Pedigree, certificato di un’identità in provetta. Di Viviana Santoro

Pedigree è la storia di un giovane uomo, della sua famiglia con due madri, del padre donatore e dei suoi cinque fratelli di sperma sparsi per il mondo”. Sintetizza così, senza mezzi termini, la compagnia veneta Babilonia Teatri per introdurre il tema del suo nuovo spettacolo, Pedigree.

Pungenti e commoventi insieme, le parole di Enrico Castellani scorrono a profusione non appena entra in scena, voce unica in uno spettacolo pensato per uno. Anzi due, considerando le irruzioni saltuarie di Elvis Presley, le cui canzoni fuori campo scandiscono in formato pop i quadri narrativi di Pedigree, a innescare una stridente contraddizione interna tra il machismo dell’icona americana e la crisi d’identità di un figlio cresciuto da una coppia di fatto.

Ma a profusione non scivolano solo le parole-non-interpretate di Enrico, perché a diffondersi nella platea e nell’intero spazio teatrale c’è anche l’odore di pollo arrostito, prontamente inserito nel girarrosto disposto sul palco per sancire un contatto non solo visivo e uditivo, ma soprattutto olfattivo tra il performer e lo spettatore. Così, le problematiche di una “generazione in provetta” si uniscono indissolubilmente al vero tema che viene proposto in questo spettacolo, così come in altri esiti artistici di Babilonia Teatri: è tutta una questione di carnalità, di fisicità, di contatto. Di sangue.

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Infatti, quel pollo sbranato con voracità sul finire dello spettacolo, così come i discorsi di violenza fatti dal protagonista che vorrebbe almeno sapere se quella che “si scopa” è la sorella, rimandano tutti al rapporto animalesco con una certa corporeità, nei confronti sia del cibo sia delle proprie pulsioni erotico-sessuali. Ma questa ossessione per il contatto non passa solo attraverso reazioni naturalmente brutali, bensì erompe nella dolcezza e delicatezza del bacio: il pollo, prima di essere divorato, viene baciato; i vestiti delle due madri, prima di essere incellofanati, vengono baciati; il calco di una pancia incinta, prima di essere indossato, viene baciato.

È chiaro, allora, come questa attenzione alla fisicità si intersechi con la possibilità data a una coppia omosessuale di avere un figlio: nessun contatto, nessuna penetrazione sono previste nella fecondazione assistita, e l’intero atto riproduttivo si esaurisce nella masturbazione solitaria di un padre che rimarrà per sempre sconosciuto.

Da qui il “dramma” di un figlio che non può conoscere il padre biologico, né rintracciare il proprio pedigree a causa di legami di sangue interrotti. Che poi altro non è se non il dramma di una generazione alla ricerca delle proprie radici, nella consapevolezza di dover ricostruirsi un’identità, all’interno di un mondo che sta riformulando l’idea stessa di famiglia.

Graffiante, pungente e a tratti toccante, anche quest’ultimo spettacolo della compagnia offre agli spettatori occasione di confronto con problematiche tratte dalla nostra quotidianità; Pedigree diventa, infatti, “specchio” della nostra società, tra la marginalità di una storia raccontata dal punto di vista del figlio e il bisogno universale di cercare se stessi anche a partire dalle proprie origini.

Pedigree

di Babilonia Teatri

regia Babilonia Teatri

con Enrico Castellani e con Luca Scotton

parole Enrico Castellani

cura Valeria Raimondi

luci e audio Babilonia Teatri/Luca Scotton

direzione di scena Luca Scotton

un progetto di Babilonia Teatri

produzione Babilonia Teatri, La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale

co-produzione Festival delle Colline Torinesi

organizzazione Alice Castellani

scene Babilonia Teatri

costumi Franca Piccoli

foto di scena Eleonora Cavallo

visto a: San Lazzaro di Savena (BO), ITC Teatro, 17 febbraio 2018, in occasione della sesta edizione di Interscenario, progetto che segue la cadenza biennale del Premio Scenario, presentando gli spettacoli vincitori e menzionati dell’ultima edizione del concorso, insieme a quattro nuovi spettacoli di compagnie vincitrici di precedenti edizioni: tra questi, appunto, Pedigree.

Vox Zerocinquantuno n.20, Marzo 2018


Viviana Santoro, laureata in Italianistica, docente al liceo, spettatrice accanita e attrice occasionale, nutre una passione viscerale nei confronti delle parole, nel loro significato in continua evoluzione; quest’interesse l’avvicina all’uso che il teatro fa delle parole e, più in generale, al teatro come linguaggio sperimentale e come strumento didattico.

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