Palermo d’estate, amore e delitti. Il basilico di palazzo Galletti di Giuseppina Torregrossa, di Elisa Benni

E’ il 14 agosto e una rovente Palermo si prepara a festeggiare il ferragosto.

Nonostante le ripetute invocazioni alla Madonna e alla patrona della città, Santa Rosalia, la pioggia non accenna ad arrivare e l’autorità preposta ha disposto il razionamento dell’acqua tanto che nelle case non è nemmeno possibile farsi una doccia.

Come se non bastasse l’immondizia si accumula e fermenta ai bordi delle strade e sotto i portoni delle case.

Le persone più abbienti, che ne hanno economicamente le possibilità, hanno già abbandonato la città in favore dei villini al mare.

Gli altri si organizzano per passare fuori casa fra grigliate e pic-nic almeno il giorno di festa accanto alle persone care.

Fra questi la commissaria Maria Terasa “Marò” Pajno. Preda di nuove insicurezze legate alla promozione a capo della task force antifemminicidio ed alle nuove responsabilità ad essa connesse, nonchè al suo recente trasloco e alla sua traballante relazione col collega Rosario “Sasà” D’Alessandro, dal carattere spigoloso ed irritabile, frustrato da un trasferimento che ha più del punitivo che della promozione, “In cuor suo sperava di abbandonare prima o poi la pesante divisa da poliziotta, per vestire i panni più leggeri della cuciniera. Sognava un piccolo ristorante, quattro tavoli in riva al mare, il rosso rubino dei vini d’annata al posto del colore cupo del sangue. Il fatto è che quando l’animo non è soddisfatto della realtà, il cassetto dei sogni si riempie.”

Ma in piena giornata di festa, in un antico palazzo del centro, avviene un efferato delitto e a Marò basta ricevere una telefonata (“Dottoressa, scusi il disturbo, ma c’è un morto, anzi una morta a piazza Marina”) per dover interrompere la giornata di vacanza e farsi carico delle indagini.

Il caso è intricato: la vittima, membro di una delle famiglie più altolocate della città, conduceva una vita ritirata e aveva molti segreti. Nel tentativo di dipanare la matassa attorno al movente dell’omicidio Marò sarà portata a scoprire lati nascosti di una Palermo fin troppo in vista e, contemporaneamente, a dare una svolta alla sua stessa esistenza.

Un romanzo con al centro una molteplicità di donne, forti e fragili al contempo, rappresentanti le più ampie sfaccettature della società. Dalla nobildonna composta e signorile, alla “buttana” ormai quasi cieca che prende a cuore le sorti di chi è ancora più disagiato di lei; dalla commissaria stessa, in carriera e autoritaria, alla moglie succube per la quale parla sempre il marito.

Sullo sfondo una Palermo descritta con il cuore per mezzo dei colori, dei profumi e, soprattutto, della luce.

Giuseppina Torregrossa, medico palermitano prestato alla scrittura con all’attivo già una discreta produzione letteraria che le è valsa la candidatura al Premio Fedeli e la vittoria del Premio letterario internazionale Nino Martoglio e del premio Baccante, nel suo secondo romanzo con protagonista la commissaria Marò Pajno apparsa per la prima volta nelle pagine di Panza e prisenza (2012), punta i riflettori su un mondo che i riflettori li conosce bene.

Lo stile, nonostante i frequenti inserimenti di parti dialettali che, pur donando musicalità al linguaggio dell’autrice, a volte complicano la lettura ai non siciliani, è scorrevole ed essenziale senza scadere nel colloquiale. L’autrice riesce, senza diventare verbosa, a descrivere luoghi e personaggi in modo estremamente evocativo tanto che nel corso della lettura assumono quasi una consistenza fisica nella mente del lettore.

Unico difetto: un lettore attento e avvezzo alle trame “gialle” intuirà con largo anticipo l’evolvere degli eventi. Ma avrà ugualmente qualche sorpresa.

Vox Zerocinquantuno n.26, Settembre 2018


In copertina foto da Carmelo Sardo: Twitter

(10)

Share

Lascia un commento