P2 Story o dei misteri italiani di Alessandro Romano

 

Prodotto nel 1985 e andato in onda sulla Rai l’anno successivo, P2 Story è un documentario in 5 puntate della durata di circa un’ora ciascuno, in cui lo stesso Ferrara, nel ruolo di conduttore, ci svela le trame intricate e complesse della struttura e del modus operandi della loggia massonica Propaganda 2.

La ricostruzione è frutto del lavoro della Commissione Anselmi, commissione parlamentare che dall’82 all’84 ha indagato sulla P2 producendo una pila di faldoni impressionante.
Ricorrente nel documentario è l’immagine della doppia piramide. La prima indica il carattere verticistico dell’organizzazione, cui a capo ritroviamo Licio Gelli e i servizi segreti Italiani; e una seconda, rovesciata e posta in cima alla prima, rappresenta la serie di rapporti internazionali cui è collegata, dalla CIA alle prime banche Mondiali, alla Grande Finanza, alle lobby del Petrolio.

All’inizio del film vengono introdotti alcuni dei personaggi principali, soffermandosi innanzitutto sulla figura di Ligio Gelli, Maestro Venerabile a capo della loggia.
Scopriamo qui che Gelli era una persona di umili origini, poco colta, il cui “talento” risiederebbe nella capacità di creare connessioni tra i personaggi chiave, un “ufficiale di collegamento” che mette in relazione le diverse istituzioni funzionali ai suoi scopi.
Altri personaggi importanti di questo primo episodio sono Michele Sindona, banchiere e criminale siciliano, mandante dell’assassinio di Giorgio Ambrosoli, ucciso proprio per le indagini sulla Banca Privata Italiana dello stesso Sindona; l’arcivescovo Marcinkus, a capo dello IOR, figura poco trasparente, allontanata da Papa Giovanni Paolo II proprio per opporsi agli intrighi P2-IOR.

Dopodiché scopriamo il carattere internazionale dell’organizzazione. Soprattutto il traffico di droga e di armi in Sudamerica, uno dei capitoli più importanti della P2, per un giro d’affari da diverse centinaia di milioni di dollari all’interno di un’operazione denominata “South America Connection”.

Inevitabile, è anche il riferimento alle stragi. Vengono riportate alle menti gli 8 morti della bomba di Brescia (28/5/1974), i 12 dell’Italicus (4/8/1974) e le 76 vittime della strage alla stazione di Bologna (2/8/1980).
Si parla anche del caso Moro, ucciso perché “i comunisti non dovevano salire al governo”. In via Foa, uno dei luoghi della prigionia, viene ritrovata una stampatrice appartenente ai servizi segreti e una fotocopiatrice che in precedenza era al Ministero dei trasporti.

Una considerazione interessante della Commissione, è che il terrorismo, sia rosso che nero, sia stato reale ma “strumentalizzato da poteri occulti per perseguire i propri fini”. E che la “Strategia della tensione” che doveva convogliare il consenso popolare verso partiti centristi, ha in realtà fatto nascere nella popolazione un forte sentimento antifascista, certificato dal referendum del ‘74 (sul divorzio), le elezioni amministrative del ‘75 (vittoria del PCI) e quelle politiche del ‘76 (per la prima volta, il primato della DC fu seriamente insidiato dal PCI).

Non mancano nel documentario anche immagini di fiction, in cui vengono rappresentati l’omicidio di Boris Giuliano, il quale, indagava anch’egli su Sindona e sui flussi di droga provenienti dal Sudamerica e, l’omicidio di Pier Santi Mattarella, allora presidente della Regione Sicilia, divenuto scomodo per i tentativi di analizzare i flussi finanziari della regione.

L’ultima parte si apre con una considerazione che dà speranza e fiducia verso le istituzioni: esiste ancora una parte sana, la commissione parlamentare, i giudici e i funzionari che hanno fatto il loro lavoro, altrimenti non sarebbe potuto emergere e denunciare il “golpe strisciante”.
Alcuni esponenti della Commissione asseriscono che Andreotti sia stato l’uomo che più si è servito della P2, usandola come mezzo per la conservazione del potere, in un complesso intrigo che coinvolge soprattutto i servizi segreti americani.

Tra le riflessioni finali, spiccano quelle della scrittrice Rossana Rossanda: “Le istituzioni, se rimangono separate dal controllo popolare, diventano terreno di colture dei poteri forti”.
Questa enorme opera di Ferrara rappresenta un documento imprescindibile per tutti quelli che vogliano studiare il fenomeno piduista.

Vox Zerocinquantuno n6, Gennaio 2017


Alessandro Romano ha conseguito la laurea in Sociologia presso la Facoltà di “Scienze Politiche” di Bologna. Dopo un breve periodo di lavoro in Irlanda torna in Italia e si laurea al Corso Magistrale di “Scienze del Lavoro” all’Università degli Studi di Milano con la tesi: “Mercato del Lavoro e Immigrazione: un confronto tra Italia e Spagna negli anni della crisi economica globale”.

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