Partigiano in camicia nera di Alessandro Carlini, Giacomo Bianco

“Partigiano in camicia nera, la storia vera di Uber Pulga”, è uno di quei libri in cui, attraverso la vicenda personale di un individuo, si racconta la storia di un intero Paese e di tutto un periodo storico. Infatti sullo sfondo delle tragiche avventure di Uber, che da fascista convinto subendo una profonda revisione della sua ideologia diventerà partigiano, è visibile uno scorcio dell’Italia del 43-45: un biennio difficile pieno di violenza dove non è netta la distinzione tra le due parti in lotta e la zona grigia tra gli uni e gli altri, tra il bianco e il nero, tra “i rossi e i neri”, è enorme e piena di personaggi.

L’autore Alessandro Carlini, giornalista dell’ANSA da Londra, ha preferito per il suo racconto la forma del romanzo anziché quella del saggio storico. Scelta sicuramente motivata dal fatto di voler raccontare la vicenda del protagonista in presa diretta, per arrivare immediatamente a chi legge, ma soprattutto per descrivere psicologicamente il cambiamento di Uber che, ad un certo punto, mette in discussione gli ideali per cui era disposto a morire. Inoltre in questo modo riesce ad inserire molti dialoghi significativi tra i personaggi rendendo il testo coinvolgente ed intenso. La lettura quindi scorre veloce non rallentata dalle lungaggini storiche e dalle citazioni delle fonti.

A rendere tutto ancora più appassionante è la partecipazione emotiva dello scrittore: Uber è il cugino del nonno di Carlini, Franco Pulga. Il libro nasce appunto dalla promessa fatta al nonno di portare alla luce il buco temporale di due anni, dal 43 al 45, in cui il nostro protagonista sembra sparito. Dopo anni di ricerche negli archivi storici ecco la tragica scoperta: Uber era stato una spia della RSI infiltrato in una squadra di partigiani e con il suo lavoro era stato responsabile diretto dell’uccisione di due partigiani che ancora oggi danno i loro nomi a vie e piazze della provincia di Reggio Emilia come eroi della resistenza e martiri per la libertà. Dunque l’eroe partigiano ricordato con affetto dalla famiglia era stato anche una spia fascista. È evidente la tensione dell’autore in tutto il romanzo. Se da un lato infatti mostra il lato negativo e più feroce del protagonista, dall’altro invece, cerca di rendergli giustizia attraverso i suoi turbamenti, i processi psicologici che lo porteranno a confutare le ideologie in cui aveva creduto e che erano state modello di vita per abbracciare la causa partigiana.

Il libraio

Un paio di immagini restano nella mente di chi ha appena letto il libro. Una di queste riguarda il passo della guerra civile iugoslava dove Uber Pulga si crede partecipe attivo di una missione: non fare arrivare la rivoluzione rossa in Italia, fermarla entro quei confini. È convinto che mai questa onta selvaggia, questo virus ribelle, invaderà la sua bella patria.
L’altra immagine è sicuramente l’incontro con Mussolini a Collecchio, vicino Parma. Era un duce leggermente sollevato dal fatto che, in una giornata di neve come quella, i suoi soldati potessero essere al riparo dai continui bombardamenti aerei alleati e si potessero curare i feriti. Ma era anche una persona molto debole e che soprattutto aveva perso la sua retorica, quella voce forte che aveva incantato le folle adesso era flebile e monocorde.

La storia di Pulga è quella di molti soldati che come lui hanno subito un processo psicologico più o meno semplice o sofferto che li ha portati a cambiare schieramento, questi affollano quella zona grigia enorme, come detto in precedenza, tra Rossi e Neri, che ha caratterizzato la parte finale della guerra in Italia. Ognuno con le proprie vicende e le proprie emozioni come il nostro Uber, ognuno con i propri fantasmi e le proprie paure.
Quello che più mortifica, a settant’anni dai fatti, è che in Italia non ci sia dialogo e riflessione sulla memoria storica. Come è possibile infatti che nella provincia di Mantova Uber Pulga venga considerato un eroe partigiano e a Reggio Emilia un agente della RSI che ha fatto eliminare due partigiani? Nel giro di pochi chilometri un uomo è sia prode combattente che subdolo assassino. Purtroppo a questa domanda nessuno ha voluto ancora dare risposta. Ognuno si tiene i propri morti ed eroi, quando invece sarebbe costruttivo analizzare vicende come queste per cercare di venire a capo di un periodo controverso della nostra Storia e capire a fondo le ragioni degli uni e quelle degli altri.

 

 

“La tua forza sarà il nostro coraggio.”

Vox Zerocinquantuno n9 aprile 2017


Giacomo Bianco, laureato in Storia del mondo antico e specializzato in Scienze storiche presso l’Università di Bologna, ha discusso la tesi di laurea in Storia del Risorgimento, tema sul quale ha dedicato e sviluppato la riflessione volta a chiarire le ombre del movimento unificatore italiano, oggetto della maggior parte degli studi successivi.

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