistica attuata da Giotto il quale unificò la lingua figurativa da Milano a Napoli anticipando, con l’introduzione della rappresentazione della profondità dello spazio, una delle maggiori conquiste della pittura italiana del Rinascimento, ovvero la prospettiva scientifica.

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Giotto, Polittico Stefaneschi, lato B

Con Giotto, infatti, il dipinto diviene una “ scatola spaziosa” larga e profonda, dove le figure diminuiscono di grandezza man mano che si allontanano dall’occhio dell’osservatore. La conquista dello spazio da una parte e la rappresentazione del vero dall’altra, – il vero della natura, dei colori, delle luci e delle ombre ma anche il vero dei sentimenti, delle passioni – sono i due aspetti imprescindibili della rivoluzione giottesca ed entrambi sono ben visibili nel Polittico Stefaneschi.

Il dipinto venne commissionato dal cardinale Jacopo Caetani Stefaneschi il quale, nel 1320, volle fare dono alla Basilica di San Pietro, di cui era stato ordinato canonico, di una nuova pala per l’altare maggiore. La realizzazione venne affidata all’allora più importante bottega italiana, ovvero quella di Giotto. L’opera fu pagata ben 800 fiorini d’oro, una cifra esorbitante per l’epoca, se si considera che un buon lavoro, ad esempio quello di medico, al tempo rendeva al massimo 50 fiorini l’anno.

Il polittico è uno splendido esempio di tempera su tavola e si può definire “double-face” poiché è dipinto su entrambi i lati.

Dettaglio pala centrale, San Pietr in trono. (Foto dal sito Christus Rex)
Dettaglio pala centrale, San Pietr in trono. (Foto dal sito Christus Rex)

Nel pannello centrale del lato rivolto alla basilica è possibile ammirare il principe degli apostoli seduto in trono, avvolto in un manto rosso fiammante con a lato vari santi e inginocchiati ai suoi piedi i due committenti. A sinistra Caetani accompagnato dal suo protettore San Giorgio (il prelato era infatti cardinale del titolo di San Giorgio in Velabro) con in mano il polittico stesso rappresentato miniaturizzato in scala 1:20 e a destra un altro committente (probabilmente anch’egli membro della famiglia Caetani) accompagnato da papa Celestino V canonizzato nel 1313. Nei due pannelli laterali, invece, sono rappresentati rispettivamente San Giacomo e San Bartolomeo e Sant’Andrea e San Giovanni evangelista.

Nel lato rivolto verso l’abside, nel pannello centrale, ammiriamo Cristo Giudice in trono con a sinistra la crocifissione di San pietro e a destra la decollazione di San Paolo.

Proprio in queste due pale è ben visibile quella che è stata l’innovazione di Giotto: notiamo, infatti, come l’artista intuisca la profondità dello spazio anticipando quella che sarà poi la prospettiva scientifica di Brunelleschi, Masaccio e Donatello e come ponga l’accento sulla rappresentazione dei sentimenti illustrando verosimilmente la disperazione e lo stupore dei personaggi che assistono al martirio dei proto-apostoli.

Attualmente la pala si trova nella prima sala della Pinacoteca dei Musei Vaticani ed ha subito un restauro climatologico straordinario per proteggerlo dalle escursioni termiche,

Particolare Pala centrale, lato A (foto dal sito wannenesgroup)
Particolare Pala centrale, lato A (foto dal sito wannenesgroup)

che consiste nella realizzazione di una scatola climatica ad hoc per ogni pala. Un tempo, però, il polittico si trovava al posto dell’attuale baldacchino del Brunelleschi, situato sull’altare maggiore esattamente sopra la cella confessionis, ovvero sopra la tomba dell’apostolo Pietro e vi è rimasto fino a metà cinquecento quando la Basilica ha assunto l’attuale forma.

Questo è il polittico che hanno visto tutti i più grandi artisti e letterati che hanno soggiornato presso la corte papale, questo è il polittico di cui intuiamo il formidabile valore simbolico, che vedevano i pellegrini che entravano nella Basilica di San Pietro, e questa è la pala che ha visto anche Dante, quando soggiornò in Vaticano come delegato della Repubblica di Firenze e che lo spinse, da fine storico dell’arte quale era, ad attribuire a Giotto il primato dell’epoca in ambito artistico.

Vox Zerocinquantuno n6, Gennaio 2017


Note

[1]  La Divina Commedia, canto XI Purgatorio, vv 94-96, Dante Alighieri, A cura di Daniele Mattalia, ed.Bur

 

 

 

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